L’eredità di Caravaggio a Palazzo Creberg: il fascino della luce nella pittura del Seicento

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È la luce il filo conduttore della mostra “L’eredità di Caravaggio. Capolavori in luce” aperta dal 4 al 31 maggio nelle sale di palazzo Creberg. “L’obiettivo di questa esposizione – sottolinea il curatore Simone Facchinetti  – è quello di scoprire l’utilizzo della luce artificiale attraverso le opere degli autori ‘caravaggeschi’.”  Angelo Merisi, noto come Caravaggio, nel primo decennio del XVII secolo sconvolse il mondo della raffigurazione pittorica tramite la sua riflessione attorno all’elemento fondamentale della luce. Il suo lavoro influenzò numerosi artisti che proseguirono sulla strada da lui inaugurata come si può ben notare dalle opere esposte a palazzo Creberg.
Il nucleo principale della mostra è costituto dai dipinti di Matthias Stom, ultimo romantico, che si recò a Roma per studiare la tradizione artistica italiana e, imbattendosi nelle opere ‘caravaggesche’, decise di approfondirne lo studio dando vita ad alcuni capolavori in cui spicca l’attenzione nei riguardi della luce. Tra  i lavori di Stom troviamo “Guarigione di Tobi” e “Dedalo attacca le ali ad Icaro”, due quadri approdati a Bergamo alla fine del XVIII secolo. Sempre del medesimo autore, sarà esposto a palazzo Creberg anche il “Cristo porta croce” donato all’Accademia Carrara dal presidente della Fondazione del Credito Bergamasco.
Ad accogliere i visitatori della mostra ci sarà, invece, l’imponente tela di Antonio Campi in cui viene raffigurata l’imperatrice Faustina mentre visita santa Caterina in carcere. L’opera, esposta nel mese di maggio, sarà poi restaurata nel periodo estivo da Delfina Fagnani a palazzo Creberg.
Un altro autore, tanto importante quanto misterioso nell’identità, presente alla mostra è Francesco Buoneri conosciuto come Cecco di Caravaggio. L’artista fu per molto tempo l’assistente di Caravaggio e ciò lo spinse a perseguire l’idea del suo maestro come si evince dall’opera “Decollazione del Battista”. La tela giunge da un’antica collezione privata bergamasca, ma è documentata solo dal 1762.
“L’intenzione della rassegna è di documentare e mostrare al pubblico un significativo gruppo di dipinti, alcuni mai esposti sino ad ora – commenta Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione del Credito Bergamasco -. La mostra è un’occasione per realizzare alcuni restauri funzionali ad essa. Oltre all’opera di Campi, abbiamo provveduto al recupero di “San Giacomo maggiore” di Giuseppe Vermiglio dalla Pinacoteca Repossi di Chiari e il dipinto “San Giovanni Battista” di Matthias Stom”.
La mostra, però, non mette in evidenza solo il ruolo della luce nei dipinti dei pittori caravaggeschi, ma scava nelle profondità dei soggetti, delle tecniche, degli artisti. “Per comprendere al meglio le opere bisogna saperne leggere i riferimenti – spiega Monsignor Tarcisio Tironi, direttore del Macs di Romano di Lombardia –. Nella rassegna abbiamo diversi lavori che richiamano alcuni passi delle sacre scritture e senza la lettura religiosa la nostra comprensione sarebbe incompleta perché le opere raccontano il nostro vivere.”
Alcuni quadri dell’esposizione sono segno e frutto della sempre fertile collaborazione tra la diocesi e la Fondazione Credito Bergamasco, come ha messo in luce alla presentazione l’intervento di don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’ufficio Beni Culturali della Diocesi di Bergamo.
Alla mostra saranno presenti anche autori come Simon Vouet, Giovanni Lanfranco e Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo che tramite i loro lavori hanno evidenziato le diversi declinazioni del «caravaggismo» tra il secondo e il quinto decennio del Seicento.
La rassegna si può visitare dal 4 al 31 maggio presso il palazzo storico del Credito Bergamasco negli orari di apertura della filiale e nei fine settimana al sabato dalle 14.30 alle 19 e alla domenica dalle 9.30 alle 19 con la possibilità di usufruire di visite guidate gratuite.

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