Zingonia, la festa con i tavoli all’aperto nel piazzale dell’oratorio è un segno: «Così smontiamo i pregiudizi sul quartiere»

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Eccoci qua, è settembre e siamo pronti sulla riga di partenza per iniziare un nuovo anno in parrocchia pieno di proposte, ma come superare la nostalgia delle vacanze, del mare e di tutti i viaggi che l’estate ci ha regalato? La risposta è molto semplice e l’ha scoperta la comunità di Zingonia, insieme a quella di Verdellino, proponendo una festa senza precedenti.
“Servizio, ritrovo e accoglienza” queste sono le tre parole da cui prende spunto don Alberto Bongiorno, curato di Zingonia per descrivere “Pronti? Via”, l’iniziativa che l’anno scorso ha riscosso un grande successo testimoniato dai tanti partecipanti, ma anche dei tantissimi volontari.  «Questa festa vuole passare un messaggio molto chiaro: l’oratorio è un punto d’incontro in cui tutti possiamo metterci in gioco e al servizio dell’altro. Questo momento che dà il via alle attività dell’anno è fondamentale perché ognuno deve essere accolto e sentirsi appartenente ad un cammino che si fa insieme, mai da soli».  Inizia così il suo commento don Alberto, sacerdote della parrocchia di Zingonia, che quest’anno ha riproposto l’evento nei giorni del 15-16-17 e 22-23-24 settembre.
Oltre alla volontà primaria di richiamare a sé giovani e famiglie, la festa ha anche lo scopo di mostrare ciò che di Zingonia non si racconta. «Conosciamo bene l’immagine che Zingonia ha – prosegue don Alberto – L’illegalità è all’ordine del giorno, però questa non rappresenta la nostra comunità e noi accogliendo le persone in questo piazzale con i tavoli all’aperto vogliamo far passare un messaggio di apertura e accoglienza a chiunque si presenti al cancello dell’oratorio. Vogliamo sconfiggere questa rappresentazione bistrattata e dare un nuovo volto alla parrocchia».
Tra le righe si può già intravvedere l’energia  e la forza di volontà che possono essere racchiuse in una sola parola: volontario. Se gli organizzatori hanno già le idee chiare, i volontari sono già in prima linea e carichi per la seconda edizione di “Pronti? Via!”. Cosa significa, però, lavorare dietro le quinte? «Essere volontari vuol dire riempirsi di gioia dalla testa ai piedi, oltre che di impegno e di buona volontà – racconta Silvia, una volontaria della scorsa edizione – è un modo per donare qualcosa di sé agli altri e stringere nuove amicizie».
Partecipare a queste occasioni, in poche parole, significa vivere l’oratorio e proporre una festa del genere non è altro che un modo per condividere insieme momenti e piccoli gesti che sembrano contare sempre meno di questi tempi. Eppure non esiste modo migliore per conoscere una persona che spegnere il telefono, condividere un piatto di ravioli e scherzare mentre si gioca a tombola. Non è tanto il gesto che fa la differenza, ma le emozioni provate in questi attimi che rimangono impresse nella memoria e nel cuore e contribuiscono a creare un clima degno delle migliori feste, dei cammini più belli.
Molto spesso camminare insieme ci sembra faticoso perché adeguarsi al passo degli altri non è mai semplice, ma se si inizia con il piede giusto si è già a metà dell’opera. Pronti? Via!

 

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