Sapori esotici, ritmi africani. Al Maite l’incontro tra culture e tradizioni diverse incomincia a cena

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L’incontro tra culture e tradizioni diverse passa attraverso gesti semplici, come cucinare. Nei giorni scorsi al numero 6 di vicolo Sant’Agata a Bergamo, MAITE e Cooperativa Ruah hanno organizzato una cena sociale etnica i cui cuochi, d’eccezione e per una sera, sono stati i ragazzi ospiti presso la struttura di Ruah in Castagneta. Un momento di incontro e condivisione, rivolto a tutti coloro che hanno avuto voglia di conoscere qualcosa di più sui numerosi ragazzi che ogni giorno arrivano nel nostro Paese e nella nostra città e che portano con sé tante storie da raccontare, anche attraverso la propria tradizione culinaria. Più che una serata di conoscenza è sembrata una cena tra conoscenti di vecchia data: ragazze e ragazzi di ogni età e con pelle di colore diverso hanno invaso il locale, in coda al buffet per riempirsi piatto e pancia di pietanze dai nomi impronunciabili e da sapori altrettanto impegnativi, attorno al bancone del bar, in gruppi eterogenei attorno ai tavoli, seduti su cassette di legno. Colore e calore hanno fatto da padrone, in un’atmosfera di festa e incontro, di multiculturalità e interazione, che per qualcuna ha significato scambiare due parole in qualche lingua straniera, per altri lasciarsi andare ai ritmi africani. L’idea della cena nasce grazie alla collaborazione di queste due realtà che si concretizza nella scuola di italiano che i ragazzi frequentano proprio al MAITE. “Abbiamo organizzato tutto in pochissimo tempo, ma l’abbiamo fatto per coinvolgere i ragazzi e valorizzare chi sono attraverso il cibo che hanno preparato, che parla di loro e della loro terra” – dice Sara, educatrice presso la Cooperativa Ruah – “e i ragazzi si sono dimostrati fin da subito collaborativi e interessati all’evento (preparato in collaborazione con alcuni scout di Milano) e non si sono tirati indietro neppure nel momento di fare amicizia”. Un momento di incontro e scambio, “non l’unico” – aggiunge Sara “perché vedendo la ben riuscita di questo senza dubbio promuoveremo altri pranzi o cene che diventino occasione d’incontro, perché tutti i ragazzi che abbiamo coinvolto e che vivono nelle nostre strutture hanno voglia e bisogno di conoscere e farsi conoscere, di stare insieme in modo diverso e di esserlo in mezzo agli italiani”.

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