Dai piedi al cuore. un grande bergamasco: mons. Cesare Bonicelli e i giovani pellegrini di oggi

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Il pellegrinaggio a piedi da Assisi a Roma di 600 dei nostri giovani con il Vescovo Francesco mi ha richiamato alla mente il viaggio a piedi che Mons. Cesare Bonicelli, neoeletto Vescovo di S. Severo (Foggia), nei giorni precedenti la sua ordinazione episcopale, fece, insieme con un gruppo di giovani della sua parrocchia, per andare incontro alla “novella sposa” che il Signore gli aveva dato. Cinquanta chilometri a piedi da Lesina a S. Severo, in tre giorni, pregando, leggendo (la Lettera a Sila di Silvano Fausti – Quale futuro del cristianesimo), meditando in silenzio, condividendo nelle soste, guardandosi in giro a lungo, parlando con le gente…

UNO STRANO INGRESSO IN DIOCESI

Io, che ero già stato suo compagno di seminario e di ordinazione e, all’epoca, ero suo curato in parrocchia, gli chiesi il perché di quello strano ingresso in diocesi ed egli mi rispose: «Le cose arrivano prima e più fortemente al cuore se entrano dai piedi».
Don Cesare era uno che si intendeva di camminate anche lunghe e impegnative: era scout fin dal seno materno e sappiamo l’importanza che ha la strada nello scoutismo (si parla appunto di spiritualità della strada e uno degli auguri più frequenti è “Buona strada”). Inoltre, prima di venire in seminario, Cesare era stato ufficiale degli alpini, famosi per le loro marce su percorsi accidentati.
A ogni passo di quel camminare insieme – me lo raccontarono poi i giovani che avevano accompagnato il loro parroco verso la sua nuova destinazione -, era stata come una martellata che si ripercuoteva fino al cuore e vi imprimeva un attaccamento sempre più forte alla Chiesa con una sensibilità crescente per le incertezze del suo presente e le sfide del suo futuro.
Devo aggiungere che, nelle settimane precedenti, don Cesare aveva studiato la storia della sua nuova diocesi e si era documentato sulla sua situazione sociale e religiosa di quegli anni.
Egli ripeté poi l’iniziativa, anche se in misura più ridotta, cinque anni dopo quando prese servizio nella diocesi di Parma.

Posso dire che, leggendo poi le sue lettere pastorali che mi mandava ogni anno, potei constatare che le sue camminate avevano sortito l’effetto di fargli entrare nel cuore le Chiese a lui affidate. Quei documenti non erano carichi soltanto di profonda sostanza cristiana, ma anche di tanto tenero affetto, cosa che mi sorprendeva perché avevo sempre conosciuto l’amico come un tipo piuttosto ruvido.

I GIOVANI PELLEGRINI CON IL VESCOVO

Il ricordo dell’avventura di don Cesare e dei suoi giovani in cammino verso S. Severo, come dicevo all’inizio, mi ha fatto seguire con attenzione e con speranza il pellegrinaggio dei nostri giovani col Vescovo da Assisi a Roma e mi ha fatto pensare alla quantità e alla valenza degli stimoli che devono avere avuto sia nella partenza dalla città di S. Francesco, il Poverello, sia poi nell’andare e nell’arrivare alla sede dell’altro Francesco, amico dei poveri, che il Signore ha messo a centro della Chiesa di oggi.
Il loro tragitto è stato lungo, molto più lungo di quello di don Cesare e compagni da Lesina a S. Severo, i passi tanti, ma proprio tanti, ma sono certo di non sbagliare se penso che ad ogni passo è scattata in loro una molla martellante che ha fatto salire al cuore di tutti, Vescovo compreso, un’infinità di stimoli di consapevolezza cristiana, di voglia di andare controcorrente, lontano dalle strade comode del relativismo e della superficialità, come il Papa ha raccomandato ai giovani in Corea.
Che bello se, scoprendo la differenza abissale che c’è tra l’andare a Roma a piedi invece che in aereo o in treno o in pullman, i nostri giovani provassero ancora qualche volta nella vita ad andare, che so, in un santuario, o anche solo a Messa la domenica, a piedi invece che in macchina.
Ma anche nello stesso “andare a morose”, come potranno mai cantare col Cantico dei cantici «Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene balzando per le colline. come un capriolo o un cerbiatto» se non provano almeno una volta ad andarci a piedi?

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