La storia di Modest: “Arrivo dal Togo, sono cattolico. Sono felice di poter dare una mano come sagrestano”

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Nuorou Djobo arriva dal Togo, ma ormai vive a Zingonia da dodici anni e tutti lo conoscono come Modest. E’ uno dei sagrestani della parrocchia, ha 44 anni, è sposato e ha due figli: con la sua presenza attiva nella comunità contribuisce a smontare lo stereotipo degli immigrati “tutti musulmani”.
“Sono arrivato in Italia nel 2005 – racconta – e non è stato facile lasciare il mio Paese per iniziare una nuova vita. Prima di lasciare l’Africa avevo moltissima paura: sapevo che sarei partito da solo, che il viaggio sarebbe stato lunghissimo, e non avevo la certezza che finisse bene, anche se lo speravo. Quando finalmente sono arrivato, ho ringraziato Dio che conosce tutto, per avermi sostenuto nella fatica e non avermi abbandonato alla disperazione”. La fede cristiana di Modest è un retaggio familiare, gli appartiene fin dall’infanzia, non si è convertito qui in Italia: “Quando ero piccolo, andavo in chiesa anche nel mio Paese. Ho una sorella suora, si chiama Lucia, adesso vive a Ferrara e fa parte della congregazione delle Piccole suore della Sacra Famiglia. Ho anche uno zio sacerdote, che ora esercita il suo ministero pastorale in una parrocchia in Belgio. Non c’è un giorno in cui io non mi senta grato per la gioia di essere cristiano”. È stata proprio la fede a offrirgli aiuto per integrarsi facilmente in un Paese nuovo: “All’inizio abitavo a Dalmine – racconta -, dove c’era un mio vecchio amico del Togo. Ogni domenica, però, partecipavo alla Messa nella parrocchia di Zingonia, così ho conosciuto il parroco di allora, don Ugo Zamboni, che mi ha accolto a braccia aperte e mi ha ospitato a casa sua finché ho ottenuto il permesso di soggiorno”. Col tempo la situazione di Modest si è stabilizzata: “Ho trovato lavoro come operaio in fonderia, ho fatto venire qua mia moglie dal Togo. Adesso ho due figli, Giovanni di quattro anni e Manuel di due. Posso dire di sentirmi davvero a mio agio qui a Zingonia. Non ho mai avuto difficoltà, non ho sofferto di pregiudizi né di discriminazioni, e sono infinitamente grato a don Ugo, che è stato come un padre per me: siamo amici, ci vediamo anche se lui ha cambiato incarico, ogni tanto mangiamo insieme. Nella comunità ho trovato tanti altri amici, sia italiani sia stranieri: africani come me, oppure indiani, e altri di tante nazionalità diverse, perché qui ci sono persone di molte provenienze. Le differenze che ci sono tra noi non sono così importanti, contano di più l’amicizia che condividiamo, la solidarietà, potersi aiutare a vicenda. In questi dodici anni anch’io ho potuto seguire l’avvio dell’unità pastorale tra Verdellino e Zingonia e mi sembra che ci sia stato un bel percorso di conoscenza, collaborazione e crescita. Ci sono stati tanti cambiamenti, è vero, ma sempre positivi. Sono felice di aver messo radici qui”.

Foto e video servizio di ©Gian Vittorio Frau

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