Vivere il silenzio

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Chiara, Marco, Giulia e Greta sono quattro diciottenni di Ponte San Pietro che durante il Triduo Pasquale hanno partecipato agli esercizi spirituali diocesani in seminario insieme al Vescovo Francesco. Ci siamo fatti raccontare da loro come è stata questa esperienza, a partire dalla scelta di partecipare fino al rientro a casa, la mattina del giorno di Pasqua.

Innanzitutto come mai avete scelto di partecipare a questa proposta? Quali erano le vostre aspettative?
«
Grazie ad un incontro nel nostro oratorio avevamo conosciuto un po’ l’esperienza degli esercizi spirituali, ma avevamo il timore che fosse una proposta troppo impegnativa, che richiedeva uno sforzo di silenzio e riflessione eccessivo. Poi in realtà abbiamo deciso di buttarci, di provare a cogliere quest’occasione per confrontarci anche con altri ragazzi della nostra età o poco più grandi, visto che abbiamo sempre vissuto in questi anni altre esperienze di camposcuola sempre con il nostro oratorio e ci piaceva l’idea di aprirci un po’ ad altre conoscenze».

Come vi siete trovati quando siete arrivati in seminario? Chi vi ha accolto e accompagnato?
«Appena arrivati, siamo stati accolti dai sacerdoti e da quattro animatori dell’Upee (Ufficio Pastorale dell’Età Evolutiva) e due seminaristi che ci hanno accompagnato poi per tutto il triduo. Eravamo 36 ragazzi e ragazze provenienti da diversi paesi della provincia di Bergamo e noi essendo in 8 eravamo uno dei gruppi più numerosi! A presentarci il programma delle varie giornate è stato don Emanuele Poletti, mentre don Carlo Nava e don Loran Tomasoni ci hanno accompagnato in momenti più specifici. Don Carlo ci ha spiegato i significati delle varie liturgie, affrontando le tematiche dell’amore (il Giovedì Santo) e della morte (il Venerdì) fino ai quattro momenti della Veglia Pasquale. Don Loran, invece, ci ha provocato con diversi spezzoni di film sul tema del cibo e della tavola come momento di relazione, sul tema della morte, dell’attesa e del perdono, mantenendo però un filo conduttore: lo sguardo, come strumento privilegiato di comunicazione».

Com’è stato invece l’incontro con il Vescovo Francesco?
«Il Vescovo ci  ha accolto nella sua casa le due mattine delle catechesi, venerdì e sabato. Ci ha regalato una Bibbia e ci ha guidato in una riflessione su due temi: il deserto e il silenzio. Il primo giorno ci ha presentato il deserto come luogo prima inquietante e sconosciuto, luogo di solitudine ricercata o subita e poi, attraverso vari brani dell’Antico Testamento, tratti dall’Esodo, dalla storia di Giacobbe e di Abramo, come luogo di cammino, di lotta e di incontro. Il secondo giorno, parlando del silenzio, ci ha colpito quando ha rappresentato il silenzio come necessario per la musica, poiché ogni melodia è composta dal battere e il levare, il suono e il silenzio, tempo per l’ascolto».

Quali altri momenti hanno caratterizzato questi giorni?
«Sicuramente le celebrazioni in Duomo, ma anche la Coena Domini che abbiamo celebrato in una cappella del seminario, in cui i sacerdoti hanno lavato i piedi a tutti noi, nel ricordo dell’umiltà di Gesù durante l’Ultima Cena. C’è stato poi un lungo pellegrinaggio il venerdì pomeriggio: da Città Alta, attraverso quattro tappe, abbiamo ripercorso la via del Calvario, fino alla chiesa di San Tomé, dove abbiamo concluso con una preghiera molto sentita e partecipata. I momenti in cui abbiamo fatto un po’ di fatica sono stati i lunghi momenti di silenzio e meditazione che ci sono stati proposti, compreso il pranzo del venerdì, completamente in silenzio, anche se piano piano abbiamo imparato a lasciare spazio alla riflessione, grazie alle tante provocazioni delle catechesi e degli incontri coi sacerdoti».

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?
«Sicuramente è stato un modo molto bello di vivere il Triduo, che ci ha fatto gustare in modo particolare tutte le celebrazioni, che forse a casa non avremmo vissuto così intensamente. Poi ci ha fatto incontrare tanti altri ragazzi come noi, in ricerca, e ci ha dato la possibilità di riflettere su come mettere in pratica tutto ciò di cui si è parlato, anche con la disponibilità dei sacerdoti e degli animatori alla guida spirituale. Ci ha infine invitati a lasciare spazio all’altro, ai compagni che hanno con noi condiviso questo cammino, ma soprattutto a Dio! Siamo stati davvero contenti di aver vissuto questa esperienza!».

 

Gli altri approfondimenti del dossier:
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