Nei murales degli street artist spunta Papa Francesco: la svolta pop nella storia dei ritratti papali

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Ha fatto notizia l’immagine “pop-writers” di Papa Francesco, intento a colorare le mura della città eterna con i simboli della pace. Mauro Pallotta, in arte Maupal, novello Bansky “de’noantri” nel suo piglio simpatico e rivoluzionario e, in qualche modo, filo-papista, ha a suo modo recuperato una tradizione antica, quella della ritrattistica papale che si sviluppò a latere di quella ufficiale.
Queste rappresentazioni sono testimonianze importanti perché, oltre al loro valore intrinseco di opere d’arte, ci trasmettono un’immagine diretta dei vari successori di Pietro. È il caso di Pasquale I (817-824) uno dei più attivi pontefici del Medioevo. Il suo fu un periodo storico particolarmente complesso che lo vide impegnato nella lotta contro l’iconoclastia e le persecuzioni volute dall’imperatore bizantino Leone V. Pasquale fu però un mecenate munifico, grazie a lui furono restaurare le chiese romane di Santa Cecilia in Trastevere, di Santa Maria in Domnica e Santa Prassede. Sono proprio i mosaici del IX secolo presenti in Santa Maria in Domnica e Santa Prassade, a trasmetterci le uniche raffigurazioni del pontefice: nel catino absidale di Santa Maria in Domnica, un giovane e magro Pasquale I è ritratto ai piedi della Vergine in trono; ben diversa invece l’immagine presente in Santa Prassede, dove viene rappresentato più avanti con gli anni e anche più ingrassato, accanto a san Paolo e alla santa titolare mentre offre il modellino della chiesa a Cristo. Occorre invece andare lontano da Roma per ritrovare il ritratto di un altro importante pontefice medievale, si tratta di Vittore III (1086-1087), ovvero l’abate Desiderio di Montecassino il cui nome è legato ad una significativa stagione artistica che, dall’abbazia benedettina laziale, si irradiò in tutto il meridione d’Italia e venne appunto indicata come “rinascenza desideriana”. Gli affreschi presenti nell’abside dell’abbazia di Sant’Angelo in Formis, in provincia di Caserta, ci mostrano infatti il volto di Desiderio, raffigurato con abiti benedettini mentre offre il modellino della chiesa appena edificata ad un imponente e suggestivo Cristo in trono circondato dal Tetramorfo. Di particolare importanza è poi l’affresco staccato e conservato presso la Pinacoteca Vaticana, realizzato nel 1447 da Melozzo da Forlì. Il titolo di quest’opera è abbastanza significativo «Sisto IV nomina il Platina prefetto della Biblioteca Vaticana», ovvero celebra la nascita di una delle biblioteche più importanti al mondo.
Il pieno Rinascimento ci offre poi due interessanti ritratti di pontefici. Raffaello, con il «Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi» (Firenze, Galleria degli Uffizi) realizzato nel 1515, vuole suggellare non solo la grande autorità spirituale e culturale di papa Giovanni di Lorenzo de’ Medici, ma anche la potenza della dinastia medicea all’interno della gerarchia ecclesiastica. Di riflesso, ma di opposto significato, è il quadro di Tiziano realizzato nel 1546 ed intitolato «Paolo III e i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese» (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Tiziano non vuole celebrare una dinastia, bensì la sua è quasi una denuncia della politica nepotistica del tempo, lo si intuisce proprio dall’atmosfera, pesante e opprimente, a cui è improntato il quadro. Arriviamo alle soglie dei tempi moderni, precisamente al 1896 con papa Leone XIII, il pontefice della «Rerum novarum»; il suo lo potremmo definire come un ritratto in chiave moderna: è infatti il primo pontefice a farsi riprendere da una macchina da presa, manovrata da un operatore dei fratelli Lumiére. La pellicola, realizzata ad una settimana dalla storica proiezione parigina, risulta anche la più antica ripresa cinematografica italiana. Quando si dice «stare al passo con i tempi»…

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