Cologno al Serio: l’alternanza scuola lavoro si fa all’oratorio. «Si impara uno stile più che un mestiere»

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Fabio, Marco, Natascha. Questi sono solo alcuni dei ragazzi che hanno deciso di svolgere il loro periodo di alternanza scuola-lavoro all’Oratorio di Cologno al Serio. Ma di che cosa si tratta?

L’alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, anche nei licei, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola). Duecento ore per i licei, quattrocento per gli istituti professionali. L’obiettivo è quello di fornire agli studenti adolescenti, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie ad inserirsi, in periodi determinati con la struttura ospitante, in contesti lavorativi adatti a stimolare la propria creatività, alternando le ore di scuola in aula a ore trascorse all’interno di realtà del territorio, per garantire loro esperienza “sul campo” e superare il gap “formativo” tra mondo del lavoro e mondo accademico.

Non solo imprese e aziende, ma anche associazioni sportive e di volontariato, enti culturali, istituzioni e ordini professionali possono diventare partner educativi della scuola per sviluppare esperienze coerenti alle attitudini e alle passioni di ogni ragazza e ogni ragazzo.

Anche gli oratori quindi sono a pieno titolo luogo in cui gli adolescenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori possono sperimentarsi in tal senso, «soprattutto mettendo in gioco e acquisendo competenze relazionali e educative, in linea con quanto di teorico apprendono in alcune discipline scolastiche», afferma il curato don Gabriele.

In oratorio l’alternanza scuola-lavoro può concretizzarsi all’interno di alcuni servizi: mentre chi come Natasha “sfruttava” i suoi studi e si occupava di grafica creando volantini e elementi pubblicitari, c’era chi come Marco si alternava tra i documenti della segreteria e l’animazione con i ragazzi che ogni giorno venivano in oratorio: «Credo che un’alternanza in un ambiente come quello dell’oratorio sia davvero utile per chi desidera svolgere un lavoro che ti metta a contatto con le persone. Io? Beh, faccio lo scientifico. Però al di là della scuola, questa è proprio un’esperienza di vita».

La segreteria, il bar, il cortile e gli spazi informali e il CRE. Nelle attività di segreteria gli studenti dell’alternanza scuola-lavoro possono apprendere competenze quali ad esempio la creazione di volantini, elementi grafici e gestione della modulistica, avvalendosi di specifici software. Inoltre imparano a interfacciarsi sia con le persone che abitualmente operano in segreteria, sia con tutti coloro che si interfacciano per chiedere informazioni o iscrizioni.

Oltre alla segreteria, c’è lo spazio dell’informalità: il cortile è da sempre luogo di relazioni, di scambi. Durante le attività quotidiane, abitando il cortile, gli studenti in alternanza scuola-lavoro imparano, dopo un’attenta lettura dei bisogni, l’arte della mediazione tra i diversi interlocutori: siano essi adulti o bambini, stranieri o del luogo, frequentatori abituali o solo di passaggio. Il bar si presenta invece come luogo di aggregazione prima ancora che di consumazione.

Oltre alle attività del “tempo invernale” l’oratorio può offrire anche durante l’estate occasioni ai ragazzi di sperimentarsi nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. I CRE, infatti, coinvolgono tantissimi bambini e ragazzi e qui gli studenti si possono mettere in gioco come animatori, imparando il valore del servizio, della responsabilità e della cura verso i più piccoli.

Due domande ora sono d’obbligo.

Al di là delle cose pratiche, cosa imparano i ragazzi in oratorio? Mi risponde Ezio, segretario e supervisore degli adolescenti che qui svolgono l’alternanza: «Più di tutto direi il servizio alla propria comunità. E aggiungo, l’abitudine alla cittadinanza attiva: valori fondanti della nostra società, ma poco insegnati e sperimentati.»

Tirando le somme, perché un adolescente dovrebbe svolgere il suo periodo di alternanza in oratorio?

Don Gabriele: «Perché è un’esperienza a 360°. Non solo lavorativa, ma anche umana. Un incontro con realtà molto diverse, che nessuna azienda in effetti ha. L’oratorio è uno stile più che un mestiere. Credo sia un’opportunità interessante, stimolante e certamente anche comoda perché vicino a casa e in un ambiente familiare. Ai miei adolescenti dico: cosa aspettate allora?».

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Nessun commento

  1. silvana messori on

    Questo è un pratico esempio di come la “Chiesa” possa essere protagonista nelle forme più “umane” di professare la propria Fede nel concreto. Penso che ciò che viene descritto nell’articolo, sia un ulteriore passo di apertura alle esigenze di una comunità che ha visto per troppo tempo l’individualismo a dispetto delle pratiche in cui ci dovremmo trovare un “insieme”. Ed in più si riqualificano gli “oratori” che ultimamente a dispetto dell’orare socializzando, vi si trovava posto, per la maggior parte dei frequentatori, quale parcheggio delegato dei nostri figli per qualche ora! Bene! uscire dagli schemi e frequentare strade anche sconosciute, potrebbe essere la vera via per la trasmissione della Fede Cristiana.

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