La Madonna della Cintura al Macs di Romano di Lombardia per «Un’opera al Mese»

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“La Madonna della cintura” il dipinto realizzato nel 1782 dal pittore cremasco Mauro Picenardi è stato al centro dell’incontro interno all’iniziativa «Un’opera al Mese» al Macs di Romano di Lombardia. In quest’occasione è intervenuto Silvio Tomasini, segretario delle Rete dei Musei della Fondazione Bernareggi.
L’iconografia della Madonna della cintura rimanda a due versioni: la prima «è narrata – spiega Tomasini – nel testo apocrifo Transitus Mariae dello pseudo Giuseppe di Arimatea in cui la Vergine avrebbe offerto la sua cintura all’apostolo Tommaso, unico assente alla sua ascesa al cielo, durante un’apparizione sul Monte degli Ulivi, mentre la seconda appartiene al mondo degli agostiniani in cui si racconta che Santa Monica, la madre di Sant’Agostino avrebbe ricevuto in dono la Sacra Cintola della Madonna». A partire dal XVI secolo, «nacquero le confraternite di cinturati che erano legate alla devozione mariana e alla pratica del rosario come Arciconfraternita dei Cinturati di S. Agostino e santa Monica sotto l’invocazione di Nostra Signora della Consolazione» spiega Silvio Tomasini.
Oggigiorno, molti luoghi si fregiano di possedere la reliquia della Sacra Cintola della Vergine Maria ad esempio la Basilica di Santa Maria di Chalcopreateia a Costantinopoli, la Collegiata di Nostra Signora in Le Puy-Notre-Dame nel Maine e Loira, la Collegiata in Quintin in Côtes-d’Amor in Bretagna e la Cattedrale di Santa Maria di Tortosa in Terrragona in Catalogna.
Nel dipinto La Madonna della Cintura di Picenardi emerge che l’artista «non ama per sua natura il disegno, ma presenta un’immagine piacevole, rifinita e vibrante data dall’immediatezza dei colori e un’abilità oggettiva si riconosce soprattutto nelle mani della Vergine che richiamano la pittura veronese di Tiepolo» sottolinea Silvio Tomasini. A seguire, ammirando questo quadro, alla sinistra ci sono tre donne di cui due indossano il velo nero e la terza quello bianco richiamando la giovinezza di quest’ultima. Mentre a destra è presente un uomo in preghiera, citazione del quart’ordine degli agostiniani e infine, in alto a sinistra, ci sono i cherubini raffigurati sia come creature luminose sia come umane «per testimoniare la loro doppia natura» conclude Silvio Tomasini.
Mauro Picenardi nasce a Crema nel 1735 ed è figlio d’arte del pittore Tommaso. È soprannominato il “Tiepolo Cremasco” e si forma nella bottega dei Cignaroli (pittura veronese del ‘700) vicina alla realtà classicista emiliana. Infatti, dopo aver appreso l’arte del padre, Mauro lavora presso l’Accademia di Pittura di Verona, presso la quale, nel 1769, diviene accademico d’onore e giunge ad avere importanti commissioni sia in ambito religioso sia profano. Nel 1781, a seguito della morte della madre, Mauro Picenardi si trasferisce a Bergamo dove realizza pale nelle varie parrocchie della provincia: Martinengo, Sorisole, Nembro, Lurano, Bariano, Misano Gera d’Adda, Erve e Verdello. Muore a Bergamo nel 1809.
Ricordiamo che il prossimo appuntamento dell’iniziativa “Un’opera al mese” si terrà il 7 gennaio 2018: si commenterà la pala «Madonna della Cintura in gloria fra in santi Agostino, Monica, Antonio da Padova e devoti» di Gian Paolo Cavagna in compagnia del relatore Simone Facchinetti.

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