I giovani e quella Costituzione «scritta con speranze e sogni, non solo con le parole»

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“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

La Costituzione è qualcosa che noi conosciamo, che ci viene (o che dovrebbe essere!) insegnata sin dalle elementari. Chi vi scrive poi, ci ha a che fare da moltissimi anni. Perché una conferenza sulla Costituzione allora? Semplice: la Costituzione ha fascino, trasmette passione, impegno, speranze (più o meno concretizzatesi, ma lì è un altro discorso).
Abbiamo seguito nei giorni scorsi nella Sala Viterbi del Palazzo della Provincia in via Tasso 8, il secondo appuntamento della rassegna dal titolo: “Art 1 – Democrazia e lavoro come principi fondanti”. Relatore Barbara Pezzini, docente di Diritto Costituzionale all’Università degli studi di Bergamo e membro del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.
Le sue prime parole sono state: ”Il primo articolo è una porta che si apre sulla Costituzione, una porta che si apre sulla e nella storia”. Viene sancita solennemente una discontinuità rispetto al passato. Si fonda qui lo Stato costituzionale, cioè quella democrazia nella quale la sovranità del popolo (intesa come volontà della maggioranza secondo i principi affermatisi durante la Rivoluzione Francese) si esprime “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Vi è qui un passaggio sulla linea della storia tra passato e futuro, tra ciò che vuole lasciarsi alle spalle (lo Statuto Albertino, il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale) e ciò da cui ripartire: il Patto di Salerno, punto convenzionale che stabilisce una soglia di non ritorno. È infatti con il dll 151/1944 che si posero le basi politiche di quella che fu indicata come “Costituzione provvisoria”, destinata poi a permettere il passaggio alla fase costituente ed al nuovo assetto istituzionale. Con il decreto del 25 giugno 1944, si stabiliva infatti che alla fine della guerra si dovesse eleggere un’Assemblea Costituente a suffragio universale diretto e segreto, per scegliere la nuova forma di Stato e preparare la nuova Carta Costituzionale.
Andando all’analisi dell’articolo, il riferimento al lavoro, che rappresentò un compromesso tra le diverse forze politiche, fonda il concetto di uno Stato che affida al cittadino la responsabilità del proprio futuro e valuta la dignità di ogni individuo in base a ciò che riesce a realizzare, indipendentemente dalle condizioni di partenza. Il lavoro, come si sa, è uno dei fondamenti di una società. Le possibili declinazioni di questo concetto costituiscono infatti la base stessa delle diverse civiltà. L’idea di “democrazia fondata sul lavoro” ci dovrebbe rimandare ad una società che immagina il lavoro come uno strumento di liberazione individuale e di emancipazione personale all’interno di un condiviso interesse generale. La democrazia si rafforzerebbe proprio grazie a questa concezione di lavoro: l’impegno ed il merito individuale premiati in una cornice di interesse generale.
Il comma 2 sancisce il concetto di “Sovranità”, si intende il potere supremo di governo, che appartiene esclusivamente al popolo nella sua globalità, ma esercitabile solamente nei modi e nelle forme previste dalla Costituzione. La Democrazia costituzionale non si accontenta infatti di concedere ai cittadini la possibilità di esprimere attraverso il voto i propri rappresentanti. I nostri costituenti hanno garantito l’accesso dei cittadini alla vita politica del paese per mezzo dei partiti innanzitutto, ma anche di strumenti di democrazia diretta quali il referendum e la proposta di legge (anche se, come ha ricordato la stessa professoressa durante l’incontro, “il popolo è sovrano a sua insaputa”).
La Democrazia costituzionale, detto più semplicemente, garantisce diversi modi e diverse sedi in cui far sentire e far contare le proprie idee. Anche il “pluralismo territoriale”, la presenza cioè di enti locali minori più vicini ai cittadini, è espressione di questa possibilità.
Concludo con le parole di un padre costituente. Queste pochi versi ci dovrebbero ricordare che la Costituzione venne scritta con speranze e sogni, non solo con le parole. Dimenticarlo significa perdere la capacità di immaginare un mondo più giusto: “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità andate li, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.” (Piero Calamandrei, 1955)
Il prossimo appuntamento della rassegna è per Lunedì 17 ottobre 2016 sempre alle ore 17:30, presso la Sala Consiliare di Palazzo Frizzoni e vedrà l’alternarsi di due relatrici: Chaimaa Fatihi, esponente dei giovani musulmani d’Italia (GMI) e Anna Lorenzetti, docente di Analisi di genere e Diritto antidiscriminatorio presso l’Università degli studi di Bergamo. Argomento della conferenza: “Art 2 – La garanzia dei diritti e il valore della solidarietà”.

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