I preti di Mapello in tenda/risposta a Rocco Artifoni

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Foto: chiesa di Mapello

Rocco Artifoni, dopo aver letto le parole scritte dai preti di Ambivere, Mapello e Valtrighe per spiegare il loro gesto significativo di mettersi in tenda per tutta la Quaresima sulla piazza della chiesa di Ambivere, scrive a sua volta: “Penso a quello che è accaduto un anno fa, quando nel mio paese, Torre Boldone, è “scoppiato” il caso di una ragazza minorenne nigeriana accolta in una piccola comunità (gestita dalle suore adoratrici) e osteggiata dall’amministrazione comunale. In quel caso, la comunità cristiana era divisa e il parroco ha preferito scegliere il silenzio per evitare ulteriori divisioni. Decisione comprensibile, ma per me non condivisibile. In alcuni casi si deve scegliere: è più importante tenere unità una comunità o mettersi dalla parte degli ultimi?”.
Il ragionamento di Artfoni mi porta a confermarmi nell’idea che mi son fatta alla notizia di quei preti che, con intenzione sicuramente profetica, della cui sincerità non dubito assolutamente, sono andati a mettersi in tenda per passarvi la Quaresima. Nonostante il loro discorso di spiegazione, che, chilometrico e universalistico com’è, (mi scuseranno i confratelli) mi fa venire in mente i proclami che hanno imperversato in Italia per un decennio e oltre dal ’68 in poi, non son riuscito a coglierne, al di là – ripeto – delle loro intenzioni, la portata profetica. Non riesco a credere che la loro iniziativa abbia provocato le loro parrocchie al punto da metterne in pericolo l’unità, come invece, secondo il Sig. Artifoni, aveva compromesso l’unità della parrocchia di Torre Boldone il caso della ragazza nigeriana accolta dalla comunità delle Suore Adoratrici. Nel caso di Torre Boldone, stando a quanto scrive Rocco Artifoni, il parroco per non aggravare la situazione scelse (ignominiosamente) di stare zitto piuttosto che mettersi dalla parte degli ultimi. Conoscendo il parroco di Torre Boldone, mi meraviglierei molto se nelle sedi parrocchiali, che son fatte apposta, non avesse poi portato i Boldonesi praticanti a rileggere e ad elaborare quell’evento spiacevole alla luce della parola di Dio, senza necessariamente ricorrere a forme di intervento plateale che lasciano il tempo che trovano.
È proprio a partire dal ragionamento del Sig. Artifoni che mi sarei aspettato che ai preti di Mapello e Ambivere egli, riguardo al mettersi dalla parte degli ultimi, proponesse qualche cosa di veramente più eloquente e di più “provocatorio” nei confronti dei loro parrocchiani che non l’accamparsi temporaneamente in vista di tutti e a pochi metri da casa propria. Perché, per esempio, non ha proposto loro di creare qualcosa di simile a quello che è successo a Torre Boldone l’anno scorso, ma risolto in modo diverso da come ha fatto un anno fa Mons. Lussana?

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1 commento

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    silvana messori on

    io forse sarò imbecille, ma questo tirare di qua e di là, seguendo il proprio “distinguo”, a mio avviso non fa bene alla “Chiesa”. Perché non smettere di polemizzare e criticare gli atteggiamenti o prese di posizioni e viceversa lasciare a ciascuno secondo il proprio “Spirito”,… e non fare un tappeto bucato e rattoppato …ma lasciare a ciascuno il proprio e fare che ogni pezzetto del puzzle(una volta scrissi che se manca un solo del pezzetto del mosaico, il quadro non è completo) sia posto e messo secondo quanto attorno sono formati i lati? sto diventando logorroica nei commenti?

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