Donne e Chiesa

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«Delle donne nella chiesa non dici nulla!». Cosi amiche lettrici del Santalessandro mi sollecitano ogni qualvolta capita di incontrarle e di parlare di alcuni temi che ci stanno a cuore. Diciamo la verità: è difficile, affrontando questo tema, sfuggire alla melassa retorica dei buoni sentimenti e delle frasi fatte. Su questo argomento, come su altri, noi maschi cristiani l’abbiamo fatta da maestri. Abbiamo molte volte giustificato (e lo facciamo tutt’ora) i ruoli ecclesiali affidati alle donne come i carismi di una chiesa condotta dallo Spirito mentre, per lo più, sono il frutto di una mentalità maschile (e clericale) dominante. Ed è altrettanto difficile non farsi carico del risentimento di genere. Giustificato e legittimo ma che porta al rischio di rivendicazioni. Spesso dal sapore clericale, loro malgrado.

Dunque, un sentiero stretto nel quale è facile cadere. Eppure bisogna osare inoltrarsi. Anche grazie alle continue sollecitazioni di Papa Francesco al riguardo.

Cosa fare allora? Due indicazioni e qualche prospettiva concreta.

 METTERSI IN ASCOLTO

La prima cosa è mettersi in ascolto. Delle parole e della vita delle donne credenti. E scoprire che «dalle donne emergono domande sofferte e sincere». Cosi diceva nel lontano 1981 il Cardinale Martini al convegno “La donna nella Chiesa oggi”, cercando di interpretare il disagio di un mondo femminile plurale di fronte alla iconografia della “donna cristiana” nella quale le donne fanno fatica a rispecchiarsi e riconoscersi. Con sapienza,  – più di trent’anni fa! – Martini metteva in fila una sfilza di questioni decisive per il futuro della Chiesa: «Perché identificare l’immagine di Dio con quella trasmessaci da una cultura maschilista? Quali indicazioni per una rinnovata prassi pastorale, per un cammino vocazionale per il matrimonio, per la consacrazione religiosa, la famiglia, in considerazione della nuova coscienza di sé che la donna ha acquisito? Quali indicazioni per un linguaggio globale, anche liturgico, che non faccia sentire esclusa, nella sua elaborazione, la donna? Perché così poche e inadeguate risposte alla valorizzazione del proprio corpo, dell’amore fisico, dei problemi della maternità responsabile? Perché la pur grande presenza delle donne nella Chiesa non ha inciso nelle sue strutture? E nella prassi pastorale perché attribuire alla donna solo quei compiti che lo schema ideologico e culturale della società le attribuiva, e perché non esplicitare i suoi carismi «opera dello Spirito Santo?». Insomma, un ascolto che rompa uno stereotipato immaginario femminile e permetta alle donne, di carne e di vita, di esprimersi da protagoniste. Il loro modo di leggere, interpretare la vita ha una rilevanza che deve segnare un cammino pastorale che non può vedere le donne perennemente soggette o brave e fedeli esecutrici, quasi vergognose o timide di fronte alla forza che potrebbero esprimere in novità.

 UN CAMBIO DI PROSPETTIVA PASTORALE

La seconda cosa da fare è mettere al centro della nostra riflessione la questione del laico, uomo e donna. Non finiremo mai di ripeterlo. Essa è al cuore delle sfide pastorali che le nostre comunità parrocchiali devono affrontare. Perché la questione del laico è la questione del cristiano, che, in forza del battesimo, appartiene al popolo di Dio e ha il compito di rendere umana la terra che abita. Dunque la formazione della sua coscienza è un impegno decisivo della comunità ecclesiale. E dopo la formazione, la corresponsabilità nei fatti. Non solo a parole o nei documenti. Lo ha ben compreso papa Francesco. Sull’aereo che lo riportava dal Brasile, alla domanda di Jean-Marie Guénois de Le Figaro: «Santo Padre, Lei ha detto che la Chiesa senza la donna perde fecondità. Quali misure concrete prenderà?» così ha risposto: «Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Pensate che la Madonna è più importante degli Apostoli! E’ più importante! La Chiesa è femminile: è Chiesa, è sposa, è madre. Il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice, limitata … No! E’ un’altra cosa! Paolo VI ha scritto una cosa bellissima sulle donne, ma credo che si debba andare più avanti nell’esplicitazione di questo ruolo e carisma della donna. Donne attive nella Chiesa, con il loro profilo, che portano avanti. Penso un esempio storico: in America Latina, il Paraguay. Sono rimaste, dopo la guerra, otto donne per ogni uomo, e queste donne hanno fatto una scelta un po’ difficile: la scelta di avere figli per salvare: la Patria, la cultura, la fede e la lingua. Nella Chiesa, si deve pensare alla donna in questa prospettiva: di scelte rischiose, come donne. Questo si deve esplicitare meglio. Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna. Questo è quello che penso io».

COMINCIARE AD OSARE. OLTRE LE INCROSTAZIONI DELLA STORIA

Alcune risposte bisognerà darle per far avanzare la Chiesa nella complementarietà dei ruoli, maschile e femminile. E qualcuno sta già tentando. Da una qualche forma di ministero – leggi diaconato o simili (autorevolmente auspicato da teologi come il card. Kasper all’assemblea di primavera dei vescovi tedeschi) – fino all’accesso al cardinalato, storicamente aperto ai laici (come ha chiesto di recente un gruppo di oltre 400 teologi di lingua tedesca o, in altra sede, alcuni esponenti della Chiesa spagnola). Anche l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, in occasione dell’ordinazione diaconale di maggio, in vista di urgenze pastorali non più eludibili legate alla scarsità di preti, si è chiesto: «Perché una donna non potrebbe celebrare un battesimo, benedire un matrimonio, conferire l’estrema unzione, celebrare un funerale?». Il card. Maradiaga, uno degli otto “consiglieri” dell’ormai famoso C8, sostiene l’idea di «nominare delle donne nei posti chiave della Santa Sede».

E noi chiesa di Bergamo ci stiamo pensando? Su quali strade ci stiamo muovendo?

IL TUO PARERE

Soprattutto se sei donna…

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