Marco Baliani racconta il coraggio dei piccoli gesti quotidiani: mattoni per costruire un mondo più giusto

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Grande appuntamento con Marco Baliani nella splendida location del Duomo di Bergamo. Si è svolta infatti ieri sera la rappresentazione “Del coraggio silenzioso”, opera teatrale suddivisa in 5 racconti che hanno avuto come file rouge il tema del coraggio. Partendo dalla lotta per i diritti dei neri nell’Alabama degli anni ‘50 si è poi passati a descrivere il coraggio vissuto ai giorni nostri dai tanti immigrati che sfidando il mare raggiungono le coste italiane sperando in un futuro migliore. Il coraggio è anche quel sentimento indispensabile per preservare il nostro passato e la cultura di un luogo, come nel racconto di Palmira, città distrutta e rasa al suolo dai vandali, contro cui il protagonista si batte fino ad accettare la morte, pur di conservare fino all’ultimo le opere d’arte dell’antica città. Perché la vera ricchezza non sta nella preziosità intrinseca dei metalli come oro e argento ma nella bellezza delle opere antiche, nella fatica che l’uomo vi ha messo per realizzarle e tramandarle nei secoli. Il coraggio è anche quel sentimento che bisogna avere di fronte alle situazioni più disumane, come nel racconto dei campi di concentramento, dove una donna si batte per aiutare un gruppo di bambini a dimenticare la disumanità del campo e a ritrovare nelle piccole cose e gesti quotidiani quell’umanità che la vita nel campo ha cercato di annientare. Infine, il coraggio è anche quello del protagonista dell’ultimo racconto, un monaco tibetano che resiste ai lunghi anni di prigionia e alle torture inflitte dai cinesi comunisti, dopo l’invasione del Tibet. Coraggio silenzioso è il titolo dell’opera, ad indicare proprio, come afferma il regista, non quel coraggio eroico ed eclatante che tutti riconoscono e vedono, ma quel coraggio che non viene neanche notato, quei piccoli gesti che in sé contengono una grande capacità rivoluzionaria rispetto al tempo in cui sono stati fatti. “è un coraggio che ha a che fare con la necessità interiore dell’essere umano” ha affermato il regista “che nasce dal desiderio di agire in un determinato momento anche contro tutto ciò che si ha intorno, che non si può non affrontare. Un coraggio diverso da quello tout court cui siamo soliti pensare”. Così il gesto della donna di colore che si siede nel posto riservato ai bianchi su un autobus o la donna che nel campo di concentramento canta insieme ai bambini che accudisce diventano emblema di un gesto di coraggio, indispensabile per opporsi alle ingiustizie, nella speranza di condurre la coscienza umana a realizzare un mondo più degno e giusto.

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