Quel terremoto arrivato durante le vacanze a Senigallia con l’oratorio di Cologno al Serio. Il dolore e la preghiera

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Per i ragazzi dell’oratorio di Cologno al Serio, in vacanza a Senigallia a poco meno di 200 km dall’epicentro, il terremoto è stato solo “un treno che passava” nella notte. Ma ha lasciato un segno forte, che non dimenticheranno facilmente. Ce lo racconta Valentina, in una pagina di diario.

Quando stamattina mi sono svegliata insieme alle tre bambine che dormono in camera con me qui a Senigallia, erano le 8,32 e l’unico pensiero che mi passava per la mente era dove avevo messo il mio braccialetto preferito la sera prima. Ora sono quasi le due di notte e sto andando a letto, e l’unica pensiero che mi passa per la mente non riguarda quel braccialetto. Lo cercherò domani mattina. È dalla colazione che “i miei pensieri sono tutti lì” come cantava Bertoli. Poco prima di iniziare a scrivere questo pezzo ho guardato l’ultimo aggiornamento. 247 morti. 247 persone. Mamme, papa, sorelle, fratelli,figli. 247 sconosciuti che però occupano i miei pensieri. E che sento ora così familiari. E io sono qui, a Senigallia, con i ragazzi dell’oratorio. 247 persone. Mentre scendevo le scale per andare a fare colazione, un’animatrice mi domanda :”Ma tu hai sentito il terremoto?”. La mia faccia era perplessa. Quale terremoto? Arrivata in salone, incontro altri animatori e inizio ad avere le prime notizie. Poi accendo il cellulare:un paio di chiamate, un bel pò di messaggi. “Tutto ok?” mi scrive Andrea, mio fratello. 247 persone, ma non lo sapevo ancora. La “botta” l’ho avuta poco prima di cena. Tra le preghiere dei fedeli, uno dei ragazzi chiede un pensiero per le vittime del terremoto. E lì sento il numero. Rimango incredula. Quando io sono in vacanza, tendo a “uscire” dal mondo, mi sconnetto, cerco di usare meno tecnologia possibile. Il che è un bene, ma in questo caso mi ha tenuto estranea a tutto quello che stava succedendo fuori da queste mura. 247 persone, ma a quell’ora erano poco più di 120. Ora sono le due e venti e ho quasi paura di cercare gli ultimi aggiornamenti. È un pensiero stupido, lo riconosco. Certe cose succedono senza che tu possa fare molto. Lo so che il numero delle vittime continuerà ad aumentare anche se io non leggo le ultime notizie dallo smartphone. Però vorrei che quelle 247 persone non aumentassero più. Durante la giornata ho chiesto ai ragazzi se avessero sentito qualcosa. Nulla. O quasi nulla. Qualcuno dice di essersi svegliato stanotte, ma di aver sentito qualcosa come un treno, forse un pò più forte. Proprio accanto alla nostra casa passano le rotaie della ferrovia e il rumore e le vibrazioni dei convogli che passano sono all’ordine del giorno. Ormai abbiamo imparato a distinguerli. Questo treno “un pò più forte” però ha causato 247 vittime e un segno che resterà nel nostro cuore. Ogni tanto vorrei essere come uno dei miei ragazzi. Per loro (ma non gliene faccio una colpa, alla loro età ricordo di aver reagito nel medesimo modo alla norizio dell’attentato delle Twin Towers) è stata una giornata come le altre, tra chiacchierate sulla gita a Mirabilandia dell’altro giorno, turni di pulizie e grande gioco sugli dei greci. Io però continuo a pensare a quel numero, non riesco a smettere. Spero solo di svegliarmi tra poco più di 6 ore e non doverlo cambiare.

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