I cinque pregiudizi più diffusi sui nomadi: da smontare

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I campi nomadi non sono posti attraenti, almeno visti dall’esterno: soprattutto quando (e purtroppo accade) le strutture che li ospitano sono trascurate e malmesse. Se i tombini, per esempio, non fanno defluire l’acqua, se i bagni comuni non funzionano. Eppure, una volta entrati, se ci si trova faccia a faccia con le persone, molti pregiudizi e paure si sciolgono come neve al sole. Vediamone alcuni.

1. I nomadi rubano i bambini
L’aspetto curioso di questo pregiudizio non è soltanto che è falso, ma che all’opposto sono i nomadi ad essere molto protettivi nei confronti dei loro bambini e ad avere timore che gli vengano portati via (perché sono poveri, perché vivono nelle roulotte). Ce ne sono molti nei campi, in quello di Romano sono circa la metà del totale dei residenti. Non solo i loro genitori se ne prendono cura, ma la comunità allargata li sorveglia e li protegge.

2. I nomadi sono stranieri
Moltissime famiglie di nomadi vivono in Italia da diverse generazioni. In particolare i sinti di cui parliamo nel nostro dossier vivono nel nostro Paese da oltre quattrocento anni. Detto questo è vero che hanno cultura e tradizioni diverse dalle nostre.

3. I nomadi non lavorano e vivono di carità o di furti
In passato i nomadi sono stati giostrai, artigiani e allevatori di cavalli. Oggi questi mestieri sono quasi scomparsi e comunque non più appetibili. Chi vive nei campi oggi sceglie dunque altre professioni: autisti, giardinieri, colf, badanti, fiorai, operai. Anche se spesso il fatto di avere la residenza in un campo non rende facile per loro ottenere un’assunzione.

4. I nomadi non sanno vivere nelle case
Falso. Molti si sono trasferiti in appartamenti in affitto e case popolari e si sono integrati bene. Vero che rimane l’esigenza di “vivere sotto il cielo”, di avere almeno un piccolo spazio di libertà, ma molti preferiscono comunque vivere in appartamento, se possono permetterselo o gliene viene data l’occasione. Anche perché pochi si spostano nel corso dell’anno, molti non sono più, di fatto, davvero nomadi.


5. I nomadi non mandano a scuola i bambini

E’ vero che il livello di istruzione dei genitori in media non è elevato, e che questo rende loro difficile seguire i progressi dei figli e aiutarli nei compiti. E’ vero anche che molti non sono stati cresciuti con la convinzione che abbia valore terminare il ciclo degli studi obbligatori. Detto questo molti dei nomadi che vivono nei campi desiderano comunque che i figli abbiano la possibilità di studiare per poter avere un futuro migliore, per affrancarsi dal passato e sconfiggere i pregiudizi.

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