Volevo esserci anche (R)io. La forza di Daniele Lupo e Paolo Nicolai: «Dobbiamo giocare col sorriso». E arrivano in finale

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“Dobbiamo giocare col sorriso” e improvvisamente la partita cambia. La coppia Daniele Lupo e Paolo Nicolai è approdata nella finalissima del torneo di beach volley dopo aver battuto in rimonta la Russia. Ora di fronte alla coppia azzurra c’è il Brasile padrone di casa e squadra da battere, ma se lo spirito sarà “dobbiamo giocare col sorriso” niente sarà impossibile per i nostri ragazzi. Questa frase è uscita dalle bocche di Daniele e Paolo nel momento più difficile della loro partita proprio mentre i russi, decisamente favoriti rispetto ai nostri, stavano prendendo il sopravvento con un inizio tambureggiante. Era un momento complicato, in cui sembrava che il loro sogno stesse per svanire, in cui i musi lunghi stavano per allungarsi nella loro metà campo e rischiavano di portarli al ko finale. Ed invece ecco la formula magica, quella che nello sport aiuta ad andare avanti anche quando non si intravede nemmeno uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, quelle parole che fanno ritrovare lo spirito primordiale sul quale si costruisce una prestazione sportiva ed una vittoria: il divertimento, la spensieratezza, l’irrazionalità, la fantasia, la gioia di prendere a calci o di schiacciare un pallone. “Giocare col sorriso” è un mantra che tutti gli atleti, che siano impegnati in uno sport individuale o di squadra, dovrebbero ripetersi prima dell’inizio della gara per non lasciarsi assalire dalle tensioni, dalle ansie da prestazione, dalle paure e dai troppi schemi che spesso altro non fanno che irrigidire le gambe e portare alla sconfitta. Giocare col sorriso non significa fare sport solo per un divertimento fine a sé stesso, non significa dare libero sfogo a tutte le proprie abilità e nemmeno entrare in campo deconcentrati; non è nemmeno un altro modo per dire “l’importante è partecipare” e, tantomeno, di prendere sottogamba l’impegno o irridere l’avversario. Giocare col sorriso è entrare in campo consci che la qualità principale che ogni atleta deve possedere è divertirsi praticando il proprio sport che, grazie a loro stessi, hanno trasformato anche in un lavoro. Basta pensare alle squadre o agli atleti che sono rimasti maggiormente nella storia dello sport con quale spirito abbiano ottenuto i loro successi: il Brasile da sempre, soprattutto nel calcio, che arriva allo stadio suonando i tamburi e pratica il “futbol bailado” sul rettangolo di gioco, Usain Bolt e i suoi show pre e post gara, Alberto Tomba nello sci con le sue mode i suoi gesti le sue battute e i suoi sorrisi appunto; e poi si potrebbe andare avanti ancora per tante pagine alla ricerca di squadre o atleti che sono rimasti negli annali dello sport perché giocavano col sorriso rispetto ad altri che magari hanno vinto di più, ma regalando al pubblico solo occhi di ghiaccio. E anche questo fa parte delle Olimpiadi: vincere col sorriso e perdere con le lacrime agli occhi, nelle competizioni a cinque cerchi non c’è spazio per i robot. D’altro canto quelli che gareggiano sono essere umani spogliati del loro professionismo, forse troppo spesso estremizzato nelle altre competizioni.

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