Con la Fuci

0

Convivenza di gruppo? «La rifarei sicuramente, senza pensarci due volte» a parlare è Valentina Fantini, classe 1992.  Studia Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo, viene da Bienno, in Val Camonica (Brescia) e da quest’anno partecipa regolarmente agli incontri della Fuci di Bergamo (Federazione universitaria cattolica italiana). Dal 7 al 13 aprile si è svolta una convivenza tra i ragazzi presso la sede della Fuci in via San Salvatore, 7, Città Alta. Racconta, entusiasta: «Eravamo 9 in tutto, 6 ragazze e 3 ragazzi, più don James che ci raggiungeva per le lodi, la messa e poi si fermava con noi durante la serata».

Continua: «La giornata era strutturata in base alle esigenze di tutti noi partecipanti, la mattina la sveglia era intorno alle 6, alle 6,30 si iniziava con un momento tutti insieme recitando le lodi. Alle 7 colazione e poi ognuno svolgeva i propri compiti: chi andava in università, chi andava a lavorare e chi si fermava in casa per lo studio. Il ritrovo unitario era fissato alle 18,30 con la celebrazione della messa, in seguito si cenava tutti insieme e poi in base a chi era presente o alle esigenze si organizzava la serata. Inoltre sabato 12 e domenica 13 aprile abbiamo vissuto insieme due momenti importanti: il primo è stato il convegno, tenuto al teatro Donizetti, riguardante la “Pacem in Terris” e il secondo, avvenuto nella giornata di domenica, è stata la veglia delle palme che si è svolta a Sotto il Monte».

Per Valentina è stata la prima esperienza di convivenza e ha accettato di sperimentarla sia per condividerla con le persone che avrebbero partecipato e che già conosceva sia perché aveva un desiderio particolare: voleva cercare di arricchire la sua vita spirituale.

Valentina consiglierebbe quest’avventura «a tutti quegli universitari che sono in ricerca, non solo personalmente ma anche spiritualmente, e a tutti quelli studenti che stanno passando un periodo non semplice e magari hanno perso di vista la fede».

Se si accenna a qualche momento di difficoltà, risponde: «Beh, i momenti un po’ più faticosi penso siano stati soprattutto all’inizio, nell’organizzazione dei primi giorni. Dovevamo capire come alternarci per cucinare, come pulire tutti gli ambienti che erano rimasti chiusi da tempo. Ma i lati positivi, penso siano molti di più: vivere l’amicizia più intensamente, conoscere meglio persone nuove e potersi confrontare con loro, il mettersi in gioco fino in fondo, anche nelle cose più semplici come il fatto di cucinare».

E alla fine che cosa è rimasto di questa esperienza? «Dire cosa mi porto a casa – conclude Valentina – non è così semplice, perché penso che solo col tempo potrò capirlo veramente. Per ora ho so che certamente ho potuto vedere con occhi diversi tutte le persone che hanno preso parte a questa convivenza, perché ho potuto capire meglio le potenzialità di ognuno, i pregi e i difetti anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Inoltre, la mia fede ha fatto dei progressi. Mi sono cimentata senza reticenze alle varie proposte”.

La convivenza è un momento dove si conciliano diversi aspetti: fede, amicizia, vita quotidiana, risate, dialogo e confronto. Vivere insieme, anche per un breve periodo, si può presentare come un’occasione importante per conoscere gli altri e riscoprire se stessi. Questi giorni fucini ne sono stati la prova.

 

Gli altri approfondimenti del dossier:
Don Emanuele Poletti racconta il senso delle convivenze per adolescenti e giovani all’oratorio
Kairòs, la convivenza dei giovani di Locate di Ponte San Pietro
I giovani agli esercizi spirituali con il vescovo

 

Share.

Lascia un commento