Gesù al visitatore notturno Nicodemo: Il figlio dell’uomo deve essere innalzato

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Monte Nebo, Terra Santa

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna…” (Vedi Vangelo di Giovanni 3, 14-21).

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Il personaggio di Nicodemo appare solo nel vangelo di Giovanni. Giovanni lo definisce “capo dei Giudei”. Probabilmente è membro del Sinedrio, il “senato” composto da 70 membri presieduto dal sommo sacerdote. Si reca da Gesù di notte. Forse per paura dei suoi colleghi. Ma Giovanni attribuisce spesso valore simbolico alle tenebre e alla luce e quindi l’evangelista vuole forse suggerire che Nicodemo viene dalla sua notte per approdare alla luce di Gesù.

La luce paradossale della Croce

È una luce paradossale che illumina il mistero insondabile della croce sulla quale Gesù sarà innalzato. Gesù lo fa ricordando un fatto narrato nel libro dei Numeri e che l’ebreo Nicodemo conosce molto bene.  Mentre attraversa il deserto, Israele è assalito da serpenti velenosi. Molti muoiono. Il popolo, ancora volta, mormora contro Dio. Allora Il Signore disse a Mosè:  “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”. Mosè allora fa fondere un serpente di rame e lo colloca sopra un’asta. Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

Gesù cita questo racconto biblico per spiegare a Nicodemo il senso della nuova nascita, di cui gli ha appena parlato. Anch’egli, Gesù, come il serpente di bronzo nel deserto, sarà innalzato e chi guarderà a lui, chi si affiderà a lui, sarà guarito dai suoi mali, non si perderà e avrà la “vita eterna”. Quella vita scaturisce dal Padre stesso che ama senza limiti il mondo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.”. Soltanto, bisogna accogliere quell’amore, altrimenti, non toccati, per il nostro rifiuto, dall’amore che è capace di  farci rinascere, si rimane esclusi e giudicati. L’amore di Dio per gli uomini, infatti, è come la luce che li illumina. Bisogna uscire dal nostro chiuso e accettare di essere illuminati dalla luce che ci viene incontro.

Un amore costoso

Il vangelo di oggi ci dice qualcosa del mistero verso il quale stiamo andando, la pasqua. Ci dice qualcosa di Dio e di Gesù e ci dice qualcosa di noi.

Di dio ci dice che il suo amore di Dio verso di noi è un amore costoso: Gesù deve essere innalzato, come il serpente. Costoso perché totale. Gesù, infatti, non trattiene nulla per sé, dà tutto. La croce è il segno del totalitarismo dell’amore divino per noi.  L’amore, proprio perché costoso e totale, è anche straordinariamente fecondo. L’amore senza limiti dona una vita senza fine.

Di noi ci dice che dobbiamo guardare all’uomo della croce, come gli ebrei dovevano guardare il serpente nel deserto. Nel capitolo 19, proprio poco prima che Nicodemo, insieme con Giuseppe di Arimatea si prenda cura del corpo di Gesù morto in croce, Giovanni racconta del soldato che trafigge il costato di Gesù. E cita una frase della bibbia: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Volgere lo sguardo come si volge lo sguardo a una persona che si ama, grati per il bene che ci dona, che va oltre i nostri meriti, che oltrepassa tutte le nostre aspettative.

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