Pane e noci: c’è il grande torneo. In notturna…

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E chi l’avrebbe detto? Il giallo del paese deserto si scioglie in modo inaspettato. Don Biagio però si trova davanti a un complesso problema di … ahem… pastorale giovanile… Continua il nostro feuilleton 2.0 “Pane e noci”. L’illustrazione è di Matteo Gubellini.

– Eccoli qui dove stanno – bisbigliò don Biagio acquattato dietro la finestra dell’oratorio a notte fonda.

Il Foresti, i suoi più fedeli amici e un’altra dozzina di uomini erano seduti davanti al televisore dell’oratorio a giocare con la nuova console di videogiochi, acquistata in seguito al furto in oratorio.

-Fermi tutti, portate il tabellone- disse il Foresti ai suoi compari.

Sbucò da chissà dove un grosso cartello con risultati, gironi e classifiche di un torneo coi fiocchi.

-Prima semifinale- lesse il Foresti -Ferramenta la Brugola d’oro contro il Salumificio-.

I titolari dei rispettivi negozi si avvicinarono, presero posto sul divano e impugnarono i joystick a forma di volante. Gli altri si sedettero sui lati e osservarono con attenzione applaudendo e contestando a fasi alterne le mosse dei giocatori.

-Da quanto va avanti questa faccenda?- chiese don Biagio all’operaio del Paroli, che l’aveva condotto lì sotto minaccia di un secondo sberlone da svenimento.

-Da quando avete acquistato questi dispositivi-.

Ecco dunque a cosa mirava il Foresti quando aveva insistito a predisporre la sorveglianza nottura dell’oratorio: organizzare tornei notturni a scapito del lavoro. Tanto che il Paroli era rimasto senza operai e le botteghe restavano chiuse.

-A che ora vi trovate?- chiese don Biagio all’operaio mostrandogli il palmo della mano con fare minaccioso.

-Ogni sera alle undici-.

-Bene. Guai a te se dici una parola-.

Don Biagio si allontanò, azione che sbalordì l’operaio che già l’aveva immaginato a sollevar tavoli e cacciare i giocatori dell’oratorio come Gesù aveva scacciato i mercanti dal tempio.

Il reverendo aveva in mente un altro tipo di sgombero e il giorno dopo, di primo mattino, andò in oratorio, portò via la console dei videogiochi e la nascose nella canonica. Dopodiché andò in caserma, chiese di parlare con il capitano in via confidenziale e solo a mezzogiorno passato rincasò.

La sera seguente il calendario prevedeva la finale del torneo di gran turismo tra la Ferramenta Brugola d’oro e il Panificio Sapori Antichi. Sfida che si preannunciava combattuta fin dalla vigilia poiché i due contendenti si erano qualificati registrando tempi record.

Alle dieci, mentre il Foresti presentava gli sfidanti e invitava tutti a iscriversi al torneo di pugilato che avrebbe preso inizio l’indomani, il titolare della cartoleria sussurrò qualcosa all’orecchio del sindaco.

Qualcosa d’importante cui il Foresti rispose aggrottando le sopracciglia. La console era sparita nel nulla. Volatilizzata dall’armadio in cui era sempre stata riposta con tanto di joystick e cavi. Un mistero che il sindaco non riuscì a risolvere prima che una sirena di allarme iniziasse a suonare stordendo le orecchie,sue e dei presenti.

-Fuori, fuori- urlò il Foresti spintonando tutti verso l’uscita. La porta era però sbarrata da una pattuglia di carabinieri che li fece indietreggiare. Dietro ai militari Don Biagio, con una coperta di pile sopra il pigiama, fingeva un’espressione spaventata.

-Documenti- pretesero i carabinieri.

-Don Biagio, siamo qui per la vigilanza notturna, non mi aveva avvertito dell’installazione dell’antifurto-.

Il prete fece due spallucce innocenti, che non avrebbero ingannato nessuno.

-Manca qualcosa?- chiese uno dei carabinieri al prete.

Don Biagio fece un giro veloce nelle stanze e aprì gli armadi.

-C’è tutto tranne la macchina dei videogiochi-.

-Non crederete che siamo stati noi?- chiese il sindaco atteggiandosi a un innocente pulcino bagnato capitato lì per caso.

I carabinieri presero nomi e cognomi dei presenti, stilarono un verbale e misero un paio di manette ai polsi del Foresti, nel quale avevano riconosciuto il capobranco.

-Può tornare a letto tranquillo- dissero i carabinieri a Don Biagio. Il prete si allontanò con un sorriso sotto i baffi e la coscienza un po’ più sporca. Entrò in canonica, s’infilò sotto le coperte e spense la luce. Un messaggio sul telefonino lo tirò su di soprassalto.

Un vecchio proverbio dice Chi semina odio, raccoglie dolore gli aveva scritto Santalessandro.

Forse era proprio così. Don Biagio aveva esagerato. Dare una lezione poteva starci, ma accusarli di furto era eccessivo.

Domani risolvo rispose il reverendo al messaggio con l’intenzione di tornare dai carabinieri e scagionare gli arrestati.

Ciò che don Biagio non sapeva era che di arrestati non ce n’erano. I carabinieri, difatti, appena il reverendo se n’era andato, aveva liberato il Foresti e gli avevano battuto una mano sulla spalla.

– L’abbiamo fregato – risero tutti insieme.

(continua….)

 

Vuoi leggere le puntate precedenti? Eccole qua.

Primo episodio: L’inaugurazione
Secondo episodio: Cioccolato
Terzo episodio: Grigliata esplosiva
Quarto episodio: Chi la fa…
Quinto episodio:Una zuffa coi baffi
Sesto episodio: Quasi Beautiful
Settimo episodio: Misteri hi-tech
Ottavo episodio: Anonimo bergamasco
Nono episodio: Il mistero del paese deserto

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