Gesù di fronte alle tentazioni del diavolo. Alla fine un angolo di paradiso si apre in pieno deserto

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In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano (Vedi Vangelo di Marco 1. 12-15).

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Gesù tentato, nel deserto

Il racconto di Marco è molto sobrio. Non si trova nulla qui delle tentazioni descritte da Matteo e da Luca, dove il demonio conduce Gesù sul pinnacolo del tempio e sul monte alto per offrirgli i regni della terra. Ma c’è l’essenziale. Anzitutto i quaranta giorni. Cifra tonda, numero simbolico: vedi i quarat’anni nel deserto dopo la liberazione dall’Egitto, i quaranta giorni del diluvio, i quaranta giorni di Mosè sul Sinai, i quaranta giorni di cammino di Elia per giungere al monte santo. Poi il tentatore: Satana, l’”avversario”, colui che “si oppone”. Di quali tentazioni si tratti, Marco, appunto, non dice nulla.  Poi il deserto, luogo dell’esperienza forte e diretta di Dio: quella di Israele, liberato dalla schiavitù dell’Egitto e condotto verso la terra promessa “che scorre latte e miele”, ma tentato dalla durezza del deserto e dalle nostalgie dell’Egitto. Gesù fa la sua “traversata del deserto” e sente su di sé le tentazioni di Israele.

In mezzo alle bestie e agli angeli

Poi due annotazioni esclusive di Marco. “Stava con le bestie”. È probabile che l’evangelista intenda suggerire la situazione del paradiso terrestre, quella che l’uomo viveva prima di ribellarsi a Dio che, così assicura la bibbia, sarebbe tornata con l’arrivo del Messia:

Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.  La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti (Is 11, 6-8).

La seconda annotazione dice che “gli angeli lo servivano”. Forse a indicare che gli preparavano il cibo, dopo il digiuno. O forse e in aggiunta: era in compagnia degli angeli, stava con loro. Un angolo di paradiso è sceso in pieno deserto.

Anche Gesù è “tentato”

Il deserto diventa dunque, sia luogo della tentazione sia luogo dell’incontro con Dio, luogo della solitudine più totale e della più inattesa compagnia. Strana, questa coincidenza.  Ma fa nascere, a noi, una domanda. È possibile, anche a noi, incontrare Dio nel deserto? I nostri deserti li conosciamo. Le grandi prove della vita tutti le dobbiamo attraversare. Ora il vangelo di oggi mi dice che anche Gesù le ha attraversate. Interessante, a questo proposito, che Marco non precisi di che prove si tratta. Ci dice soltanto che è stato provato. Sta a noi immaginare come. Quello che possiamo dire è che anche lui, Gesù, è stato tentato, ha attraversato delle prove.

Dio è venuto a colmare il nostro dolore della sua presenza

Come ci è prezioso questo particolare! Le nostre prove restano prove, ma cambiano se abbiamo qualcuno che ci fa compagnia. Pensiamo a una grave malattia come cambia se affrontata in solitudine o vissuta in compagnia. Ora il Vangelo di oggi mi dice che Dio mi fa compagnia nelle mie prove. Per questo è necessario dire che Gesù, proprio lui: Gesù, è tentato, anche lui soffre e muore. In fondo la più grande tentazione che Gesù deve attraversare è proprio la morte. Dio ci fa davvero compagnia.

Ci ricordiamo delle splendide affermazioni della lettera agli Ebrei:

Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza… Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì (Eb 5, 2.8).

Paul Claudel ha commentato a modo suo questa straordinaria verità: “Dio non è venuto a sopprimere il dolore. Non è venuto neppure a spiegarlo. È venuto a colmarlo della sua presenza».

Quando riusciamo a intravedere questa compagnia allora il deserto resta deserto, ma cambia. Arrivano gli angeli: un angolo di paradiso nasce attorno a noi.

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