A proposito di “Padre nostro”: quel “non ci indurre in tentazione” proprio non mi piace

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Ci hai parlato di preghiera. Vorrei sapere il tuo parere sul testo delle preghiere più belle per noi cristiani: Il Padre nostro e l’Ave Maria. Ormai sento un po’ di fastidio di fronte al “non indurci in tentazione”. Perché non si adotta il “non abbandonarci alla tentazione” della traduzione ufficiale della CEI? Così per l’Ave Maria. “Ave” è un saluto che non si usa più. Non si rischia con queste formule vecchie o inadeguate di far passare l’idea che la preghiera è una cosa di altri tempi o di altri mondi? Elisabetta

La preghiera del Padre Nostro, cara Elisabetta, ci è stata insegnata da Gesù affinché impariamo a desiderare, per noi stessi e per l’umanità intera, ciò che Dio stesso desidera, disponendoci a chiederlo con gli stessi sentimenti di Cristo e nel suo nome. Il testo di questa preghiera è ricchissimo di immagini evocative e i suoi contenuti sono una mirabile sintesi della Rivelazione Cristiana.

IL “PADRE NOSTRO”: IN SINTONIA CON IL CUORE DEL PADRE

Essa ci colloca sulla stessa linea del Padre, in sintonia con il suo cuore e in comunione con tutti i nostri fratelli; ripetendola lentamente e lasciando risuonare nel nostro intimo ogni sua parola, veniamo aiutati ad orientare i nostri affetti e i nostri desideri alle “cose del Padre” per ricevere dalla sua magnanimità, per noi e per tutti, ciò che Egli stesso vuole regalarci così che la nostra esistenza sia vissuta nel mistero della sua volontà.

Anche l’Ave Maria è un concentrato biblico ed ecclesiologico: la prima parte ripropone le parole che l’angelo rivolge alla Vergine di Nazareth e quelle della cugina Elisabetta al momento del suo incontro con la Madre del Signore; la seconda, invece, è frutto della riflessione della comunità dei credenti ed è stata composta in seno alla Chiesa.

LE PREZIOSE PAROLE DELLE PREGHIERE PIÙ BELLE

I termini adottati nel formulare queste invocazioni non sono casuali: ogni parola, infatti, è stata scelta con cura. Sicuramente il linguaggio di entrambi i testi risente dell’epoca nella quale è stato elaborato, con tutti i rischi che questo comporta: “non indurci in tentazione” ad es. può far risuonare nel nostro cuore un’immagine distorta di Dio che, invece, come scrive san Giacomo, non tenta nessuno: “Nessuno, quando è tentato, dica: ‘Sono tentato da Dio’; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte” (Gc 1.13-15).

Anche il termine “Ave” può lasciare perplessi giacché esso è tipico di un linguaggio che non ci appartiene più. Il testo biblico usa, invece, il termine “Ti saluto, o piena di grazia”, che evoca il “Rallegrati, figlia di Sion” dell’Antico Testamento.

LE PAROLE E IL CUORE

Allora viene spontaneo chiederci: “Perché non adottare un linguaggio più attuale e comprensibile anche per queste preghiere?” Innanzitutto, occorre evidenziare che alcuni passi sono già stati fatti, poiché nella traduzione biblica CEI, come indicavi, sono scomparse le espressioni in questione, sostituite con quelle più conformi al significato letterale del termine.

Ci auguriamo che si possano modificare, in tempi brevi, anche quelle oggi in uso per la preghiera popolare.

La possibilità che questo linguaggio rischia di far passare l’idea che la preghiera sia, come dicevi tu, “questione” di altri tempi, può essere reale; per questo è indispensabile che ciascuno viva un’esperienza profonda di incontro con Dio e di dialogo con Lui, superiore ad ogni forma di vocabolario.

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