Giovanni XXIII torna a Bergamo. Il vescovo Francesco Beschi: “Vorremmo restituirgli una carezza”

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“Vorremmo restituire una carezza a San Giovanni XXIII al suo ritorno a Bergamo”. Così il vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi ha commentato l’inizio della peregrinato delle spoglie di Papa Roncalli a Bergamo e a Sotto il Monte. Oggi pomeriggio è previsto l’arrivo in centro città, poi ci saranno una sosta in carcere, la salita in Seminario, il corteo verso la Cattedrale.
“Ripercorremmo la sua vita – osserva -, risentiremo le sue parole che si faranno in questi giorni cammino spirituale, incontreremo la sua presenza che diventa per noi responsabilità per continuare a coltivare i semi dei valori umani e cristiani che lui, frutto fecondo delle radici dell’albero secolare che è Bergamo, oggi ci riconsegna”. Il suo augurio, alla vigilia del ritorno delle spoglie del Papa santo, è che “la comunità ecclesiale assieme alla società civile siano riconoscenti, nel doppio senso: quello del dire grazie e quello del comprendere e gustare la ricchezza che c’è non solo nel suo passato, ma anche nel nostro presente, attraverso una fedeltà nella creatività”. “Ritengo significativo – aggiunge – che la peregrinatio si apra con momenti in cui sono protagonisti i giovani e si concluda con il legame a Papa Francesco nella persona del suo segretario di Stato e nel ricordo del Sinodo dei Giovani, nei passi dei quali si muove la Chiesa in uscita del terzo millennio”. “Gli vogliamo ‘restituire’ una carezza – conclude –, per usare l’emozionante immagine indimenticabile, da lui donata al mondo sotto la luna della sera dell’apertura del Concilio Vaticano II”.
Il 27 maggio la peregrinatio di Giovanni XXIII raggiungerà Sotto il Monte, paese natale del Papa Santo. Si tratta di un paese diventato santuario in modo spontaneo solo grazie spinta della devozione popolare. Nessun miracolo, nessuna apparizione, nessun progetto ambizioso stabilito a priori. Tutto è partito nel 1958, anno di elezione di Papa Roncalli. L’urna contenente le spoglie del Santo verrà collocata nella Cappella Nostra Signora della Pace, adiacente alla Chiesa parrocchiale. Qui resterà esposta fino al 10 giugno per la preghiera e la venerazione dei pellegrini che si attendono numerosi.
Una realtà che si è sviluppata parallelamente alla vita di Giovanni XXIII, ovviamente soprattutto dopo la sua elezione, avvenuta il 28 ottobre 1958, e che ha ottenuto il riconoscimento formale di santuario nel 2014. Sotto il Monte viene speso chiamato ‘paese santuario’ oppure ‘santuario a cielo aperto’ per la presenza ‘diffusa’ di luoghi simbolo come la casa natale, la chiesa in cui è stato battezzato, la residenza estiva di Ca’ Maitino, i santuari frequentati durante le vacanze.

Il carisma
A Sotto il Monte non ci sono state apparizioni e non ci sono reliquie da venerare. La dimensione della devozione assume dunque un connotato particolare. Si arriva semplicemente per chiedere e per ringraziare attraversando un percorso di spiritualità che durante l’anno richiama un flusso costate di pellegrini. Mons. Carlo Mazza, vescovo emerito di Fidenza, già direttore dell’Ufficio sport, turismo e tempo libero della CEI nonché docente di storia del turismo religioso e dei beni culturali all’Università Milano-Bicocca, nel docuweb #GiovanniXXIII di Vatican news che vi proponiamo di seguito si interroga sulle caratteristiche di questo luogo. Santuario diffuso parla di un luogo unico nel panorama proprio per l’attrazione che riesce a produrre. Una sorta di magnete, basato su un aspetto prioritario: il carisma di Roncalli.

La foto è © della Fondazione Giovanni XXIII

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