Papa Francesco si scusa con le vittime di abusi: “Sono un culto sacrilego. Non sono tollerabili”

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Pietro che incontra lo sguardo di Gesù, dopo averlo tradito, e piange. Un altro Pietro che sente su di sé lo stesso sguardo, e chiede la grazia che “la Chiesa pianga e ripari per i suoi figli e figlie che hanno tradito la loro missione, che hanno abusato persone innocenti con i loro abusi”. Comincia così l’omelia della Messa pronunciata ieri mattina a Santa Marta, di fronte a sei persone adulte vittime di abusi, provenienti da Germania, Irlanda e Regno Unito, che poi Francesco incontrerà personalmente subito dopo, intrattenendosi con loro in media mezz’ora ciascuno. Nell’intensa, commovente omelia – la prima dedicata monograficamente al dramma della pedofilia – il Papa alterna i toni della denuncia a quelli della misericordia, definendo quello delle persone abusate il “nostro percorso di guarigione” e chiedendo perdono “per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero”, ma anche per “i peccati di omissione” commessi da parte di chi nella Chiesa non ha denunciato. “Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali”, assicura il Santo Padre impegnandosi “a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale”. “I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio”, e gli abusi sono “un culto sacrilego” che lascia nei bambini “cicatrici per tutta la vita”, una ”terribile oscurità” che deve far chiedere alla Chiesa “la grazia della vergogna”. C’è un altro sguardo, oltre a quello di Pietro e a quello di Gesù, che la Chiesa deve trovare il “coraggio” di sostenere, con una forza almeno pari a quella che hanno dimostrato le vittime nel denunciare: gli occhi dei piccoli. “Oggi il cuore della Chiesa guarda gli occhi di Gesù in questi bambini e in queste bambine e vuole piangere”. 

La macina e il mare. “Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono”. È il “mea culpa” pronunciato dal Papa, che ha chiesto perdono anche per i “peccati di omissione”, fonte di “una sofferenza ulteriore” per chi è stato abusato, oltre che di “pericolo per altri minori che si trovavano in situazione di rischio”. E ancora: “Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità”. “Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”, ha ammonito il Papa citando il Vangelo di Matteo e assicurando che “continueremo a vigilare sulla preparazione al sacerdozio”. “Conto sui membri della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, tutti i minori, a qualsiasi religione appartengono, sono i piccoli che il Signore guarda con amore”, ha poi aggiunto, auspicando che i membri della Commissione da lui istituita “mi aiutino a far sì che possiamo disporre delle migliori politiche e procedimenti nella Chiesa universale per la protezione dei minori e per la formazione di personale della Chiesa nel portare avanti tali politiche e procedimenti”. “Dobbiamo fare tutto il possibile per assicurare che tali peccati non si ripetano più nella Chiesa”, l’invito del Santo Padre. 

L’infanzia è un tesoro. Molto più che “atti deprecabili”. Gli abusi sono “un culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza”. Parole durissime, quelle pronunciate oggi dal Papa: “Hanno profanato la stessa immagine di Dio alla cui immagine siamo stati creati”, perché “l’infanzia è un tesoro”. 

Ferite che pesano sulla coscienza.
 “Dipendenza, seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli”. Il Papa non chiude gli occhi di fronte alle conseguenze a lungo termine degli abusi sulle persone che li subiscono. “Ferite” che “sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione”, come quella di chi ha dovuto assistere alla “terribile tragedia del suicidio di una persona cara”. “La morte di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa”, ha assicurato il Papa, offrendo a queste famiglie i suoi “sentimenti di amore e di dolore”. 

Misericordia, amore e riconciliazione. “La vostra presenza qui – ha attestato il Papa – parla del miracolo della speranza che ha il sopravvento sulla più profonda oscurità”. “Senza dubbio, è un segno della misericordia di Dio che noi abbiamo oggi l’opportunità di incontrarci, di adorare il Signore, di guardarci negli occhi e cercare la grazia della riconciliazione”, ha aggiunto. “Voi e tutti coloro che hanno subito abusi da parte di membri del clero siete amati da Dio”, ha assicurato.

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