Il saluto dei Gesuiti a Bergamo: «Continuate a leggere i segni dei tempi». 142 anni accanto ai giovani

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«Uno dei passi evangelici che il cardinale Carlo Maria Martini commentava volentieri era Luca 12, 32: “Non temere, piccolo gregge”. Certo siamo, ora più che mai, piccolo gregge, ma il Signore ripete anche a noi: “Non temete”». Affidarsi sempre alla Provvidenza e leggere i segni dei tempi: questa la sintesi del comunicato in cui padre Diego Brunello sj, superiore della comunità di San Giorgio, annuncia il ritiro dei gesuiti dalla nostra diocesi, dove erano giunti nel 1874, chiamati da monsignor Pietro Cagliaroli, prevosto di Sant’Alessandro in Colonna, per la formazione cristiana della gioventù. Il ritiro è motivato dalla carenza di vocazioni e dal progressivo innalzamento dell’età dei religiosi. «Cerco, in questi giorni conclusivi del nostro cammino a Bergamo — scrive padre Brunello — di leggere e capire, ma con il discernimento della fede, i “segni dei tempi”».

Nel 2004, dopo l’improvvisa scomparsa di padre Mario Giomo, superiore di San Giorgio, la Provincia dei gesuiti incaricò padre Brunello, allora impegnato nell’archivio del Centro religioso Leone XIII e nella biblioteca Aloisianum di Gallarate, di sostituirlo per alcuni anni. Già allora si ventilava la chiusura di San Giorgio, come era avvenuto in altre città, come Venezia, Torino, Firenze. «Certamente a tutti dispiace — prosegue il comunicato del superiore di San Giorgio —, soprattutto ricordando i 142 anni di buona attività di padri e fratelli in città e in diocesi. Ma con la forte diminuzione e invecchiamento delle persone a disposizione dei superiori, c’è solo da affidarci alla Provvidenza, che ha certamente le sue misteriose strade di misericordia». La chiusura è una preziosa occasione per ricordare quanto i gesuiti hanno seminato nella diocesi bergamasca. «L’inizio è stato tutto di padre Giovanni Mai nel 1874 che, pur accettando dal parroco di Sant’Alessandro in Colonna l’officiatura della chiesa di San Giorgio, mirava soprattutto alla formazione cristiana della gioventù. Per cui l’attività dei gesuiti che caratterizzava la residenza San Giorgio non era quella culturale o sociale, ma quella educativa nell’oratorio, oltre ad alcuni padri impegnati nella predicazione di esercizi spirituali, ritiri, Confessioni, Apostolato della Preghiera. Venute meno le forze per una autentica attività formativa e spirituale, si rimediò con la disponibilità ad accogliere associazioni impegnate nella promozione ·umana nel quartiere». Sono tante le vocazioni gesuitiche sbocciate nella nostra diocesi in passato. Papa Giovanni (1958-63) si informò e l’allora padre generale dei gesuiti che rispose che erano 220 in nemmeno cent’anni e alcuni erano stati grandi missionari in India e in Albania.

La chiesa di San Giorgio resterà come sempre della parrocchia di Sant’Alessandro in C0lonna. Ma l’eredità gesuitica non andrà dispersa grazie alle attività che verranno proseguite dai laici, da tempo impegnati nella casa, in collaborazione con la diocesi.

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