Il vescovo Francesco per Sant’Alessandro: “Coltivate il coraggio della misericordia. E aprite il cuore alle cose belle”. Un aiuto ai terremotati

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«Dobbiamo praticare la virtù del coraggio non come un gesto isolato, ma come stile nella e della vita quotidiana. Dobbiamo avere il coraggio della misericordia verso ogni altro e il coraggio della fede, che non è un rifugio dei senza coraggio, ma speranza che va contro tutte le smentite». Sono alcuni passaggi dell’omelia del vescovo Francesco Beschi nella Concelebrazione eucaristica in Cattedrale nella solennità di Sant’Alessandro, patrono della città e della diocesi, che quest’anno è stata scandita dalla virtù del coraggio, scelta in sinergia da Comune e diocesi. Monsignor Beschi ha ricordato che la solennità patronale vede riunita la comunità religiosa e civile, rappresentata in Cattedrale da diverse autorità, fra cui il sindaco Giorgio Gori. «Ricordiamo Sant’Alessandro che con il suo martirio ci consegna il segno di un coraggio che è fedeltà a Dio e testimonianza di fede agli uomini. Insieme alla sua figura vogliamo unire il ricordo di altri martiri», citati dal vescovo: il Beato don Alessandro Dordi, «sacerdote bergamasco, martire per la fede non secoli fa, ma 25 anni fa»; il Servo di Dio don Antonio Seghezzi, «che ha offerto la sua testimonianza suprema»; padre Jacque, il parroco francese «ucciso sull’altare mentre celebrava la Messa»; «il numero impressionante» di cristiani che hanno testimoniato la fede fino alla morte. Il vescovo ha ricordato anche i sacerdoti scomparsi in questi giorni, le vittime del devastante terremoto nell’Italia centrale e i superstiti che soffrono grandi disagi. Al riguardo, sottolineando l’impegno bergamasco di parrocchie, persone e associazioni nei soccorsi e nella raccolta fondi, monsignor Beschi ha fatto due annunci: l’adesione della nostra diocesi alla colletta del 18 settembre durante il Congresso eucaristico nazionale di Genova; l’immediato contributo di 50.000 euro da parte della Caritas bergamasca per i bisogni immediati.

Il vescovo ha proseguito ponendo una domanda sul coraggio. «Come i cristiani possono parlare di coraggio e contribuire al coraggio? Tutti, prima del coraggio, siamo esperti di paure, debolezze, fragilità, pigrizie, tradimenti, viltà. Il primo contributo dei cristiani è il coraggio della misericordia, cioè un amore a fondo perduto, che è lo stesso di Dio, nonostante incomprensioni, condanne e disprezzo. Poi il coraggio di affidarsi a Dio e all’uomo, nonostante il nostro tempo sia pieno di sospetto e concorrenza verso l’altro. Serve il coraggio delle nostre comunità, dei figli e delle famiglie, dei fratelli e della comunità civile. La fede non è un alibi al coraggio, ma è la sostanza del coraggio di Dio». Il vescovo ha proposto «tre esercizi di coraggio». Il coraggio nella vita quotidiana, cioè «aprire il cuore alle cose belle ed essere attenti agli altri». Il coraggio di «privilegiare la costruzione della società e non l’interesse personale, per essere capaci di farci prossimo e alimentare la fiducia». Il coraggio della preghiera, cioè «aver sempre fiducia che il Signore ci ascolta e apre la sua porta quando bussiamo».

Insieme a monsignor Beschi hanno concelebrato i vescovi bergamaschi Bruno Foresti, Gaetano Bonicelli, Luigi Bonazzi, Giuseppe Merisi, Maurizio Malvestiti, l’abate di Pontida padre Giordano Rota, il vicario generale monsignor Davide Pelucchi e numerosi sacerdoti.

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