Povero Tobia Antonio! A proposito di Nichi Vendola, del compagno, ma soprattutto del figlio

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Sappiamo bene quanto sono pignoli, precisi e rigorosi gli psicologi (alla Crepet, per fare un nome) nel denunciare alla TV o nella posta dei giornali le storture pedagogiche subite nell’infanzia per spiegare complessi, carenze affettive, immaturità, o, per contro, aggressività e compulsività varie, in una parola tutti gli ingredienti di esistenze particolarmente problematiche.

A mio parere, analizzato l’inizio della vita di Tobia Antonio (il “figlio” di Vendola e compagno), non dovrebbe essere difficile per gli psicologi trovare materiale abbondante per le loro diagnosi a suo riguardo.

IL PICCOLO TOBIA ANTONIO E GLI PSICOLOGI

Il Crepet di turno porterà il suo paziente a scoprire innanzi tutto che uno dei due “genitori”, nel programmarlo, aveva dichiarato di “usare provocatoriamente il suo sogno (di avere un figlio) contro la pigrizia della politica sul tema dei diritti civili”. In parole povere, il poveretto scoprirà di essere stato “sognato” e voluto per fare andare avanti il tema dei diritti dei gay. Scoperta, evidentemente, assai poco entusiasmante.

Inoltre scoprirà che per farlo essere non si è proceduto per le normali vie naturali cariche di slanci vitali, ma si è messo in atto un procedimento cerebrale, molto ingegnoso e complicato.

Si è fatto ricorso ad una clinica californiana specializzata in fecondazione artificiale e in maternità surrogata. Detta clinica aveva a disposizione, ovviamente a pagamento, ovociti di donne diverse che permettevano all’occorrenza la scelta del patrimonio genetico desiderato. In pratica scoprirà di essere stato predisposto in base agli sfizi dei genitori.

IL PICCOLO TOBIA ANTONIO E LE DIFFICILI VERITÀ DA SCOPRIRE

A questo punto scoprirà che i suoi hanno fatto la scelta di una donna in cui impiantare questo “materiale” genetico predisposto. Questa avrebbe portato avanti la gravidanza fino al momento del parto. Questa gestante, che sarebbe più giusto chiamare “fattrice”, si era impegnata ad abortire nel caso che qualche cosa non funzionasse a dovere e soprattutto si era impegnata a riconoscere che alla fine la genitorialità venisse attribuita non a lei, ma a chi le aveva commissionato la gestazione. Il contratto tra lei e i genitori, naturalmente, non era stato gratuito, ma a salato pagamento, il tutto garantito da una minuziosa scrittura notarile.

E COLEI CHE L’HA PORTATO IN GREMBO SPARIRÀ DALLA SUA VITA

Alla fine il povero Tobia Antonio verrà a sapere che i suoi genitori avevano dichiarato all’opinione pubblica che la “fattrice” sarebbe stata considerata come una della famiglia. Vero! Tuttavia, il bambino diventato grande si renderà conto che, dopo la nascita, si è trovato ed è cresciuto non con colei che l’aveva portato in grembo e con la quale per nove mesi aveva avuto un rapporto profondo e insopprimibile, ma, una volta entrato nella famiglia che l’aveva commissionato, si è trovato con nessun calore materno, ma con due papà (genitore uno e genitore due). affettuosi finché si vuole, ma altra cosa rispetto a quello che natura vuole.

Lo psicologo di turno si prepari, perché, quando Tobia Antonio scoprirà tutto questo, avrà molto da lavorare.

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