Hanna, volontaria dall’Austria a Bergamo: «Qui ci sono molti più cancelli. Noi lasciamo le porte aperte»

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Torna la nostra rubrica #Vieniviaconme che racconta esperienze dei giovani del Servizio di Volontariato europeo, in collaborazione con Aeper. Oggi vi offriamo un nuovo, breve racconto di Hanna Marte, appena arrivata a Bergamo dall’Austria: ora collabora in particolare ai progetti dedicati ai minori di Aeper. Paese che vai, usanze che trovi: Hanna è rimasta particolarmente colpita dall’uso che noi bergamaschi facciamo dei cancelli. Ma quanti recinti ci costruiamo, veri e metaforici? In Austria, pare, le porte durante il giorno restano aperte, e non è sconveniente entrare in casa di amici (se si conoscono bene) senza suonare il campanello.

Una delle prime cose strane che ho scoperto in Italia è che ogni giardino è circondato da cancelli pesanti. Anche nei piccoli villaggi dove i vicini si conoscono.

Ero davvero confusa: perché la gente ha bisogno di avere un cancello se hanno già una porta a casa loro per bloccare l’ingresso?
Ho detto loro che anche noi abbiamo recinzioni ma non hanno serrature e si potrebbe facilmente “scavalcare” gran parte di esse. Quando ho chiesto lo scopo di quei cancelli hanno detto «sono lì perché gli altri non possono entrare nel nostro giardino, non è ovvio?» Hmm no, per me non lo è. Primo: perché qualcuno dovrebbe voler entrare nel mio giardino? e in secondo luogo: perché dovrei preoccuparmi se qualcuno passa nel mio giardino?

Un sacco di gente nella mia città non chiude nemmeno le porte durante il giorno. Quindi, se si conoscono bene quelle persone basta andare dentro casa senza nemmeno suonare il campanello oppure si può anche suonare il campanello e non aspettare che loro aprano per andare dentro. L’esempio più emblematico sono i miei nonni. Non possiedono affatto un campanello, quindi se la porta non è chiusa a chiave alla gente basta andare dentro per verificare la loro presenza.

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