I mondiali di calcio. I tedeschi esagerati

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La meraviglia per il risultato di Brasile-Germania, la prima semifinale dei mondiali di calcio è inarginabile. Non solo il sette a uno, ma la facilità irrisoria con la quale tedeschi sono andati in goal e con la quale hanno gestito la partita, anche nel secondo tempo.

Lo scontro non è stato soltanto un evento sportivo: è stato anche lo scontro di due stili, di due modi diversi di vivere l’evento, di due mondi. Il Brasile è entrato in campo con tutto un popolo alle spalle che chiedeva alla squadra il rito della vittoria. E’ stato esemplare, da questo punto di vista, l’inno nazionale, all’inizio della partita, letteralmente “gridato” dai giocatori e da tutto il pubblico, con una forza di identificazione collettiva che impressionava. Ma non era solo quello: Neymar era la vittima innocente che veniva esibita dai giocatori che portavano la sua maglia, la cui immagine veniva issata in mille modi sugli spalti. Insomma, per il Brasile la partita era un evento altamente simbolico, una specie di grande liturgia collettiva.

In quel mondo dalla intensa luminosità fosforescente hanno fatto irruzione i panzer tedeschi, impietosamente. Il mondo della liturgia calcistica brasiliana avrebbe avuto bisogno di tempo, per dichiararsi, per costruirsi, per dilatarsi. Sarebbero state necessarie alcune gloriose azioni di arrembaggio verso la porta tedesca, alcune azioni che incominciassero a far sognare il pubblico, che accennassero al possibile successo… Invece, a parte qualche piccola sfuriata iniziale, subito, dopo soli tredici minuti, il gol Muller, poi, a partire dal ventiduesimo, quattro gol in sette minuti: Klose, due volte Kross, Khedira. I tedeschi non si sono limitati a sconfiggere una squadra avversaria, ma l’hanno demolita, sbriciolata. Se si dovesse dire in sintesi la cifra della partita, si potrebbe dire così: i simbolismi sgonfiati dai fatti, le liturgie disinnescate dall’efficienza, il mondo caldo del Brasile sudamericano distrutto dalla fredda efficienza della Germania nordeuropea. Proprio due mondi a confronto. Semmai, quello che è mancato, a essere precisi, è stato proprio il confronto: perché lo strapotere freddo dei tedeschi è stato tale che non ha permesso al Brasile di esprimersi, di dare corpo ai suoi simbolismi caldi.
Lo sapevamo: il calcio non è solo calcio. Tanto meno quello dei mondiali.

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