Chiesa estroversa

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DUE PRETI DISCUTONO

Due preti si confrontano sulle feste appena concluse. Tra una cosa e l’altra parlano anche della molta gente che ha frequentato le loro chiese in questi giorni, «soprattutto alla messa di mezzanotte». Uno dei due è quasi felice. L’altro un po’ meno. Il prete felice afferma che, in fondo, «la gente ha ancora fede, magari una fede che sonnecchia in fondo al cuore… Poi arriva Natale e la fede, almeno per qualche giorno, si risveglia». Cita anche l’immancabile fenomeno di Papa Francesco. «Chi l’avrebbe detto, anche solo un anno fa?». È una conferma autorevole del suo ottimismo.

Il prete meno felice è decisamente meno ottimista. Fa il paragone – forse scontato – fra le cerimonie del Natale e quelle della Pasqua. «Ci scalmaniamo a dire, noi preti, che tutto l’anno liturgico ruota attorno alla Pasqua e, quindi, alla veglia pasquale. Quanti fedeli ci sono alla veglia pasquale? Pochi, molto pochi. Certamente molti di meno che alla Messa di mezzanotte di Natale. La gente si commuove di fronte al Bambino. Non capisce il Crocifisso e tanto meno capisce il Risorto».

NESSUNO DEI DUE HA RAGIONE

Sono quelle discussioni di fronte alle quali si è tentati di dar ragione a tutti. Ma è proprio quando si vorrebbe dar ragione a tutti che ci si deve chiedere se, per caso, non ha ragione nessuno. In effetti: qual è il senso di una discussione del genere? I due preti che discutono non sono d’accordo sulla valutazione, ma sono d’accordo sui criteri da usare. E cioè: la Chiesa per valutare se stessa  guarda alla sua forza. Una Chiesa “buona” ha molti seguaci, una chiesa “cattiva” ne ha pochi. Un criterio così è anche un modo di vedere la Chiesa. Chi è contento perché i praticanti sono tanti o chi è triste perché sono pochi dice che i praticanti sono in funzione della Chiesa. Il mistero del Natale e quello della Pasqua tirano insieme gente che permette di dire che la Chiesa è ancora in buona salute o che non lo è più o lo è di meno.

Ora mi pare che è proprio questa prospettiva che va rovesciata. Non sono i fedeli a dover servire la Chiesa, ma il contrario. La Chiesa porta qualcosa di bello, di decisivo, che non è però cosa sua: è la “bella notizia” di Dio che si fa Bambino, oppure che muore e risorge. La Chiesa serve solo per far arrivare quel bel messaggio agli uomini. La Chiesa è sempre “decentrata”: verso Dio, il Vangelo, da una parte e gli uomini, dall’altra, ai quali e il Vangelo e Dio sono offerti. Una Chiesa “estroversa”, dunque. Guarda caso: è la Chiesa di cui parla continuamente proprio Papa Francesco.

IL TUO PARERE

Una Chiesa “servizievole”… Un sogno?

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2 commenti

  1. don Gianni Gualini on

    Il pomeriggio dell’Epifania nella mia parrocchia abbiamo condiviso una veglia di preghiera che si concludeva con il bacio di Gesù Bambino. Erano presenti molte persone, quasi come alla messa di mezzanotte. Erano bambini, ragazzi, giovani, famiglie, adulti e anziani. Durante il canto finale ci si disponeva in fila per il bacio a Gesù bambino. Io lo sorreggevo, tenendolo per le braccia e la gente si avvicinava per questo gesto di tenerezza. Forse questa potrebbe essere un’immagine emblematica di cosa fa la Chiesa (ogni battezzato): celebra il Natale di Gesù ma non lo tiene per se, lo offre in dono a tutti perché tutti, uomini e donne, lo possano incontrare.
    Il tempo di Natale quindi, ancora una volta ci ha detto, che la Chiesa è se stessa se è missionaria.

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