Beppe Vitali, pensionato e volontario: «Dedicarmi agli altri, è questo che mi fa sentire un uomo»

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Giuseppe Vitali, “Beppe” per tutti quelli che lo conoscono. Una sorta di istituzione nel quartiere di Longuelo per la sua simpatia e per il tempo che ogni settimana mette a disposizione dell’oratorio e della comunità. Con lui facciamo quattro chiacchiere proprio sull’oratorio e sul modo di impiegare il suo tempo da pensionato mettendolo a disposizione degli altri.

Beppe, ci racconti un po’ di te e del tuo arrivo in questo quartiere?
«Ho vissuto fino a 13 anni in Città Alta, in via Borgo Canale per poi trasferirmi a Longuelo. Ho avuto le mie difficoltà nell’inserirmi nella vita del quartiere che al tempo – parliamo del 1956 – era piuttosto “chiuso”: erano gli anni in cui a Longuelo venivano costruite le prime case ed era in “espansione”. Quando sono arrivato qui mi sentivo abbastanza libero e ho messo un po’ da parte la fede e il catechismo salvo poi riprenderlo qualche anno dopo. Intorno ai 16 ho cominciato ad inserirmi nella vita del quartiere e ad interessarmi alle persone anziane: mi avevano dato un libro da leggere, era il primo libro impegnato che leggevo, ed era “Lettere sull’autoformazione” di Romano Guardini. Così ho deciso di mettermi in gioco ed entrare nell’attività della San Vincenzo: lo facevo nel quartiere e anche come pre-fucino, cioè quella parte della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) che seguiva i ragazzi delle superiori».

Come hai vissuto e come stai vivendo il tuo tempo libero dopo che sei andato in pensione?
«Io ho sempre fatto il dipendente fino al 1987 quando sono riuscito a fondare un’azienda di mia proprietà che ho poi lasciato a mio figlio. Devo dire che sono andato in pensione molto volentieri perché potevo dedicare il mio tempo a realizzarmi in modo diverso rispetto a quello lavorativo mettendomi a disposizione degli altri in modo totalmente gratuito. Ho cominciato a fare il catechista, mi sono inserito nei gruppi biblici, ho cominciato a spendere il mio tempo come volontario in oratorio e tante altre attività che occupano le mie giornate. Con la pensione ho avuto la possibilità di dedicarmi pienamente a tutte quelle piccole attività che sarebbero state inconciliabili con gli orari lavorativi. Sono anche Ministro straordinario della Comunione e quindi ogni primo venerdì del mese faccio visita e porto la comunione agli ammalati. Fino all’anno scorso partecipavo, anche se marginalmente, al Cre. Insomma una serie di attività che mi tengono impegnato senza mai dimenticare l’aspetto famigliare: ho anche cinque nipoti e quindi un po’ di tempo devo dedicarlo anche a loro altrimenti la moglie mi sgrida!»

Cosa vuol dire per te dedicare del tempo agli Altri? Spendersi per gli altri?
«Recentemente abbiamo approfondito, con il gruppo biblico, il libro della Genesi. In esso c’è un passo in cui è Dio stesso a parlare e dice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza». Questa frase suona un po’ come un coinvolgimento dell’uomo stesso nel momento della creazione; non è un plurale maiestatis, ma mi sembra più un “facciamo insieme, costruiamolo insieme  questo uomo”. Dedicarmi agli altri, per me, significa proprio questo: costruire, realizzare l’umano che c’è in me come persona, proprio per assomigliare sempre di più a quel progetto divino che mi ha voluto così».

Tu che hai vissuto e continui a vivere con costanza la vita oratoriale, come giudichi il momento attuale degli oratori, facendo anche riferimento all’oratorio di Longuelo?
«Mi riferisco più che altro alla presenza dei ragazzi che, per come la vedo io, è ancora un po’ scarsa. Ed è un dato che legherei fortemente all’aspetto catechistico: se noi riuscissimo a fare una catechesi diversa da come la facciamo oggi, io dico che forse l’oratorio sarebbe vissuto un po’ di più dai ragazzi. Mi spiego meglio: i ragazzi vengono alla catechesi perché i genitori hanno ancora la mentalità che alcuni sacramenti devono essere fatti perché è tradizione. Ma se noi riuscissimo a dare una cultura diversa della catechesi, a partire dai genitori, forse le cose cambierebbero. Per i ragazzi è importante crescere con determinati insegnamenti, crescere accompagnati dal Vangelo e da qualche passo in particolare: le Beatitudini, Matteo 25, eccetera. Ma è altrettanto importante crescere vivendo la comunità. Quello che voglio dire è che se io riesco a coinvolgere i genitori stessi nella vita dell’oratorio magari anche i ragazzi sarebbero un po’ più invogliati a partecipare. E dunque l’ora di catechismo settimanale potrebbe essere alternata ad una giornata di gioco attraverso la quale i giovani imparino a vivere l’oratorio e la comunità».

Quanto è importante per una pensione anziana avere affianco una famiglia e degli affetti che magari gli tengano impegnato il tempo?
«Io dico che è molto importante. Ma nel caso in cui questa venga meno bisogna anche andare a cercarsi una occupazione diciamo alternativa: io vedo molti anziani che si isolano. Eppure ci sono un sacco di attività e di centri anziani che si possono sfruttare, basta aprire gli occhi. Se un anziano vuole inserirsi per non rimanere solo, di possibilità ne ha parecchie. Io ho scelto la via dell’oratorio ma di valide alternative ce ne sono eccome».

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