«Nel Sinodo c’è il seme del rinnovamento. Indietro non si torna»

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«Il rinnovamento è in atto. Francesco ha portato una novità di stile dirompente. La Chiesa ha messo a tema questioni che fino a pochi anni fa non si potevano nemmeno accennare. È evidente che indietro non si torna. La volontà di vivere nella giusta tensione dottrina e vita è un cammino ineludibile».
Paolo Rodari, milanese, classe 1973, vaticanista di Repubblica, commenta quella linea di rinnovamento che è stata tracciata dal pontificato Bergoglio, quel cammino che è in corso all’interno della Chiesa testimoniato dalla convocazione della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi indetta da Papa Francesco. All’interno di questo mini-Concilio ai 253 partecipanti il Santo Padre ha chiesto di parlare chiaro: “Le assemblee sinodali non servono per vedere chi è più intelligente. Il Signore chiede di prenderci cura della Famiglia”. Se è vero che sarà il Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2015 a presentare al Papa il risultato delle discussioni, si può asserire che la III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi «è stata una vetrina nella quale lo stile di Bergoglio si è ben evidenziato: la Chiesa è governata dal basso, col confronto e l’ascolto di tutti, senza imposizioni, senza chiusure previe, senza paure. La riforma è di un Papa che ritiene che la Chiesa sia una grande famiglia in cui tutti sono accolti e tutti possono parlare», puntualizza il giornalista.
La Chiesa, ha “le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”, ha detto il Papa durante il discorso conclusivo del Sinodo Straordinario sulla famiglia, “non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo”. Non è vero che la Chiesa è “in litigio, dove una parte è contro l’altra”. Il Sinodo “si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti”, ha ribadito Bergoglio. Desidera commentare le parole del Santo Padre?
«La Chiesa che Papa Bergoglio vuole non è un castello con i ponti levatoi e le sentinelle di guardia a sancire chi debba o non debba entrare. La Chiesa di Bergoglio è la Chiesa dei Vangeli che accoglie tutti senza scagliare la prima pietra contro nessuno. Il fratello peccatore è il primo a dover essere accolto. In questo senso sulle tematiche più sensibili i vescovi sono stati chiamati a dire la loro ma al fondo ci deve essere la volontà di accogliere e non di escludere. Al Sinodo ciascuno dei partecipanti ha detto la sua senza chiusure per contribuire all’edificazione comune, quindi non ci sono stati litigi, ma semplicemente la costruzione di una visione comune pur nelle differenze».
”Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, Padre sinodale di nomina pontificia, ha detto che “nell’aula del Sinodo si respirava un clima quasi conciliare” perché si sono confrontate “due visioni di Chiesa”. Qual è la Sua opinione?
«Credo abbia ragione. Le posizioni contrapposte sono utili se alla fine si fa la giusta sintesi. Non è facile per la Chiesa mantenere la giusta tensione fra dottrina e vita. Già il grande teologo De Lubac per la volontà di unire naturale e soprannaturale, vita e grazia, venne pesantemente criticato. Ma è bene che questa tensione venga sempre riscoperta. E il Sinodo mi sembra sia stato un bell’esempio di questa volontà».
Vito Mancuso, noto per le sue posizioni radicali, dice che chi oggi all’interno della Chiesa sostiene ancora i no ai sacramenti per i divorziati risposati, alla contraccezione, ai rapporti pre-matrimoniali, alla benedizione delle coppie gay è fuori dal mondo perché non ne capisce l’evoluzione. Che ne pensa?
«C’è un fondo di verità nelle parole di Mancuso. Se la Chiesa aprioristicamente non vuole cambiamenti nella pastorale familiare, sbaglia, si mette su una posizione di chiusura che non serve a nessuno. La Chiesa, invece, come ha detto il Papa nella celebrazione che ha portato alla beatificazione di Paolo VI, non ha paura della novità. Se invece ne ha paura, si mette da sola fuori dal mondo».
C’è una porta che finora è stata chiusa e il Papa vuole che si apra. La religione cristiana è storia, non ideologia. E il contesto della famiglia è cambiato” ha precisato il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi confermando le aperture della Chiesa sulle cosiddette situazioni difficili: divorziati risposati, coppie di fatto e famiglie allargate. Al termine dei lavori sinodali quali porte sono state aperte?
«A questa domanda è difficile rispondere. Perché il Sinodo si chiuderà fra un anno e fino allora poco si può dire. Adesso c’è ancora un anno per riflettere, per confrontarsi. La segreteria del Sinodo manderà alle Chiese locali un ulteriore questionario per nuove considerazioni. Comunque, al di là dei cambiamenti possibili sulle diverse questioni particolari, mi sembra che un primo cambiamento già ci sia: la necessità fatta presente dal Papa di una Chiesa che deve far sentire come suoi figli tutti, soprattutto chi soffre come possono essere i divorziati risposati, gli omosessuali, i feriti dalla vita familiare. Indietro su questa necessità non si torna. E questa è già una grande svolta».
Il Cardinale e teologo tedesco Walter Kasper, promotore al Sinodo di un’apertura alla possibilità di concedere, in alcuni casi e dopo un cammino penitenziale, la comunione alle coppie di divorziati risposati, ha detto che “l’importante è una certa apertura ai problemi. Come pastori dobbiamo riflettere. E prendere sul serio il pianto di molte persone”. Cosa ne pensa?
«Concordo fino in fondo con Kasper. Il Concilio Vaticano II ha parlato di gerarchia delle verità. Questo assurto va tenuto ben presente nella predicazione, quando ci si accosta ad esempio alle ferite della famiglia. Occorre accogliere prima di chiudere magari ricordando pedissequamente i no della Chiesa relativi alla morale famigliare. È inutile ricordare sempre il no della Chiesa ai matrimoni omosessuali se poi non si parla mai della bellezza del matrimonio. Insomma, occorre prima far sentire l’amore di Dio per tutti e poi, successivamente, educare alla morale cristiana. Se non si accoglie non si comunica Dio ma soltanto la personale e parziale proiezione del Dio cristiano. Credo che chiedere per i divorziati un percorso di penitenza che possa in alcuni casi riportare all’eucaristia sia una soluzione condivisibile. In coscienza il vescovo, e anche il singolo fedele, può dire se una persona possa o meno ricevere l’eucaristia. Credo che si parli troppo poco della coscienza del singolo che, se ben orientata, può arrivare da sola a compiere le scelte più giuste».
“È risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose”, ha precisato il Card. Peter Erdo Arcivescovo di Budapest e relatore generale del Sinodo, presentando la “Relatio post disceptationem”, prima relazione del mini-concilio. Quali sono state le aperture nei confronti delle “famiglie ferite” (divorziati risposati), dei matrimoni civili, delle convivenze e delle persone omosessuali, aperture che hanno provocato malumori e ostilità tra i padri sinodali?
«Le ostilità sono venute sui divorziati risposati da coloro che ritengono che concedere loro l’eucaristia significhi colpire l’indissolubilità matrimoniale. E sui gay da alcuni tradizionalisti che guardano con paura ciò che è diverso. Credo che sui gay, più che sui divorziati, le reazioni siano state di una Chiesa spaventata da ciò che non riesce a capire e controllare».
Su 62 punti della “Relatio Synodi” (la relazione finale del Sinodo), 59 sono stati approvati con la maggioranza dei due terzi, e tre non l’hanno raggiunta. Qual è il suo pensiero sui tre articoli della discordia?
«Credo che è grazie al fatto che il Papa ha voluto un dibattito libero e franco che si è arrivati anche a posizioni divergenti su temi così delicati. Secondo me le diverse posizioni sono emerse perché finalmente la Chiesa ha deciso di tirare fuori le diverse posizioni senza paura. Se invece il Sinodo fosse stato pilotato e controllato tutto ciò non sarebbe accaduto».
“Mentre diamo inizio al Sinodo sulla Famiglia, preghiamo il Signore di indicarci il cammino”. È stato un tweet di Papa Francesco a dare inizio al mini Concilio, lanciando egli stesso l’hashtag # prayforsynod. È un segno dei tempi?
«Ogni passo di questi pontificato è fatto dal Papa pregando e chiedendo preghiere. Ciò testimonia che per il Papa il cambiamento lo fa lo Spirito, non i vescovi o i cardinali. La preghiera per il Papa è la vera e più profonda forza di cambiamento della Chiesa».

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1 commento

  1. don Gianni Gualini on

    Il Sinodo straordinario da poco celebrato credo abbia riconfermato lo stile che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato. Ascoltare l’uomo contemporaneo per conoscerlo in quanto egli è il destinatario a cui la Chiesa si rivolge per portare il Vangelo di Gesù. Anche l’insegnamento di papa Paolo VI, recentemente beatificato è stato una testimonianza significativa. Egli diceva: “La Chiesa non è ne vecchia, ne giovane, è perenne”. La perennità della Chiesa è data dal perenne rinnovamento che l’annuncio del Vangelo le dà quando essa stessa rivolgendosi all’uomo contemporaneamente si lascia convertire da ciò che annuncia.
    La preoccupazione principale del Sinodo credo sia stata allora quella di conoscere meglio il terreno dentro il quale continuare a far giungere la perenne novità del Vangelo scorgendo già in esso la disponibilità per riceverlo.
    Ed è per questo che il papa ci chiede di continuare a pregare perché sia lo Spirito a suggerire e trovare i gesti e le modalità più adeguate perché la famiglia, nella sua ricchezza e con le sue fragilità, sia di nuovo evangelizzata.
    Sorretti dallo Spirito continuiamo quindi a camminare con fiducia e con speranza in comunione con papa Francesco, la Chiesa ed ogni uomo di buona volontà. d. Gianni Gualini

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