La festa fatta in casa ha un sapore più intenso. E la cena si cucina insieme

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Capodanno in Borgo Santa Caterina all’insegna dell’amicizia e della semplicità. L’appartamento un tempo non lontano lindo e pinto nel giro di pochi minuti brulica di persone, quasi assumendo vita propria (“ e sembra quasi cosa viva”, cantava Guccini ne “La Locomotiva”). Ma procediamo con  ordine: gli invitati sono circa 20 (non tutti si conoscono, ma a fare da collante tra i vari gruppetti è chi vi scrive) l’appartamento è un trilocale abbastanza spazioso situato in uno dei quartieri, a mio avviso, più popolari e più belli della nostra città: Borgo Santa Caterina (troppo spesso raccontato per quello che avviene all’esterno dei locali e non per le innumerevoli storie che nasconde all’interno dei suoi condomini). Le ragazze iniziano parlando di piastre, di smalti rossi rovinati all’ultimo momento e di frangette tagliate in extremis dal parrucchiere sotto casa, per poi concentrarsi sulla logistica, nemmeno fossero generali di corpo d’armata che studiano la dislocazione delle truppe: il tavolo va qui, le sedie di là, le luci di qua. I ragazzi un po’ spiazzati da cotanta organizzazione si chiudono a cerchio, passando rapidamente in rassegna il reparto beveraggio, almeno per fingere di stare al passo: dato che il frigo ormai scoppia e quasi chiede pietà, si opta per la soluzione terrazzo, dove le bevande possono rimanere ben conservate, data la temperatura polare! Sono ormai le 20.30 e il citofono non smette di suonare: arrivano tutti alla spicciolata e ognuno porta con sé qualcosa da mangiare o da bere. Le regole che ci siamo dati per l’organizzazione sono soltanto due: 1) che il menù sia impostato secondo criteri tipici della tradizione culinaria bergamasca 2) tutti contribuiscono a fare qualcosa. Dopo gli antipasti di salumi (tra cui un buonissimo salame nostrano) e tartine, ci concentriamo quindi sulla preparazione del primo: due pentole abbastanza capienti contengono a malapena il chilo e mezzo di scarpinocc, mentre nel forno stanno cuocendo le due teglie di lasagne senza glutine. Ebbene sì, perché tra gli invitati c’è una futura mamma che è, per l’appunto celiaca, per cui nel menù ha chiesto una piccola deroga. Nel frattempo ci rendiamo conto che manca all’appello una coppia di nostri amici. Parzialmente scusati dal diverso fuso orario vigente in Inghilterra (dove studiano e lavorano), arrivano con un’ora e mezza di ritardo abbondante, perché, nell’ordine: 1) Lui ci ha messo troppo per fare la doccia 2) La macchina non partiva più perché aveva dimenticato la luce accesa la sera prima 3) Non trovava le chiavi della macchina sostitutiva dei suoi genitori. “Ancora un po’ e festeggiavamo il 2016”: vengono accolti così i due ritardatari, che però ci mettono pochissimo ad ambientarsi, basta un bicchiere di vino e una stretta di mano. Siamo infatti tutti riuniti nel salotto attorno al tavolo della cucina (momentaneamente trasferito e sostituito con un tavolo da campeggio) e seduti su sedie una diversa dall’altra. Il problema della musica è perenne: si passa dal tablet al pc allo smartphone, ma l’acustica è comunque pessima: forse era meglio ingaggiare il maestro Canello per la musica live e trasferire il tutto nei locali della Megaditta di fantozziana memoria! Arriva il momento del tiramisù (il cotechino con le lenticchie non viene nemmeno riscaldato e bypassato causa cedimento dei partecipanti) e servono i bicchieri e i piatti (rossi e di plastica). Stranamente, però, il più saggio ed esperto della compagnia si fa prendere dal panico, pensando che stiano finendo, e si mette a lavarli! Ed è lui stesso ad ammettere che non gli era mai capitato prima. Peccato che sul tavolo ce ne sia ancora una fila. Il tutto si risolve con una risata generale e rapidamente si avvicina il momento fatidico: il countdown su Rai1. I numeri enormi scompaiono uno dopo l’altro dallo schermo e, a partire dal 10 parte il coro, tra commenti di varia natura sui personaggi (molti improbabili, altri desaparecidos, altri ancora meteore) che compaiono sullo schermo. E infine arriva la mezzanotte spaccata e, come dice una nostra amica, “qualcosa di speciale può sempre accadere, buon 2015”. Dal balcone del condominio di Borgo Santa Caterina.

 

 

 

Le 5 cose che non possono mancare a una festa che si rispetti

 

Il bidone dell’ultimo momento

Bicchieri e piatti di carta

Il cotechino con le lenticchie

Lo spumante

Il countdown a mezzanotte, rigorosamente su Rai 1 (ahinoi)

Il bonus è la musica (ma deve spaziare dalla commerciale alla dance anni’70, passando per Vasco, Ramones, Raffaella Carrà e David Bowie: la nostra colonna sonora è stata questa)

 

Le 5 cose che non devono assolutamente succedere a Capodanno

 

Il black-out causato da uso contemporaneo di asciugacapelli, forno, computer e lavatrice.

Gli ospiti che arrivano contemporaneamente (e in orario)

L’amica/o che immancabilmente versa inavvertitamente un bicchiere su un mobile/tappeto/vestiti

Il vicino che vuole dormire presto

Una moka per venti persone

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