Un Dio “che non bada a spese”. Il seminatore, la Parola strabocchevole, il terreno

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Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare
… (Vangelo di Matteo 13, 1-13. Per leggere i testi liturgici della domenica XV dell’anno, “A”, clicca qui)

Gesù sta annunciando che il Regno è arrivato: Dio e la sua giustizia è qui, in mezzo agli uomini. Qualcuno accetta – spesso coloro che nessuno si aspetterebbe che accettasse: i piccoli, i senza parola, quelli di cui ha parlato il vangelo di domenica scorsa. Qualcuno rifiuta – spesso, ancora una volta inaspettatamente, coloro che avrebbe dovuto accettare: i dotti e i sapienti: anche di loro parlava il vangelo di domenica scorsa.

IL REGNO DÀ I SUOI FRUTTI

Eppure, nonostante tutti gli insuccessi, il Regno, dà i suoi frutti. Succede con il Regno come quando un contadino esce a seminare. I campi della Palestina erano spesso aridi, piccoli appezzamenti strappati ai sassi e ai rovi. Il seme veniva buttato a mano e talvolta finiva sul sentiero che attraversava il campo, talvolta sui sassi, talvolta nelle spine che si trovavano ai bordi del campo. Strada, sassi, spine si mangiano parte del seme. Ma una parte cade nella terra buona e i tre ambiti che non danno frutto sono controbilanciati dalle tre percentuali strepitosamente abbondanti (trenta, sessanta, cento per cento), con le quali il terreno buono dà il suo frutto.

PERCHÉ LE PARABOLE

Finita la parabola, Gesù deve rispondere a una obiezione dei suoi amici: «Perché a loro parli con parabole?». E Gesù spiega che Dio si dà a coloro che hanno le disposizioni giuste per accogliere, come i discepoli, ma si nasconde ad altri, come i Farisei, che quelle disposizioni non hanno. La Parola non “funziona” automaticamente. Le parabole del Regno – quelle che dominano tutto il capitolo 13 di Matteo – sono in rapporto stretto con la “durezza di cuore” degli ascoltatori: la verità in qualche modo è velata, non perché sia difficile, ma perché i destinatari non sono disposti ad accoglierla. Per questo Gesù spiega abbondantemente la Parola ai suoi e lascia, invece, che resti misteriosa per chi non ha il cuore giusto per capire.

DIO, IL REGNO E LE SUE “ESAGERAZIONI”

Il seme è abbondante, straordinariamente abbondante. E’ un tratto che caratterizza l’annuncio del Regno. Dio “esagera”. Marco racconta le molte, moltissime guarigioni operate da Gesù, Giovanni narra di Gesù che fornisce centinaia di litri di vino a Cana, il piccolo granello di senapa diventa un albero, un povero manovale che lavora nel campo incappa con il suo aratro in un incredibile tesoro, un re condona un debito di 10.000 talenti, 100 milioni di giornate lavorative… E Eppure l’esito di una offerta così generosa dipende da chi accoglie. Dal terreno dipende l’esito della semina della Parola.
In effetti, non assistiamo anche noi oggi a una straordinaria abbondanza di Parola? Nella Chiesa non si è mai letto così tanto la Parola e mai la si è meditata con tanta abbondanza. Eppure la Parola è ancora la grande dimenticata. Si ha la sensazione che Dio parli di più perché è ascoltato di meno. Forse il contrario di altri tempi nei quali Dio parlava di meno ma era ascoltato di più.
Questa parabola mi dice: guarda che cosa è successo. Ricordatene. Non essere terreno sassoso, non essere spine, non essere terreno duro come la strada. Accogli, ascolta, ascolta, lasciati riempire il cuore di questa bellissima notizia: il Regno è qui, Dio ti ha amato fino a dare la vita per te… E quella vita ci viene donata, ancora una volta, abbondantissimamente.

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1 commento

  1. silvana messori on

    Il terreno che viene seminato…: il nostro cuore deve aprirsi nell’umiltà… di essere fertili … prendendo coscienza di quello che siamo e lasciarci forgiare…consapevoli dei nostri limiti.. e come scriveva e professava C.M.Martini, nello stimare più gli altri che noi stessi..! e.. qui, in questa riflessione, trovo molto da stimare…oltre che accogliere.

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