Il ricordo di 16 missionari bergamaschi: «Hanno portato la luce del Vangelo in tutto il mondo»

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Cinque ceri, uno per continente, per ricordare i 16 missionari bergamaschi scomparsi quest’anno. Cinque ceri portati all’altare mentre venivano scanditi i loro nomi. È il gesto semplice, ma ricco di significato simbolico, scelto quest’anno nella Messa in loro ricordo e suffragio, celebrata nel pomeriggio del 3 novembre da don Giambattista Boffi, direttore del Centro missionario diocesano, nella chiesa del cimitero civico. Fra i 16 missionari che hanno speso la loro vite per l’evangelizzazione e la promozione umana delle popolazioni di tante nazioni del mondo ci sono due vescovi: Angelo Gelmi, ausiliare di Cochabamba, e Carillo Gritti, prelato di Itacoatiara, nell’Amazzonia brasiliana. Poi padre Angelo Morlacchi, del Pime, missionario a Honk Kong, molto conosciuto per la vasta opera negli ospedali. Suor Palmagnese Marchetti, comboniana, chiamata «mamma» dai malati e dal personale medico-infermieristico per la sua vicinanza ai sofferenti, che ha trascorso la sua lunga vita quasi interamente in Egitto come infermiera, in ospedali grandi al Cairo e ad Alessandria, ma anche in piccoli e poveri ambulatori in diverse località egiziane.

«Sono sedici vite e sedici storie — ha detto don Boffi all’omelia — che sono diventate segno vivente del Vangelo in tanti Paesi. Nella missione nessuno è inutile, anche le cose più piccole diventano grandi e necessarie». Le loro vite e storie devono diventare una rinnovata spinta per tutti. «Non possiamo consegnarle all’oblio, ma devono diventare nuovo stimolo missionario alla nostra Chiesa di Bergamo, perché sia sempre più aperta alle missioni». Don Boffi ha ringraziato infine tutte quelle persone «che continuano a segnare la missione nelle loro case con la preghiera».

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