Per favore, dov’è il bagno? Una vicenda esemplare attorno a gender, discriminazione sessuale e dintorni

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Immagine: “Ammettilo, sei una donna, vero?”

SESSO E GENDER

Qualcuno sostiene che l’ideologia del gender non esiste. Sarebbe solo un’immaginazione di alcuni sessuofobi. Ora, è tanto inesistente questa teoria che recentemente alcuni Stati americani hanno adottato leggi che consentono la scelta delle toilette pubbliche non sulla base del proprio sesso biologico, ma su quella dell’identità gender. Finora il bagno dei maschi era distinto e separato da quello delle femmine. Ma in base alla teoria del gender, l’identità sessuale può essere diversa da quella del sesso biologico, e può anche variare nel tempo, perfino in tempi brevi. Dipende da come uno si sente in un dato momento. Per cui, ognuno, in base all’identità gender, potrebbe scegliersi a piacimento il bagno che vuole.

IL CASO DEL NORTH CAROLINA

La North Carolina però si è opposta a questo orientamento ed ha emanato una norma che impedisce di potersi scegliere il bagno o lo spogliatoio pubblici in modo arbitrario.
Non l’avesse mai fatto. Ne è nata una polemica che dire arroventata è dir poco. Multinazionali, organizzazioni sportive (come la lega di pallacanestro), nonché volti noti della musica hanno gridato alla discriminazione e si propongono di boicottare uno Stato giudicato ostile verso gli omosessuali e i trans.
Il governatore Pat MacCrory ha ragionevolmente, ma inutilmente, fatto notare che consentire la presenza di uomini travestiti nei bagni delle donne potrebbe favorire i malintenzionati con qualche pericolo per la sicurezza.
In altri tempi, un’iniziativa del genere avrebbe sommerso i proponenti nel ridicolo più squalificante. Ma erano appunto “altri tempi”. In un tempo “evoluto” come l’attuale, la polemica ha invece varcato le soglie nientemeno che della Casa Bianca.
Nella controversia è infatti intervenuta anche Loretta Elizabeth Lynch, Procuratore generale degli Stati Uniti, cioè il Capo del Dicastero della Giustizia. “È molto più che una questione di bagni” ha sentenziato seria la signora Lynch. Secondo lei si tratta di una vera e propria violazione della legge sui diritti civili e quindi ha deciso di far causa alla North Carolina. E, rifacendosi nientemeno che alla nascita stessa dell’Unione, ha affermato “Gli ideali fondanti hanno portato gli Stati Uniti – con esitazione ma inesorabilmente – in una direzione di uguaglianza ed inclusione per tutti”.

IL SESSO SI SCEGLIE. IL DIBATTITO

Ma c’è di più: per la Lynch il desiderio di una persona di scegliersi il proprio sesso a seconda di come si sente è più importante del diritto alla privacy in strutture condivise, come bagni o spogliatoio pubblici. Cioè, per fare un esempio, la sicurezza di una donna che si fa la doccia può essere sacrificata sull’altare del gender.
A questo punto il governatore McCrory ha chiamato in causa l’amministrazione Obama nel suo insieme e ha detto che essa “sta aggirando il Congresso, in quanto tenta di riscrivere le leggi e impostare criteri igienici di base, le politiche riguardo a bagni, spogliatoi e docce per i datori di lavoro pubblici e privati in tutto il Paese, non solo in North Carolina”.
Secondo lui, Washington ha promosso una campagna a favore dell’identità gender con atti autoritari, senza passare prima per il dibattito parlamentare. Perciò egli si domanda con una punta di preoccupazione: “Se la Casa Bianca può dettare le politiche riguardo ai bagni americani, cos’è fuori dalla sua portata?”. E quindi promette di portare l’amministrazione Obama in Tribunale.
Le perplessità dei Carolini del Nord, come si vede, non sono molto diverse da quelle di tanti italiani di fronte alla forzatura delle norme parlamentari attuate dal Governo pur di approvare nel modo che s’è visto la legge sulle unioni civili. La democrazia, sia negli Usa che da noi, ha indubbiamente qualche motivo di sofferenza.
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