L’orsetto di Fred: nei tempi bui della Shoah un giocattolo simbolo d’amore e di speranza

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E’ bruttino e malconcio l’orsetto di Fred Lessing: ha la testa grigia un po’ sdrucita, le orecchie pendule, il corpo tutto spelacchiato. Il Museo Yad Vashem a Gerusalemme però lo definisce la sua “Monna Lisa”, per dire che è un pezzo davvero importante. Iris Argaman lo ha scoperto leggendo sul giornale un articolo su una mostra allestita nel museo e incuriosita ha telefonato alla curatrice. Da lì è nato il desiderio di scrivere una storia: “L’orsetto di Fred”, che si è poi trasformata in un albo illustrato con i disegni di Avi Ofer, pubblicato da Gallucci. Delicatissimo, profondo, vero. Nato da un incontro difficile perché Fred, il padrone dell’orsetto, che ora è un uomo adulto e vive negli Stati Uniti, all’inizio non si sentiva di condividere la sua storia. Poi però deve aver pensato a quanto questo avrebbe aiutato molte altre persone a non dimenticare, a guardare il mondo con occhi diversi.
Questa storia incomincia a Delft, in Olanda, dove Fred viveva felice con la sua famiglia. Il suo orsetto è il suo giocattolo preferito, lo porta sempre con sé, lo tiene vicino di notte. Poi però la situazione incomincia a diventare triste, pericolosa. Fred è soltanto un bambino, e i motivi non li sa, appartengono ai grandi: la sua famiglia è ebrea, i nazisti perseguitano gli ebrei, tutto a un tratto bisogna lasciare la casa, i giocattoli e scappare, nascondersi, prima dal nonno e poi, quando anche lì diventa troppo pericoloso a casa di un’amica della mamma, dove Fred è solo, senza nessun amico, nessun parente, ha potuto tenere con sé soltanto il suo orsetto. Fred deve restare nascosto per due anni e mezzo. Fortunatamente è una storia a lieto fine: la sua famiglia riesce a sfuggire alla deportazione e si ritrova tutta intera alla fine della guerra, quando parte per l’America in cerca di un futuro migliore. Quell’orsetto, però, resta a testimoniare tutta la solitudine, la paura, l’angoscia provate da Fred negli anni del “segreto” e della persecuzione. E allo stesso tempo si trasforma in un simbolo di qualcosa che nessuno può portare via neppure nei momenti più bui: un amore assoluto e incondizionato, e la speranza di un futuro lieto. Oggi anche questo semplice e ormai vecchio giocattolo è diventato un testimone: custodisce per i bambini di oggi la memoria di quei tempi difficili. Per questo Fred ha accettato infine di prestarlo al museo e di regalare la sua storia.

Cover illustrato

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