Sui passi di Francesco: 190 chilometri a piedi tra Umbria e Toscana per affrontare se stessi

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Andare “Sui passi di Francesco” (Ediciclo Editore 2017, pp. 196, 16 euro), camminare da “La Verna ad Assisi per affrontare se stessi” (come recita il sottotitolo del testo) e ritrovare lo spirito autentico del Poverello d’Assisi. È questo il significato profondo del volume di Diego Fontana, un passato come copywriter nelle multinazionali della comunicazione, collaboratore e autore per programmi Rai e Sky, docente di scrittura per la comunicazione per IED Firenze.
Nell’estate del 2014 l’autore con un gruppo scelto di amici ha percorso a piedi 190 chilometri tra Umbria e Toscana scoprendo a contatto diretto con la natura, la bellezza di “sora luna e le stelle”, la preziosa risorsa di “sor’aqua” e il refrigerio di “frate vento”. Un incontro ravvicinato con “sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”, sulle orme di Francesco d’Assisi (1181/1182 – 1226), uno dei santi più popolari e venerati del mondo. Francesco, nato Giovanni di Pietro Bernardone, Diacono e fondatore dell’ordine che da lui poi prese il nome, Patrono d’Italia insieme con Santa Caterina da Siena, autore del “Cantico delle Creature”.
«Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi». Con queste parole pochi giorni dopo la sua elezione al soglio di Pietro Jorge Mario Bergoglio aveva spiegato le ragioni della scelta del suo nome. Francesco ovvero «uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato…», aveva aggiunto il Pontefice, il quale nel giugno del 2015 ha regalato agli abitanti del Pianeta la prima enciclica ambientalista, la “Laudato si’” sulla cura della casa comune. Anticipando idealmente le riflessioni “green” del Santo Padre i nostri eroi con un ritmo lento, lentissimo simili a “ancestrali tartarughe preistoriche” e con una velocità massima di quattro chilometri l’ora, sarebbero risaliti indietro nei secoli, oltre il tempo, inerpicandosi attraverso vene e arterie fin dentro all’essenza dell’essere umano, “riscoprendo il passo autentico dell’Homo Sapiens”. La Verna, Pieve Santo Stefano, Montecasale, Sansepolcro, Città di Castello, Gubbio, Valfabbrica e Assisi, “un’avventura al rallentatore” il cui taccuino di viaggio sarebbe diventato un libro di cammino e di scoperta, un reportage di viaggio suddiviso in dieci capitoli.
Prima tappa il santuario di La Verna sui boschi dell’Appennino Toscano dove nell’estate del 1224 secondo la tradizione, Francesco, dopo essersi ritirato sul monte della Verna per i suoi consueti periodi di silenzio e preghiera, ricevette il miracolo delle stimmate, sigilli della Passione di Cristo. Mediante le stimmate il Poverello d’Assisi appartenente a una famiglia della borghesia emergente di Assisi, il padre Pietro di Bernardone aveva un avviato commercio di stoffe, diventava anche esteriormente immagine di Cristo al quale già con il cuore e la vita tanto assomigliava. Un tempo umido che prometteva pioggia aveva accolto Diego e i suoi amici, l’autore non si sarebbe stupito di avvistare in quei sentieri di vapori densi e magici collocati all’interno di una foresta monumentale un mitologico Cervero, animale tricefalo o un’irraggiungibile Chipera, sorella del Cervero “mostruosa creatura composta da diverse varietà di frutta e verdura, che possono variare con il susseguirsi delle stagioni”. Entrambi gli animali anticamente erano posti a guardia del monte La Verna.
Lasciato il santuario, era arrivato il tempo di dirigersi verso Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo, inerpicarsi su un percorso di oltre trenta chilometri che alterna salite senza fine a discese vertiginose. L’ostello francescano dell’eremo di Montecasale, uno dei luoghi prediletti da San Francesco, era la meta finale della giornata raggiunta alle otto in punto della sera, quando il sole aveva dato forfait. La mattina dopo ci sarebbe stato il tempo per osservare il Griphone, maestoso rapace, creatura immaginaria ancora molto misteriosa…
Varcare il confine tra Toscana e Umbria “è un’iniezione di morale”, magnifica l’esperienza di dissetarsi presso una fontana in pietra indicata come Fonte di San Francesco. Il gruppo era giunto a Città di Castello in provincia di Perugia, nel cuore verde umbro, alle tre del pomeriggio, quando la cittadina, ricca di monumentali chiese, era deserta. A Gubbio, seconda patria del santo, dove Francesco ammansì il feroce lupo. Oramai la tappa finale, Assisi, non era più tanto lontana. L’Ostello della Pace aspettava i viandanti, che avevano imparato quanto la dimensione della scoperta interiore vada di pari passo con il camminare.
“Camminare è un allenamento alla consapevolezza. È un andarsi a ricercare, passo dopo passo, distruggendo le armature che ci siamo costruiti sbadatamente negli anni quasi senza accorgercene, e ritrovando le porzioni di noi più autentiche, quelle che avevamo perso per strada altrettanto distrattamente, dimenticandole chissà dove, perdendole forse da una tasca bucata o da una scheda di memoria difettosa. È sempre un distruggere per ricostruire. Un abbattere per ritrovare”.

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