I giovani e il lavoro: dalla Valle Brembana al mondo. Nelle scuole le testimonianze degli imprenditori

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“Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna.”

Ho sempre amato la montagna, forse perché vivo e ho vissuto in città e questo mi costringe ad una visione dell’orizzonte che va ad impattare presto contro i grandi palazzi cittadini.

Appena possibile con gli amici ci armiamo di zaino e tenda e partiamo per respirare un po’ di aria pulita in cima alle vette della bergamasca per cercare di guardare più in là.

Fin da bambino ho frequentato la Valle Brembana perché i miei nonni prima e i miei genitori poi mi hanno “insegnato la montagna”. Sono affezionato a questi posti e ne apprezzo le asperità e le condizioni morfologiche che fanno di questa valle un territorio stretto e aspro ma allo stesso tempo meraviglioso e sorprendete.

Alcuni potrebbero ora pensare che le mie siano solo parole di chi vive la valle una volta ogni tanto. In parte è così, ma nell’ultimo anno ho avuto l’opportunità di dare concretamente una mano allo sviluppo sociale della stessa attraverso l’ufficio della diocesi per cui lavoro; l’ufficio per la pastorale sociale e del lavoro.

Quest’anno sono stato principalmente nelle scuole della valle dove ho avuto l’occasione di confrontarmi con i ragazzi su una tematica così importante come quella del lavoro grazie anche all’aiuto di alcuni giovani lavoratori e imprenditori della Valle. Il progetto ripartirà anche nel 2018 con nuovi incontri e temi ancora in costruzione.

L’esperienza dello scorso anno, come spesso capita quando hai a che fare con le persone, mi ha dato la possibilità di portarmi a casa alcune sensazioni importanti; i sogni, le rassegnazioni e le aspettative dei giovani che vivono in questo duro contesto geografico e sociale.

Ho ascoltato con grande piacere le testimonianze dei giovani lavoratori e imprenditori del territorio con tagli molto diversi ma accomunate da una determinazione e passione per quello che si fa, di qualsiasi lavoro si stia parlando.

Le scelte, le incertezze, le difficoltà di intraprendere una strada piuttosto che un’altra sono state il trait d’union del nostro lavoro, riscontrato anche dagli interventi dei ragazzi delle superiori.

Ho apprezzato il fatto che ognuna delle persone che abbiamo incontrato abbia messo in luce la passione per quello che fa, cosa non sempre facile soprattutto all’interno del contesto lavorativo, ma allo stesso tempo motore trainante di ogni singola azione quotidiana.

Il ricordo più bello va ai ragazzi che con forza e determinazione vivono quotidianamente la valle; con un amore incondizionato che in alcuni casi si trasforma in una “prigione” di legami e affetti che impediscono materialmente di abbandonare il posto in cui si vive. Andarsene, infatti costringe a scelte difficili e scomode che sono però superate dal desiderio irrinunciabile di “vedere più lontano” per osservare pian piano i propri sogni realizzarsi.

Il lavoro, come accennato prima, continua, nell’ottica di una valorizzazione umana ancor prima che territoriale, perché il territorio è tale solo se vissuto e intriso di esperienze e storie delle persone che lo abitano.

L’approccio che abbiamo dato e stiamo dando è proprio questo: l’attenzione alla persona all’interno del mondo del lavoro, perché il lavoro sviluppa sempre dinamiche comunitarie, perché il lavoro è sempre “per e con” qualcuno, ed è piena espressione della vita di una persona, ricordando però sempre che il tempo della nostra vita è fatto anche di altro, ma l’essere uomo nel contesto lavorativo vuol dire fare di quel pezzo della nostra giornata un momento di senso e di costruzione di un mondo un pochino migliore di quello che abbiamo trovato.

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