L’arte in rete, car sharing, fitness sulle Mura: i progetti per rendere Bergamo “smart”

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Mettere in rete i monumenti della città per renderli più visibili. Attivare in modo sistematico il car-sharing. Creare sulle mura di Città Alta un percorso di fitness, rendere via Quarenghi più accogliente e sicura: ecco alcuni dei progetti sul tavolo per rendere Bergamo più “smart”. Si può essere globali senza perdere la propria identità, si può essere tecnologici senza dimenticare le persone: è questa, in sintesi, la sfida che guida il progetto Bergamo 2.035 (anche su twitter tramite l’account @Bergamo2035), realizzato dall’Università in collaborazione con la Fondazione Italcementi e la Graduate School of Design dell’Università di Harvard. Martedì scorso, all’e-lab di Italcementi, sono stati presentati i primi risultati di un lavoro partito due anni fa e che, nelle intenzioni di docenti e ricercatori, deve continuare coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori (già ampiamente consultati fin qui) ma anche, e soprattutto, i cittadini.
Per questo, dal 4 ottobre al 30 novembre, il Sentierone ospiterà un “laboratorio di idee” nel quale, oltre a vedere cosa è stato fatto finora, tutti potranno contribuire. Bergamo, insomma, non vuole diventare solo una smart city (città “intelligente” e funzionale), ma andare incontro ai suoi abitanti per farli diventare smart citizens, cittadini consapevoli.
Fa ben sperare, a questo proposito, che molte delle idee proposte siano nate da giovani ricercatori – e da 13 studenti dell’Università – che hanno messo insieme diverse discipline (ingegneria, ma anche lettere e sociologia) per idee semplici che, se applicate, potrebbero davvero migliorare la vita di molti. Tra le sette aree scelte, Bergamo creativa è forse quella più vicina alla sensibilità dei ragazzi. Partendo dalla convinzione che la cultura, soprattutto in Italia, possa essere una buona fonte di crescita nel futuro, il progetto punta a “mettere in rete” i tantissimi monumenti, musei e centri culturali della città, per valorizzarli e farli diventare più visibili anche grazie alla tecnologia. Una app, per esempio, potrebbe spiegare ai turisti la storia oppure “far vedere” la collezione di una galleria. Bergamo Mobile, invece, si occupa di come rendere i trasporti sempre più veloci, comodi e rispettosi dell’ambiente. Un primo passo è già stato fatto, con il servizio di bike-sharing e quello, nei prossimi mesi, di car-sharing (lo ha annunciato, in quest’occasione, il sindaco Giorgio Gori), ma la strada dovrà continuare, anche attraverso strategie di comunicazione. Altri due progetti, invece, meritano di essere citati perché mettono al centro specifiche aree della città: UBfit, infatti, vorrebbe sfruttare le mura di Città Alta come cornice per un percorso di fitness – utile anche agli anziani – mentre Come to Quarenghi punta a riqualificare una delle vie più importanti del centro cittadino, che viene percepita come “non sicura” soprattutto per la presenza di moltissimi migranti. La nostra città, insomma, con Bergamo 2.035 diventa un caso di studio internazionale (e magari un modello per altre esperienze) ma non vuole perdere le sue caratteristiche che coniugano storia e modernità. Per usare le parole del vescovo Beschi, che ha chiuso con il suo intervento tre ore dense di idee e relazioni, «i simboli della città sono i cento rintocchi del Campanone, che da secoli suona ogni sera alle 22, e il rumore degli aerei che decollano ogni mattina».

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