Il Cile ferito accoglie Papa Francesco. Il vaticanista Enzo Romeo: una visita per portare pace e allentare le tensioni

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Papa Francesco si recherà dal 15 al 18 gennaio in Cile e dal 18 al 22 in Perù. Anche questa visita pastorale del Pontefice argentino avrà come filo conduttore la Misericordia, perché «senza questa “pietà di cuore”, per restare all’etimologia della parola, non ci si potrebbe neppure dire cristiani. La misericordia è l’empatia del cristiano, ciò che lo fa sentire vicino agli altri, ai “fratelli” e alle “sorelle”. Papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario per ricordare a tutti questa verità, figuriamoci se non ne tiene conto nei suoi viaggi».

Enzo Romeo, giornalista “storico” vaticanista del Tg2, dal 2013 segue Papa Francesco in tutti i suoi viaggi in Italia e all’estero, e anche questa volta seguirà da testimone privilegiato i momenti salienti e più emozionanti della missione in America Latina del Santo Padre. «Tutte le tappe di un viaggio apostolico sono importanti. Sicuramente la visita del Papa al Palazzo della Moneda di Santiago del Cile farà tornare in mente momenti drammatici della storia recente. Fu lì che si tolse la vita, il presidente Allende per non cadere nelle mani del generale golpista Pinochet. Ma penso anche alla visita, sempre nella città di Santiago, che Francesco farà al santuario del santo gesuita cileno Alberto Hurtado, morto nel 1952, una grande figura del movimento operaio cattolico a cui Bergoglio si ispira. A Puerto Maldonado, in Perù, Francesco incontrerà i popoli dell’Amazzonia, una parte del continente su cui il Papa pone molta attenzione, tanto da aver convocato un Sinodo panamazzonico che si terrà nell’ottobre 2019» chiarisce Romeo, nato a Siderno in provincia di Reggio Calabria nel 1959, da noi intervistato.

Il logo della trasferta in Cile raffigura una grande croce gialla su uno sfondo bianco (i colori della bandiera del Vaticano) attraversata dalla mappa del Paese in grigio. A fianco la scritta del tema ufficiale: “Mi Paz le doy”, “Vi do la mia pace”. Il logo della visita in Perù, invece, vede l’immagine sorridente di Bergoglio unita con la sagoma della nazione, a destra il motto “Unidos por la esperanza”. “Uniti per la speranza” e sotto due mani, una di colore rosso e una giallo, a forma di ali, in segno di preghiera e di allegria per l’arrivo del Pontefice.

Per quanto riguarda il valore pastorale e politico della missione in Cile e in Perù del Santo Padre, due Stati nei quali la principale religione è il cattolicesimo, Romeo chiarisce che «il Papa si recherà in due Paesi che sono in tensione tra loro per la contesa sul cosiddetto “Triangulo terrestre”, un’area confinaria di circa 38 mila chilometri quadrati che da oltre 130 anni è rivendicata sia dal Cile sia dal Perù. Papa Francesco si riproporrà come pacificatore messaggero di pace nella sua America Latina, dopo il viaggio dello scorso anno in Colombia, dove grazie anche alla mediazione del Vaticano è stata siglata l’intesa tra il governo e le FARC, il principale gruppo guerrigliero. È una parte del mondo dove la voce della Chiesa conta ancora molto».

Quando domandiamo a Romeo com’è la situazione politica attuale nei due Paesi latinoamericani, il vaticanista risponde: «In Cile ha appena vinto le elezioni presidenziali il candidato di centrodestra Sebastián Piñera, imprenditore miliardario di 68 anni, che ha già governato il Paese tra il 2010 e il 2014 e che il prossimo 11 marzo occuperà ufficialmente il posto della presidente uscente, la socialista Michelle Bachelet, il cui mandato è stato segnato da alcuni scandali che hanno coinvolto anche suo figlio. Piñera, che promette riduzione delle tasse e creazione di nuovi posti di lavoro, non può contare sulla maggioranza in parlamento, eletto con un nuovo sistema di voto. Dunque, il futuro cileno si presenta politicamente incerto. Da considerare che da mezzo secolo a questa parte il Cile è stato, nel bene e nel male, un paese di riferimento per la politica latinoamericana. Per quanto riguarda il Perù la situazione è ancora più incerta. Contro il presidente Pedro Pablo Kuczynski, eletto lo scorso anno, è stata avviata la procedura di impeachment. È sospettato di aver incassato tangenti da una multinazionale brasiliana di costruzioni. Altri due precedenti presidenti peruviani sono al centro di inchieste giudiziarie per i loro rapporti con la stessa multinazionale».

Nel video messaggio inviato ad agosto scorso alla popolazione peruviana, Papa Francesco esprimeva il suo “grande desiderio” di recarsi in quella terra e aggiungeva: “Siete un popolo che ha molte risorse. La risorsa più bella che può avere un Papa è la risorsa dei santi”. E il Perù ha “tanti e grandi santi che hanno segnato l’America Latina”. Perù quindi terra di santi. «La figura più famosa è Santa Rosa da Lima, che ha tanti devoti anche in Italia. Tra il XVI e XVII secolo condusse una vita di ascetismo e di carità verso i poveri. Allo stesso periodo storico appartiene San Martino de Porres, il patrono dei barbieri, domenicano, canonizzato da Giovanni XXIII nel 1962. Papa Francesco ha sottolineato il contributo costruttivo che hanno sempre dato i santi peruviani, soprattutto per l’unità del popolo, in una nazione che ha dovuto imparare la convivenza tra colonizzatori spagnoli e genti indigene».

Il Santo Padre finora ha visitato quasi tutti i Paesi latino-americani: Brasile, Bolivia, Messico, Colombia, Ecuador, Paraguay, Cuba. Ora è la volta di Cile e Perù. Domandiamo infine a Romeo per quale motivo Bergoglio ancora non è tornato nella sua terra natale. «Questa è la domanda che si fanno tutti gli argentini -conclude Enzo Romeo -. Non ci sono risposte ufficiali. Il Papa non ha escluso che andrà nel suo Paese, ma continua a rimandare il viaggio. E siamo già al quinto anno di pontificato. Si possono solo fare supposizioni. La prima è che Bergoglio non voglia farsi strumentalizzare da chi oggi governa l’Argentina, che potrebbe presentare la visita papale come un “endorsement” politico. La seconda ipotesi è di carattere più intimo: il Papa non vuol fare preferenze, e tornare a casa lo considererebbe forse un “favore” concesso a se stesso e alle persone a lui più vicine».

 

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