Papa Francesco: il Signore converta i cuori dei violenti. Non si fermano nemmeno davanti ai bambini

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Alla fine ce l’hanno fatta. Lo speciale “flash mob”, organizzato dai “tangueros” giunti da tutte le parti del mondo e in programma nel pomeriggio su via della Conciliazione, ha avuto il suo prologo – probabilmente più importante dell’evento pomeridiano – subito dopo l’udienza generale, quando i circa tremila ballerini di tango hanno ballato in piazza Pio XII, che si è trasformata per l’occasione in una “milonga a cielo aperto”. “Un tango per Papa Francesco”, si legge su uno striscione e sui foulard bianchi che sono il segno di riconoscimento dei ballerini. Dal suono degli altoparlanti, suadenti e passionali melodie argentine, che certamente arriveranno anche all’orecchio di Papa Francesco, appassionato fin da giovane a quello che è il ballo nazionale argentino. La gente guarda curiosa lo spettacolo assolutamente inedito per piazza san Pietro. Un compleanno davvero speciale, quello del Papa “venuto dalla fine del mondo”. E questo è solo… “l’aperitivo!”.
Al termine dell’udienza generale di oggi, dopo i saluti in lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì con i fedeli, il Papa ha rivolto un appello per le vittime dei tragici attentati di questi giorni. “Ora vorrei pregare insieme con voi per le vittime dei disumani atti terroristici compiuti nei giorni scorsi in Australia, in Pakistan e nello Yemen”, le parole del Papa: “Il Signore accolga nella sua pace i defunti, conforti i familiari e converta i cuori dei violenti, che non si fermano neppure davanti a bambini”, la sua preghiera.
“Non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel figlio, e quanto i papà potrebbero ricavare dall’esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili”. Lo ha esclamato il Papa, ripercorrendo nella catechesi dell’udienza di oggi la vita quotidiana della famiglia di Nazaret. “Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande”, ha aggiunto Francesco, secondo il quale “saremmo certamente inteneriti dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all’ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana”. “I Vangeli, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l’adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione”, ha ricordato infatti il Papa: “L’arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell’immaginazione”.
“Gesù nacque in una famiglia”. Dio “ha scelto di nascere in una famiglia umana”, “in uno sperduto villaggio della periferia dell’impero romano”: “Non a Roma, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata”. A ricordarlo è stato il Papa, che ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di oggi alla “normalità” della vita quotidiana di Nazaret, dove “non si parla di miracoli o guarigioni”. Il Figlio di Dio, ha spiegato il Papa, “poteva nascere in modo spettacolare, come un guerriero, un imperatore”: invece, ha scelto di nascere in una famiglia umana, ed “è importante guardare nel presepe questa scena tanto bella”, ha commentato il Papa a braccio. A Nazaret, “tutto sembra accadere normalmente, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita”. E il Papa ha descritto la quotidianità di quel villaggio della Galilea: “Il papà – ha detto a braccio – lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose di casa, stirava le camicie…”. Giuseppe “era un falegname, lavorava e insegnava al figlio a lavorare”. “Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni”, ha ricordato Francesco, sempre fuori testo: “Per lui quello che è importante era la famiglia, e quello non era uno spreco”. I suoi genitori, ha aggiunto, “erano due grandi santi: Maria era la donna più immacolata, la donna più santa, e Giuseppe era l’uomo più giusto”.

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