I preti di Mapello in tenda/La testimonianza di Marcelo Barros: “Abbiamo bisogno di profeti”

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Marcelo Barros, brasiliano, monaco benedettino,
è uno dei più noti teologi sudamericani.
Nei giorni scorsi è passato a fare visita ai preti di Mapello
che trascorrono la quaresima in tenda
e ha lasciato questa testimonianza, che volentieri pubblichiamo

TORNARE AL PRIMO AMORE

Come gli esseri viventi hanno bisogno di acqua per vivere e il corpo dipende dal cibo per ricostituirsi, le Chiese cristiane hanno bisogno di profeti per aiutarli a “tornare al suo primo amore,” come hanno auspicato i profeti Geremia e Osea,  per ricordare l’ Esodo, ossia, il cammino del popolo di Dio nel deserto in vista della liberazione (Ger 2, 2 1 e il 2, 16 ss). Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, il libro dell’Apocalisse riconosce che la Chiesa di Efeso è molto fedele e disciplinata, ma aveva “dimenticato” il suo primo amore. E quindi, sollecita all’angelo della chiesa (cioè, il responsabile della missione), “riprendi la forza del tuo primo amore” (Apocalisse 2: 1- 5).

È da questa chiave di lettura che possiamo comprendere più profondamente la decisione di quattro sacerdoti della diocesi di Bergamo di allestire una tenda di tela di fronte alla chiesa parrocchiale di Ambivere e li vivere questa Quaresima, almeno fino alla Pasqua. Nella lettera pubblica che hanno fatto per annunciare la loro decisione alla Chiesa e al mondo, Emanuele, Alessandro, Andrea e Gianluca chiariscono le ragioni più profonde della loro opzione: “Non possiamo accettare che il prezzo del nostro benessere sia la riduzione dei altri esseri umani alla miseria”. E così hanno fatto questo gesto come iniziativa di Quaresima e per annunciare una nuova Pasqua.

Senza dubbio, per la cultura cattolica dell’Europa, è un gesto originale e provocatorio. Originale perché è insolito e impegnativo perché provoca tutti, ministri e fedeli, a prendere posizione sul simbolismo e il significato di tale gesto. Per questo, è un atto ministeriale, cioè, di servizio al popolo di Dio e, per vari motivi, profondamente profetico.

COME ALLA FESTA EBRAICA DEI TABERNACOLI

Nella cultura ebraica, si tratta di un gesto liturgico, perché, fino ad oggi, ogni anno, in settembre, nell’epoca di Shuccot (festa dei Tabernacoli), le comunità ebraiche hanno l’abitudine di costruire nei giardini delle case piccole tende di palme o altre piante. Vivono lì per otto giorni per ricordare il tempo che Israele ha vissuto in tenda nel deserto. Nella realtà brasiliana e latinoamericana, dopo gli anni 80, diversi sacerdoti, religiosi e religiose, scelsero di vivere in tenda di plastico, abitate dai contadini senza terra, o anche con i senza tetto nelle periferie urbane, per richiedere al governo il riconoscimento del loro diritto di occupare un territorio rurale, o anche una particolare proprietà urbana.

E COME LE TENDE DEI MIGRANTI

Nell’Europa di oggi, campi di migranti e rifugiati si moltiplicano come nuove frontiere, non solo territoriali, ma come mura invisibili che rivelano una società senza cuore che, si imprigiona a se stessa, nella sua chiusura culturale e nella freddezza del suo egoismo.  In tale contesto, questo gesto dei quattro preti di Ambivere ricorda agli italiani che, nell’epoca della generazione dei loro bisnnoni, molti di loro hanno bussato alle porte dei paesi del sud e di America come migranti e sono stati accolti e integrati.

Oggi in questo mondo, le tende dei migranti sono come la tenda nella quale Dio accompagnava nel deserto il suo popolo. Purtroppo, oggi né la maggioranza degli europei  che continuano a dirsi cristiani e nemmeno alcuni pastori riconoscono che li in mezzo a questa umanità scartata si manifesta la risurrezione di Gesù che ci parla attraverso la vita dei tutti gli impoveriti del mondo.

Questi quattro preti di Ambivere ricordano ai cristiani l’appello profetico di papa Francesco a vivere una Chiesa “in uscita”, o come nel 1968, i vescovi latino-americani hanno detto nella conferenza di Medellin: “Dobbiamo mostrare al mondo il volto di una Chiesa povera e pasquale, impegnata nella liberazione di tutta l’umanità e di ogni essere umano in tutte le sue dimensioni ” (Med 5, 15).

Ecco anche la lettera che Barros ha scritto ai quattro sacerdoti
Ai pretri della tenda di Ambivere (1)

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