Il volo interrotto di Giada: quanti silenzi inascoltati nelle aule dell’Università

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Ha suscitato vivaci, addolorate reazioni la storia della studentessa universitaria di Napoli Giada Di Filippo, finita tragicamente qualche giorno fa. Vi presentiamo due riflessioni di due giovani studentesse universitarie come lei.

Ho letto tanti commenti su come Giada abbia deciso di ricongiungersi al cielo, tante chiavi di lettura diverse e mi sono ricordata dell’effetto farfalla.

Il battito d’ali di una farfalla è in grado di generare un uragano dall’altra parte del mondo.

Un secondo silenzioso che però può generare lontano da sé la Potenza di un uragano, che travolge ed investe qualsiasi cosa si trovi davanti.

Penso che sia stato questo a spingere Giada a salire su un tetto e avvicinarsi al cielo, non un sistema o qualche complotto, ma il semplice silenzio.

Il silenzio di quelle aule universitarie, piene di matricole ma a volte  vuote di persone e relazioni, dove l’impegno e il sacrificio vengono troppo spesso riassunte in un voto.

Tra le pietre pesanti della cultura, mi chiedo se ci fosse stato mai spazio per Giada, per i suoi sogni, le sue speranze, ma soprattutto per le difficoltà, le paure e le ansie.

Erano muri troppo spessi, cosí sono sembrate per Giada anche le pareti di casa sua, dove la famiglia avvolta nel suo silenzio sognava il giorno in cui avrebbe potuto chiamare la figlia “dottoressa”, ma dove forse era nascosto quel bisogno irrazionale di mostrare una performance.

Casa sua, forse anche quella che desiderava costruire con il suo ragazzo anche lui incantato dal lieve sibilo del battito di una farfalla, destinato a fermarsi in un giorno di primavera.

Giada ha deciso di volersene via in un giorno di sorrisi, di successi e soddisfazioni, con i parenti a casa e le bomboniere pronte, e rompere l’illusione di una vita da farfalla attraverso un uragano.

Qualcuno davanti a questa notizia ha deciso di fermarsi, di stare in silenzio, come se fino ad oggi non ce ne fosse giá stato abbastanza, ma secondo me è davanti a questo volo d’angelo che bisogna invece riempire il mondo di rumore.

Quanti silenzi non sono stati ascoltati, quante silenti richieste di aiuto, troppe, perché in un mondo che va veloce, dove devi essere la matricola delle matricole, non c’è il tempo per fermarsi e bisogna urlare piú forte degli altri per portare a casa quel pezzo di carta.

Sarei patetica e retorica a dire che nessuno di noi è la media sul libretto elettronico o che non rappresenta niente, ma alla fine nemmeno noi ci crediamo, perché siamo i primi a riempire il CV di master e pubblicare i 30 e lode su Facebook, senza pensare che dall’ altra parte dello schermo possa esserci una farfalla silenziosa a reggere un castello di carta.

Leggo questa storia e penso alle Giada che ho incontrato nella mia vita, purtroppo sono tante e le ho conosciute anche  al Liceo, io stessa sono stata una Giada, perché per quel liceo che avevo sognato di frequentare ero un ronzino dove volevano soltanto cavalli da corsa.

Ho imparato a mie spese cosa volesse dire sentirsi schiacciati da un sistema che troppo spesso sembra soffocare e non tiene conto dell’anima.

Ho chiesto aiuto, me ne sono andata e da quel momento ho capito che avrei studiato per poter ascoltare i silenzi degli altri.

Non ho mai avuto una media perfetta, ma mi sono sempre posta l’obiettivo di amare quello che stavo studiando e passare oltre a certi bisogni incomprensibili di dover timbrare esami sul libretto come se fosse la raccolta punti di qualche supermercato.

A questa mia Universitá, chiedo di accompagnare, sostenere e accogliere le Giade, perché anche per loro l’Universitá sia quella piazza affollata di saperi che si contaminano e generano gli uragani dei giorni di festa.

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