Quale figura di prete a Bergamo?

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Foto: una veduta del Seminario di Bergamo

Traggo il titolo di questo articolo da un paragrafo del Progetto Educativo della Comunità di Teologia del Seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo, che colloco al centro della riflessione.

Il processo educativo: dove arrivare e come

Chi conosce, per motivi di studio, di professione, o per semplice passione, i fondamenti delle scienze dell’educazione, sa che un passaggio imprescindibile è l’esplicitazione delle finalità educative dell’ente impegnato in questo campo e, ancor più, la chiarezza nell’esporre il processo che si vuole innescare per giungere al risultato prefissato, perché il “come” si giunge a una meta è determinante.

Per questo motivo, è buona prassi che gli enti educativi si dotino di un progetto educativo scritto che funga da base per il lavoro, per il confronto in itinere sull’agito e per la verifica conclusiva.

Il documento per i seminaristi teologi, piccolo gioiello pedagogico

Anche il nostro Seminario, che ha sempre lavorato sulla base di linee guida chiare e continuamente riviste da figure educative operanti in seminario ed esperti esterni, ha pubblicato, nel gennaio 2015, il suo progetto educativo per i seminaristi teologi (che fa seguito a quello del Seminario minore, pubblicato nel 2002). Il testo, di evidente “spessore teologico, culturale ed educativo”, come afferma il Vescovo Mons. Beschi nella sua prefazione, è davvero un piccolo gioiello pedagogico.

Il volume, in tre parti, delinea innanzitutto i tratti essenziali di “quel cristiano che è il prete”; prosegue poi nella descrizione dettagliata del percorso educativo dei teologi, soffermandosi sul giovane che si accosta al Seminario, passando per il rito dell’ammissione agli Ordini e sui ministeri di Lettorato e Accolitato, riflettendo sull’esperienza da “prefetti”, ossia da fratelli maggiori dei seminaristi di medie e Liceo, per giungere alla riflessione sul Diaconato, primo grado del sacramento dell’Ordine. Nella terza parte, alcuni spunti importanti sul ruolo dei formatori e sul rapporto che intercorre tra l’esperienza del Seminario, i primi anni di ministero presbiterale e la formazione permanente del Clero.

Un documento “aperto” per formare preti “aperti” al mondo che cambia

Questo prezioso documento è decisivo per comprendere la formazione dei presbiteri per la Chiesa di Bergamo. Si ha l’impressione, leggendolo, di trovarsi di fronte a una grande opera destinata ad essere sempre riletta, rivista, corretta, ampliata, aggiornata. Del resto, in una società in continua trasformazione, è necessario che la riflessione sulla figura del prete e la formazione dei candidati, in un clima culturale di compresenza di modernità e di elementi tradizionali, venga continuamente aggiornata e resa funzionale alla costruzione di comunità cristiane fraterne e missionarie.

I preti, oggi, devono essere consapevoli della “necessaria attitudine a leggere la realtà che cambia costantemente e sentirsene responsabili ridicendo il Vangelo a partire dalle nuove condizioni, non dando per scontato o per presupposto una determinata forma di esso”.

Mi fermo qui. Spero che tutti coloro che hanno a cuore i sacerdoti non perdano l’occasione per accostare questo documento che detta le linee per la crescita e la formazione di chi, da sacerdote, vive il suo ministero nelle nostre comunità.

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