Francesco, “Il Papa della porta accanto” nelle Filippine per dare nuovo slancio alla fede

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«La visita di Papa Francesco nelle Filippine diventa occasione di rilancio in questo grande arcipelago di una religiosità che ha diverse tradizioni e che ha al suo interno elementi che un po’ si allontanano dalla religione cristiana e dal cattolicesimo. La presenza di Francesco è proprio l’occasione per tornare alle radici, per dare nuovo slancio alla comunità cristiana. Tra l’altro il viaggio rientra in quella prospettiva di Francesco di andare alle periferie dell’esistenza. Le Filippine presentano da questo punto di vista diversi aspetti: le difficoltà economiche, la questione del rapporto con l’Islam, soprattutto nella parte meridionale della nazione nella zona di Mindanao, dove è forte la presenza di frange estremiste e fondamentaliste, come il gruppo Abu Sayyaf che alcuni dicono abbia legami con Al Qaeda. Tutto questo rientra in un disegno più complessivo di Papa Francesco che vuole guardare all’Asia, continente dove il cattolicesimo è più vivace, come in America Latina, e che nello stesso tempo vuole aiutare il Paese a uscire dalle difficoltà in cui si trova». Fabio Zavattaro, inviato Rai del Tg1, spiega il significato del settimo viaggio apostolico di Papa Francesco in Sri Lanka (12-15 gennaio) e nelle Filippine (15-19 gennaio). Uno dei vaticanisti maggiormente accreditati, nato a Roma nel 1952 e figura familiare ai telespettatori del Tg1, che seguirà la Missione Asia di Bergoglio, è rimasto colpito fin dall’inizio del pontificato di Papa Francesco dalla «“tenerezza” del Santo Padre, dal suo preferire i piccoli al posto dei grandi, dalla sua insofferenza al protocollo, dalla sua scelta di essere “il Papa della porta accanto”. Perché Francesco è il Papa che entra nelle case di tutti e non si preoccupa di portare una borsa mentre sale sulla scaletta dell’aereo o di prendere in braccio un bambino com’è accaduto nella baraccopoli brasiliana. Il Papa che chiede ai suoi stessi fedeli di benedirlo e di pregare per lui».

“Un tifone di rinnovamento spirituale per le Filippine”. È quello che si augura il Cardinale Louis Tagle, arcivescovo di Manila, per la visita di Papa Francesco in Sri Lanka e Filippine. Perché è importante la missione del Pontefice in Asia?
«Questo viaggio va collegato con il recente viaggio in Corea del Sud di Bergoglio. Durante la Messa per la pace e la riconciliazione in Corea, celebrata in uno dei luoghi più antichi della fede coreana, la Cattedrale di Myeong-dong, e parlando con i giornalisti durante il viaggio di ritorno in aereo, il Santo Padre ha ricordato che c’è un’unica Corea quando si parla la stessa lingua e quando le persone appartengono alla stessa cultura. “I coreani sono membri di un’unica famiglia” ha precisato Bergoglio. Una famiglia divisa dal trentottesimo parallelo, divisione nata nel 1953 al termine della Guerra di Corea. Per Papa Francesco il viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine fa parte della sua attenzione nei confronti del continente asiatico, composto da Paesi che hanno una profonda cultura e una grande tradizione religiosa. Pensiamo alla Cina con la quale la Santa Sede non ha nessun rapporto diplomatico e al Vietnam con il quale la difficoltà nella nomina dei vescovi è un ostacolo a una presenza della Chiesa».

Che nazione incontrerà Bergoglio considerato che le Filippine ha una popolazione di oltre 95 milioni di abitanti, dei quali ben l’ottanta per cento, pari a 79 milioni, sono cattolici, unico Paese a maggioranza cattolica di tutta l’Asia insieme a Timor Est?
«Francesco troverà una nazione che ha da un certo punto di vista una grande tradizione e presenza di cattolici ma nello stesso tempo ha anche un cattolicesimo un po’ “freddo”. La nazione, infatti, vive di una religiosità fatta di partecipazione emotiva con una difficoltà a radicare effettivamente la realtà del Vangelo nella vita quotidiana delle persone, come del resto accade un po’ dappertutto. Ci sono grosse sperequazioni, i ricchi sono molto ricchi, i poveri vivono ai margini della società, ci sono quartieri come Tondo, dove c’è la “Smokey Mountain”, la montagna dei rifiuti, la principale discarica di rifiuti di Manila. Qui alcune persone poverissime vivono nelle palafitte edificate sopra la discarica. Inoltre vi sono nuovi movimenti religiosi che stanno erodendo fedeli e riscuotono consensi maggiori del cristianesimo. Le Filippine sono un Paese che ha sofferto di gravi difficoltà economiche».

“Misericordia e compassione” sono le parole cardine del settimo viaggio apostolico del Santo Padre, il quale visiterà le zone colpite nel novembre 2013 dal tifone Yolanda. Quali saranno le tappe principali della visita pastorale?
«Bergoglio arriverà nelle Filippine il 15 gennaio, il 16 dopo la cerimonia di benvenuto al Palazzo Presidenziale e la visita di cortesia al Presidente a Manila e l’incontro con le autorità e il Corpo Diplomatico, il Santo Padre celebrerà la Messa nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione a Manila. Il Papa andrà a visitare i superstiti del tifone e pregherà insieme a loro sabato 17 gennaio durante un pranzo nella residenza dell’Arcivescovo di Palo a Tacloban. Domenica 18 la Messa nel Rizal Park di Manila, grande parco che si affaccia sull’Oceano Pacifico».

Il Santo Padre arriverà nelle Isole asiatiche a venti anni esatti dall’ultimo viaggio di Papa Giovanni Paolo II del 1995, quando Wojtyla presiedette l’allora X Gmg a Manila, dal tema “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Che ricordi conserva di quella visita alla quale partecipò nella veste di inviato del Gr2?
«Fu un viaggio molto bello, ricordo Mindanao, allora era già in atto un proficuo dialogo tra cattolici e musulmani. C’è un luogo a Zamboanga, che è la capitale di Mindanao seconda isola in ordine di grandezza delle Filippine, dedicato alla Madonna dove allora si fermavano in preghiera persone di religione islamica. Sempre a Manila ebbi modo di venire a contatto con alcuni missionari italiani, ricordo la tipografia salesiana dove i ragazzi dei quartieri poveri imparavano un mestiere. A Tondo, il quartiere periferico sopra la Smokey Mountain, Padre Giovanni compie un lavoro egregio con le adozioni a distanza e aiutando i ragazzi che vivono nelle palafitte grazie alle offerte provenienti dall’Italia. Alcuni di questi ragazzi ora lavorano nel Nord d’Italia, ragazzi usciti dalle scuole di Manila e che hanno vissuto per anni lì nella “Montagna dei rifiuti”.  Nel 1995 erano cinque milioni i fedeli presenti al Rizal Park di Manila durante la Messa di San Giovanni Paolo II, c’erano talmente tante persone che il Papa fu portato in elicottero nel luogo della celebrazione della Messa. Impossibile arrivare in macchina».

Ancora una volta la periferia diventa il centro del pontificato missionario di Bergoglio, grande è l’attesa tra la popolazione, molti filippini residenti in Italia e negli Usa torneranno in patria per l’occasione. Cosa ne pensa?
«Questo aspetto appartiene alla tradizione di questo popolo che ha un legame molto stretto con il proprio territorio. L’occasione di un viaggio del Papa nelle Filippine inevitabilmente diventa l’occasione di tornare in patria per fare festa intorno al Pontefice, cosa che è accaduta nel ’95 e che accadrà anche ora».

Nel 2015 Papa Francesco potrebbe essere il primo pontefice a visitare la Cina. Dopo l’abbattimento del muro Cuba – Usa, grazie a un viaggio “epocale” è auspicabile il disgelo fra Pechino e la Santa Sede che non hanno relazioni diplomatiche dalla rivoluzione comunista del 1949?
«Che il Papa possa andare nel 2015 in Cina non lo posso confermare… certo è uno dei desideri di Bergoglio, l’ha detto lo stesso Pontefice durante il volo di ritorno dalla Corea del Sud: “Se desidero visitare la Cina? Certamente! Anche domani!”. C’è stato anche il telegramma di saluto che Francesco ha inviato al Presidente cinese durante il viaggio in Corea del Sud e in quello stesso viaggio il governo cinese aveva autorizzato, per la prima volta, l’aereo papale a sorvolare il territorio della Repubblica Popolare per atterrare a Seul. Tutto ciò fa ben sperare. L’ipotesi del viaggio è da mettere in cantiere, però i tempi secondo me sono ancora lunghi. Forse potrebbe essere più facile una visita in Vietnam, qui il dialogo in atto sembra anticipare la missione pastorale. Lasciamo che sia la provvidenza a decidere quando e come compiere questi viaggi».

«In un mondo segnato da “violenze, guerre, odio, sopraffazione”, ci sarebbe invece tanto bisogno di “tenerezza”». È stato il messaggio dell’omelia di Bergoglio durante la recente messa di Natale, perché i drammi del Medio Oriente sono nel cuore del Pontefice. Papa Francesco è come il Santo d’Assisi che scelse di stare accanto agli ultimi portando loro il volto materno di Cristo?
«Papa Francesco lo ripete dall’inizio del suo pontificato: il messaggio che Lui pone è il messaggio della misericordia, della tenerezza. Questo ricorda il Concilio Vaticano II e San Giovanni XXIII. Papa Roncalli diceva “La Chiesa è abituata a usare la medicina della misericordia” e Francesco questa medicina della misericordia la mette in primo piano, come mette in primo piano la tenerezza. Lo fa con parole e gesti, lo fa con la sua attenzione nei confronti degli ultimi, lo fa parlando nelle situazioni di conflitto».

La XVII indagine su “Gli italiani e lo Stato” 2014, condotta da Demos per Repubblica, ha rivelato un Paese frustrato da problemi economici, dall’inefficienza e dalla corruzione politica, che ha perso i principali punti di riferimento della vita pubblica e sociale. Il cittadino italiano si sente solo e si fida solo del “papa venuto dall’altra parte del mondo”. Un dato sorprendente o forse prevedibile?
«Il Papa “venuto dalla fine del mondo” è un punto di riferimento come lo sono stati i Suoi predecessori, perché rappresentano non solo un punto di riferimento spirituale ma anche culturale, di valori e di attenzione alle persone sofferenti. Il messaggio evangelico della Chiesa, della dottrina sociale, è sempre più ritenuto dalla gente attendibile in un tempo nel quale è veramente difficile trovare figure credibili dal punto di vista politico e culturale. Francesco è ancora di più al centro dell’attenzione dei media per il suo modo di essere pontefice».

 

 

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