Orti solidali

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Orti solidali, fattorie “etiche”. L’agricoltura aiuta i più deboli. L’obiettivo è sempre di più quello di realizzare un’agricoltura responsabile, in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini e utilizzare beni confiscati per praticare un’agricoltura etica e solidale. Si moltiplicano le iniziative virtuose nel settore primario grazie a cooperative e attori sociali variamente impegnati. Ultima notizia, di tante che provengono dai territori, arriva da Forlì, dove su un terreno confiscato a un usuraio e su un podere la cooperativa sociale Ecosphera, parte della rete Consorzio nazionale della cooperazione sociale “Gino Mattarelli” (Cgm), ha messo in moto un’attività eticamente solidale e utile. Squadre di lavoro composte da educatori e persone con gravi disabilità o disagi psichici coltivano erbe officinali e orticole, occupandosi di tutto il ciclo produttivo, fino alla realizzazione dei prodotti finiti. L’iniziativa di Forlì, che segue ad altre realizzate in Italia, anche grazie a terreni confiscati alle organizzazioni malavitose, si inserisce nel più ampio alveo delle cosiddette fattorie sociali. Con il termine “agricoltura sociale”, come annota il documento “L’agricoltura sociale in Italia. Opportunità e sfide per il prossimo periodo di programmazione” (febbraio 2013, Ministero dell’Agricoltura) fornito da Marco Berardo Di Stefano, presidente di Rete fattorie sociali, “si indica l’insieme delle pratiche realizzate a beneficio di soggetti a bassa contrattualità (persone con handicap fisico o psichico, psichiatrici, dipendenti da alcool o droghe, detenuti o ex?]detenuti) o indirizzate a fasce della popolazione (bambini, anziani) per cui risulta carente l’offerta di servizi”.
Orti sociali. Da Forlì provengono anche altre iniziative di agricoltura etica. Ecosphera si è vista assegnare dal Comune la gestione di un progetto di orti sociali in cui, tra gli altri, è prevista come partner anche la Caritas diocesana. L’ufficio ha segnalato alla cooperativa persone indigenti cui saranno destinati i campi confiscati, che potranno coltivare secondo le loro necessità. “Il progetto è della cooperativa, noi siamo partner in una rete di dieci realtà diverse”, spiega Elena Galeazzi, responsabile dell’Osservatorio povertà e risorse della Caritas. “Siamo stati coinvolti sulle orticole per la produzione agricola, ossia per un progetto di orti sociali”, con la speranza che porti ad una vera e propria “sensibilizzazione del territorio”. “Gli orti saranno assegnati a settanta famiglie circa segnalate dai centri d’ascolto, sui quali queste potranno produrre cibi”. Spiega Galeazzi che l’obiettivo principale del progetto, però, è proprio la condivisione e la solidarietà. “Vogliamo reinvestire nel legame sociale, per questo forniremo attrezzature, tipo le vanghe, da usare in comune”. Ai beneficiari del progetto, poi, sarà proposta la “disponibilità a lavorare su parti comuni dei terreni: ad esempio, ci sarà un’area giardino di cui prendersi cura insieme”. Parola d’ordine è solidarietà, se, come spiega la responsabile, altro obiettivo “sarà scambiare le eccedenze delle coltivazioni”, così come “se ci saranno famiglie disponibili a lavorare insieme l’orto, gli verrà assegnato un pezzo più grande”.
Fattorie didattiche. Quella dell’agricoltura etica, per Michele Zannini, presidente di Acli Terra, “è una dimensione importantissima, che però non è una divergenza dall’agricoltura ‘classica’, perché mette in campo beni e servizi particolari, rivolti a persone e territori, dando al prodotto un valore sociale”. Per questo sottolinea l’esperienza delle fattorie didattiche, nelle quali “i bambini vivono in un ambiente rurale, ma compiendo le stesse operazioni di apprendimento, per esempio, di un bambino che va a scuola nel centro di Roma”. “Ci sono azioni di interesse pubblico nate da attività agricole”, chiosa il presidente di Acli Terra, del cui valore “si sta prendendo coscienza e che diventano politicamente interessanti, perché lavorando sull’agricoltura mettono in evidenza beni pubblici”. A proposito di agricoltura sociale, il documento sopra richiamato spiega che “una stima ragionevole colloca l’Italia ai primi posti dello scenario europeo con un numero che supera i 1.000 progetti. L’Istituto nazionale di economia agraria (Inea), in un’indagine sulle cooperative sociali affidata allo European research institute on cooperative and social enterprise (Euricse), segnala 389 cooperative agricole di tipo B ?] che prevedono tra i soci lavoratori persone a bassa contrattualità o con problematiche di diverso tipo ?] che impiegano 3.992 lavoratori dipendenti su tutto il territorio nazionale, per un valore della produzione (al 31 dicembre 2009) di complessivi 182.025.000 euro (Inea, 2012). Altre fonti (associazioni, regioni e loro agenzie, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, ecc.) indicano un numero variabile di realtà e spesso, non disponendo di dati precisi, si concentrano nella rilevazione delle cosiddette buone prassi”. Quale può essere quello della produzione di energie rinnovabili, come esemplifica Zannini. Ma le vie dell’agricoltura in realtà sono infinite.
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