Papa Francesco: «Milioni di persone convivono con l’Aids e solo la metà ha accesso alle terapie salvavita»

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“Con la catechesi di oggi concludiamo il ciclo dedicato alla misericordia”. Lo ha annunciato il Papa, nell’udienza in Aula Paolo VI, dove è arrivato poco dopo le 9. “Ringraziamo il Signore per tutto questo e conserviamolo nel cuore come consolazione e conforto”, ha proseguito Francesco, che alla fine della catechesi, a braccio, è ritornato sul tema iniziale, facendo una sorta di bilancio di questo ciclo che si conclude oggi: “Le catechesi finiscono, ma la misericordia continua, e dobbiamo esercitarla in questi 14 modi”, ha detto a braccio. “Pregare per i vivi e per i defunti” e “seppellire i morti”. Sono, rispettivamente, l’ultima opera di misericordia spirituale e l’ultima opera di misericordia corporale, al centro dell’udienza di oggi. A proposito di quest’ultima, Francesco ha commentato: “Può sembrare una richiesta strana quest’ultima, e invece, in alcune zone del mondo che vivono sotto il flagello della guerra, con bombardamenti che giorno e notte seminano paura e vittime innocenti, questa opera è tristemente attuale”. L’esempio citato, tratto dalla Bibbia, è quello “del vecchio Tobi, il quale, a rischio della propria vita, seppelliva i morti nonostante il divieto del re”. “Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre”, ha esclamato il Papa per spiegare come “questa opera di misericordia corporale non è lontana dalla nostra esistenza quotidiana. E ci fa pensare a ciò che accadde il Venerdì Santo, quando la Vergine Maria, con Giovanni e alcune donne stavano presso la croce di Gesù”. “Dopo la sua morte, venne Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco, membro del Sinedrio ma diventato discepolo di Gesù, e offrì per lui il suo sepolcro nuovo, scavato nella roccia”, ha ricordato Francesco: “Andò personalmente da Pilato e chiese il corpo di Gesù: una vera opera di misericordia fatta con grande coraggio!”.“Per i cristiani, la sepoltura è un atto di pietà, ma anche di grande fede”. Lo ha detto il Papa che, nella catechesi di oggi, a proposito dell’ultima opera di misericordia corporale, ha ricordato come noi cristiani “deponiamo nella tomba il corpo dei nostri cari, con la speranza della loro risurrezione”. “È questo un rito che permane molto forte e sentito nel nostro popolo, e che trova risonanze speciali in questo mese di novembre dedicato in particolare al ricordo e alla preghiera per i defunti”, ha sottolineato Francesco, secondo il quale “pregare per i defunti è, anzitutto, un segno di riconoscenza per la testimonianza che ci hanno lasciato e il bene che hanno fatto. È un ringraziamento al Signore per averceli donati e per il loro amore e la loro amicizia”. “La Chiesa prega per i defunti in modo particolare durante la Santa Messa”, ha ricordato il Papa: “Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio”. Nella celebrazione eucaristica, infatti, “preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto”.
“Tutti risusciteremo e tutti rimarremo per sempre con Gesù, con lui!”. Lo ha esclamato, a braccio, il Papa, nell’udienza di oggi in Aula Paolo VI. “Il ricordo dei fedeli defunti non deve farci dimenticare anche di pregare per i vivi, che insieme con noi ogni giorno affrontano le prove della vita”, ha ammonito Francesco, sottolineando “la necessità di questa preghiera alla luce della professione di fede che dice: ‘Credo la comunione dei santi’”. “È il mistero che esprime la bellezza della misericordia che Gesù ci ha rivelato”, ha spiegato il Papa: “La comunione dei santi, infatti, indica che siamo tutti immersi nella vita di Dio e viviamo nel suo amore. Tutti, vivi e defunti, siamo nella comunione, cioè nella comunità di quanti hanno ricevuto il battesimo, si sono nutriti del corpo di Cristo e fanno parte della grande famiglia di Dio”. “Quanti modi diversi ci sono per pregare per il nostro prossimo!”, ha esclamato Francesco: “Sono tutti validi e accetti a Dio se fatti con il cuore”. “Penso in modo particolare alle mamme e ai papà che benedicono i loro figli al mattino e alla sera”, il primo esempio del Papa, che ha commentato a braccio; “Ancora c’è questa abitudine in alcune famiglie. Benedire il figlio è una preghiera”. “Penso alla preghiera per le persone malate”, ha proseguito Francesco: “All’intercessione silenziosa, a volte con le lacrime, in tante situazioni difficili; ma penso anche al ringraziamento per una bella notizia che riguarda un amico, un parente, un collega…”.

Un imprenditore che prega perché non sia costretto a licenziare i suoi operai. A citare quello che ha definito “un brav’uomo”, capace di “pregare col cuore e con i fatti per il prossimo, in una situazione difficile”, è stato il Papa, che ha concluso a braccio la catechesi di oggi, dedicata alle ultime opere di misericordia corporale e spirituale. “Ieri è venuto a Messa a Santa Marta un brav’uomo”, ha raccontato Francesco: “Un imprenditore, ma doveva chiudere la sua fabbrica perché non ce la faceva. Piangeva quell’uomo, giovane, e diceva: ‘Io non me la sento di lasciare senza lavoro più di 50 famiglie. Io potrei dichiarare il fallimento dell’impresa, io me ne vado a casa con i mei soldi, ma il mio cuore piangerà tutta la vita per queste famiglie’”. “Ecco un bravo cristiano, che è venuto con le opere”, l’omaggio del Papa: “È un uomo che sa pregare col cuore e con i fatti per il prossimo, in una situazione difficile. E non cercare la via d’uscita più facile, che si arrangino: questo è un cristiano”. “Mi ha fatto tanto bene sentirlo”, la testimonianza di Francesco: “Tanti dovrebbero pregare così oggi, oggi, in questo momento in cui tanta gente soffre per la mancanza di lavoro!”. “Pregare e lasciare che lo Spirito preghi in noi”, la consegna del Papa: “E questo è bello nella vita: pregare lodando Dio, piangendo, ma sempre con il cuore aperto allo Spirito perché preghi in noi, con noi e per noi”. “Impegniamoci a pregare gli uni per gli altri, perché le opere di misericordia diventino sempre più stile della nostra vita”, l’esortazione di Francesco al termine del ciclo delle catechesi sulla misericordia: “Le catechesi finiscono, ma la misericordia continua, e dobbiamo esercitarla in questi 14 modi”.

Durante i saluti ai fedeli di lingua portoghese, il Papa ha citato, a braccio, “il dolore del popolo brasiliano per la tragedia della squadra di calcio”, pregando “per i giocatori e le loro famiglie”, vittime dell’incidente aereo in Colombia, per il quale Francesco aveva inviato un telegramma di cordoglio. “In Italia lo sappiamo bene”, ha proseguito sempre fuori testo: “Ricordiamo Superga del 1949: sono tragedie dure, preghiamo per loro”.

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