Esiste una “spensieratezza cristiana”. Fiducia e Provvidenza

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In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? (vedi Vangelo di Matteo 6, 24-34).

Per leggere i testi liturgici di domenica 26 febbraio, ottava del Tempo Ordinario “A”, clicca qui.

Solo Dio è Dio

Tutto inizia con la frase perentoria: Non potete servire due padroni. È il ritorno del tema classico nella bibbia: Dio solo è Dio. Il Dio biblico è un dio geloso, infatti, e non tollera gli idoli, questi ridicoli concorrenti che hanno occhi, ma non vedono, orecchi ma non sentono, bocca ma non parlano. Il Dio della bibbia li mette tutti in discussione, li denuncia come falsi. Per cui, se il discepolo del Regno ha scelto Dio non può poi disperdersi a inseguire falsi dei. Se ha scelto Dio non può scegliere mammona, la fatua divinità del denaro.

Dio ci pensa

Proprio da questa verità parte la descrizione di quella che qualcuno ha chiamato la straordinaria “spensieratezza cristiana”. “Non preoccupatevi”, dice Gesù: un Dio siffatto ci  rassicura. Non preoccupatevi perché il futuro sarà dono di Dio come il presente. Se Dio non è il garante del mio presente e del mio futuro, allora il cibo e la mia vita che ne dipende mi preoccupa. Il vestito che mi mette in mostra davanti agli altri, mi mette ansia.

La “spensieratezza cristiana” è molto particolare, dunque. Non è un non pensarci, ma il sapere che qualcuno, qualcuno di molto particolare, il Padre che è nei cieli, ci pensa.

Dio prima di tutto

Per questo il brano si conclude con l’invito a mettere Dio al primo posto. È lo schema del “Padre nostro” che ritorna: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà…”. Poi, dopo, solo dopo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

È lo stato d’animo del Cantico delle creature di san Francesco. Prima di tutto, “Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione”. Poi dopo, solo dopo e come conseguenza della priorità assoluta di Dio, tutto diventa fraterno.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole (…)Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle… frate focu, frate vento…

La Provvidenza nei tempi della crisi

Che senso possono avere le frasi evangeliche in periodi di preoccupazioni e di crisi, sociale ed economica? Anzitutto che Dio padre deve davvero tornare a essere padre per tutti e in tutto. Più Dio è padre, più tutto diventa fraterno. È talmente grande quel Padre che rende fraterno me con i gli uccelli e i gigli del campo. E, ovviamente, mi rende fraterno con gli altri figlio di Dio come me. In effetti, vale la pena chiedersi: Come mai tanta gente che non ha quasi niente è più serena di noi che abbiamo quasi tutto? E come mai noi che abbiamo quasi tutto ci preoccupiamo di avere soltanto un po’ di meno? Le nostre ansie sono – anche – il segno della nostra poca fiducia.

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