Fischio d’inizio per gli Europei 2016: «Nel calcio come nella vita, nessuno può giocare da solo»

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Europei 2016: fischio di inizio allo Stade de France di Saint-Denis venerdì 10 giugno. 77mila agenti in Francia sono dispiegati fino al 10 luglio per garantire la sicurezza di giocatori e tifosi.  Intervista a monsignor Dominique Lebrun, vescovo di Rouen, arbitro ufficiale di calcio dal 1985 al 1998. La gente andrà negli stadi e si radunerà davanti ai grandi schermi allestiti nelle zone predisposte. Perché lo fa? “Perché la passione per il calcio è più forte della paura. Ma credo anche che ci sia la volontà di manifestare che noi non vogliamo essere fermati da questi orrori”.

Francia 2016: saranno gli Europei più blindati della storia del calcio. Le cifre parlano chiaro: 77mila sono  gli agenti mobilitati per garantire la sicurezza di giocatori e tifosi. La Francia colpita nel 2015 dal duplice attentato di gennaio e novembre, reagisce così al terrore: si va avanti ma non si abbassa la guardia. 24 le squadre che fino al 10 luglio scenderanno in campo divise in 6 gironi: si inizia con Francia-Romania. La partita è in programma allo Stade de France, uno dei luoghi presi d’assalto dai terroristi lo scorso 13 novembre. MonsignorDominique Lebrun è vescovo di Rouen. Ha un passato di arbitro ufficiale di calcio che ha praticato per ben 12 anni, dal 1985 al 1998. Grande appassionato di questo sport, andrà a vedersi la partita della “sua” nazionale con i giovani della parrocchia di Saint-Joseph di Malaunay-Le Houlme.

La Francia parte avvantaggiata. Lei cosa ne pensa?
(ride) «Avvantaggiata? Non so se è la parola giusta. Quando si gioca in casa, è normale che ci sia una spinta in più. Ma non credo che siamo una squadra in grado di vincere questo Europeo. Anche se nello sport, per fortuna, ci sono sempre sorprese, fattori umani che non si possono prevedere».

Lei andrà a vedere qualche partita allo stadio?
«Ho prenotato i biglietti per vedere Portogallo-Islanda a Saint-Etienne. Ho scelto questa partita per la semplice ragione che quando ho prenotato, ero ancora vescovo di Saint-Etienne ma poi il papa mi ha trasferito a Rouen e lo ha fatto senza chiedermi se avevo comprato già i biglietti».

Qual è l’augurio che vuole lanciare alla vigilia di questi Europei 2016?
«Questi eventi sportivi, anche ad alto livello, sono sempre occasioni di incontri nelle città tra delegazioni di diverse squadre e tifosi di varie nazioni dell’Europa. Sono sempre momenti di festa e di gioia, anche se il momento è difficile, in Francia, a causa del doppio attentato e della questione sicurezza. È un clima che non possiamo mettere da parte».

La gente come sta reagendo di fronte all’incredibile dispiegamento di polizia e all’allerta attentati?
«Si avverte chiaramente che la gente non molla. La gente andrà negli stadi ed è anche disposta ad andare nelle zone che sono state predisposte nelle città per radunarsi davanti ai grandi schermi. Quindi la gente parteciperà. Perché lo fa? Non saprei dire esattamente. Forse perché la passione per il calcio è più forte della paura. Ma credo ci sia anche la volontà di manifestare che noi non vogliamo essere fermati da questi orrori».

E ai giocatori, cosa vuole dire?
«La cosa migliore sarebbe che i giocatori che vivono un momento di competizione sul campo, lo facciano in modo pacifico. Vorremmo che questi Europei facessero registrare meno cartellini gialli e rossi. Sarebbe il ricordo che ci farebbe più piacere.  C’è una avversione per questo mondo che la gente percepisce pieno di soldi. E’ sicuramente un mondo che ha bisogno di una nuova fondazione. Alcuni club, come il Saint Etienne, hanno scelto di non andare oltre ad un certo livello di pagamento dei giocatori anche se sanno benissimo che in questo modo non possono competere contro le grandi squadre. Ma non basta. Occorre una rifondazione nel modo stesso di fare gioco».

Perché? Cosa ci si aspetta dal calcio?
«Il suo messaggio è scritto nel gioco stesso: a calcio si gioca insieme; si ha bisogno dell’altro; si rispetta l’arbitro che ha il compito di far rispettare le regole; fa conto degli spettatori. Questa è anche la vita della nostra Europa in cui nessuno può giocare da solo».

 

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