Le Comunità ecclesiali territoriali: cambia la «geografia» della diocesi di Bergamo

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Via i vicariati, i vicari locali, i Consigli pastorali e presbiterali vicariali, nascono in diocesi le Comunità ecclesiali territoriali (Cet). Una nuova struttura? Un diverso modo di chiamare “il vecchio”? Un restyling organizzativo? Le domande delle comunità sono tante in questi mesi, insieme al desiderio di comprendere meglio il come e il perché di questa scelta. Il vescovo Francesco Beschi ha iniziato una decina di giorni fa, partendo dalla valle Brembana, la sua visita nelle nuove Cet per illustrare soprattutto il pensiero che sta alla base e la prospettiva a cui la riforma tende. Perché ciò che rende nuovo il quadro diocesano non è tanto la diversa definizione territoriale e degli organismi, quanto un nuovo modo di “promuovere, alimentare ed elaborare il rapporto tra comunità cristiana e territorio”. La relazione tra Chiesa e mondo diventa il cardine su cui si gioca la partita, guardando al mondo nella sua dimensione vitale, istituzionale, sociale, culturale e relazionale, “nella speranza di generare insieme condizioni e forme di vita autenticamente umane alla luce del Vangelo”. Le Cet hanno confini ampi, arrivando a comprendere fino a 62 parrocchie (nella Cet 4 Valle Brembana) e 120mila abitanti (nella Cet1 di Bergamo Città). “La vastità del territorio è la vastità della vita – ha detto il vescovo – e nel territorio si delineano le terre esistenziali delle donne e degli uomini”. La Chiesa di Bergamo, attraverso le Cet, mette al centro una domanda chiave che mette in collegamento il Vangelo con gli ambiti di vita quotidiani, che pone in dialogo la Chiesa con la vita concreta delle persone, che si interroga sulla relazione fra opere e fede, carità e mentalità. Attraverso le persone e gli organismi al suo interno – il Vicario territoriale, il Consiglio pastorale territoriale, la Giunta presbiterale, i coordinatori delle terre esistenziali, il Segretario della Cet e i referenti parrocchiali – la Cet si mette in ascolto e in dialogo con il territorio, in un nuovo modo di essere Chiesa. La vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza diventano terra di missione e di annuncio, attraverso una più accresciuta responsabilità laicale. “E’ un modo di essere cristiani in questo mondo avendo a cuore il Vangelo, – dice monsignor Beschi – perché da queste nuove prospettive nascano frutti di speranza. La nostra Chiesa è uno scrigno prezioso in cui la fede non è solo bene da custodire, ma seme vivo da coltivare, capace di dare vita”. All’interno delle Cet si muoveranno l’azione pastorale e la vita delle parrocchie, delle Unità pastorali e delle Fraternità presbiterali. Il 2018 sarà l’anno di trasformazione della diocesi attraverso passi graduali che saranno compiuti nei prossimi mesi. Nei giorni scorsi sono stati individuati i Vicari territoriali delle tredici Cet: don Massimo Maffioletti per Bergamo Città, don Giuliano Borlini per l’Alta Valle Seriana, don Michelangelo Finazzi per la Bassa Valle Seriana, don Gianluca Brescianini per la Valle Brembana, don Angelo Domenghini per Calepio-Sebino, don Giovanni Locatelli per la Valle Cavallina, monsignor Angelo Riva per la Valle San Martino, don Giovanni Coffetti per l’Isola Bergamasca, don Paolo Riva per Valle Imagna – Villa d’Almè, don Mario Carminati per Seriate, don Enrico Mangili per Romano – Spirano, don Giulio Albani per Dalmine e don Alberto Caravina per Verdello. A loro il compito immediato di individuare all’interno delle Cet i cinque coordinatori laici che saranno riferimento per le terre esistenziali. Ciascuno di loro potrà in seguito costituire un gruppo di lavoro specifico sui diversi ambiti di vita. In autunno saranno costituite le Fraternità presbiterali ed entro la fine dell’anno si delineeranno i Consigli pastorali territoriali. Da qui fino a maggio il vescovo continuerà la sua visita all’interno delle Cet per illustrare il cuore e l’orizzonte del cambiamento.

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